Donna Tartt – Il cardellino

arton63328

Donna Tartt – Il cardellino

Finito! Grandissima curiosità e molte aspettative per questo libro dopo i vostri tanti commenti.

Di sicuro uno di quei libri che una volta iniziati vorresti poter leggere d’un fiato, senza interruzioni. Affascinante, scritto magnificamente: o forse bisognerebbe dire tradotto magnificamente? Chissà in originale.

Le cose positive sono state dette quasi tutte (il mondo dell’arte e dell’antiquariato: ti fa venir voglia di girare per mercatini e rigattieri sperando di trovare qualche tesoro nascosto sotto mucchi di tarme, di guardare con occhio un po’ più attento quelle vecchie sedie della nonna e di cominciare a frequentare in maniera assidua le aste di Christie’s), i personaggi che sono loro stessi dei quadri con colori talmente vividi che li puoi vedere: io mi sono innamorata di Hobie che per me ha le maniere eleganti e il viso di David Niven. Il legame di Theo con la madre e tutto quello che questo comporterà nel corso degli anni, la sua crescita e il suo percorso (notevole il momento in cui, in una stanza d’albergo, inizia a scrivere una serie di lettere: una descrizione che mette i brividi), il suo legame con Boris, Andy e tanti altri.  E naturalmente New York, una parete ideale con forti tinte cangianti  sulla quale appendere i tanti quadri di questa vicenda.

Insomma, mille cose fanno si che questo libro meriti assolutamente di essere letto.

E allora vado controcorrente e segnalo le due cose che in particolare non mi hanno convinta. Prima di tutto la parte “gialla” dedicata al Cardellino. Senza entrare troppo nei dettagli, soprattutto quando la vicenda si sposta ad Amsterdam ho avuto spesso un’impressione strana: come se qualcuno avesse messo in stand by la storia e avesse momentaneamente sintonizzato il televisore su un vecchio episodio di Starsky e Hutch. Come se certi momenti del libro fossero completamente lasciati a sé e mal si legassero con il resto della vicenda. Un passaggio fin troppo brusco da uno stile molto riflessivo ad un racconto d’azione abbastanza stereotipato.

Allo stesso modo mi hanno lasciata perplessa alcuni stacchi nella vita di Theo, un po’ troppo bruschi. Ad esempio il ritorno da Las Vegas a New York: un trucco molto semplice per riportare il protagonista là da dove era partito.  Anche qui, senza entrare nei dettagli,  mi sembra che l’autrice abbia ideato un artificio fin troppo comodo per chiudere un periodo della vita del protagonista e aprirne immediatamente un altro, senza farsi troppi problemi.

Anna LittleMax Massimino

Leila Guerriero – Una storia semplice

9788807030994

Ecco un libro che mi rimarrà nel cuore. Tra le letture di questi primi sei mesi dell’anno, questo si è rivelato un prezioso gioiellino. Non  perché sveli chissà quale originale stile letterario. E’ scritto in modo brillante e gradevole, ma niente di rivoluzionario. Il suo grande merito è stato quello di avermi fatto scoprire il malambo. Voi lo conoscete il malambo? Io non l’avevo mai sentito nominare. E’ una danza folkloristica dei gaucho  argentini. Una cosa che vista da qui potrebbe perfino sembrare buffa. Attenzione! Grosso errore! Non  c’è niente da ridere. A Laborde, in Argentina, ogni anno si tiene il Festival Nazionale di Malambo. Questo libro racconta  della fatica, degli sforzi, degli allenamenti massacranti (e aiutami a dire INTOLLERABILMENTE massacranti, per citare mia sorella) che portano ogni anni 5 selezionatissimi giovani a spaccarsi i piedi sulle tavole del palco di Laborde.  Perché vincere a Laborde significa nella quasi totalità dei casi uscire da una situazione di povertà, di riscattarsi, di iniziare a vivere dignitosamente. Vincere a Malambo, dove ogni minimo dettaglio deve rispettare la tradizione, dai bottoni del vestito alla composizione della giuria formata anche da comuni cittadini,  significa il rispetto, la gloria. Niente a che fare con la ricchezza e la fama plateale dei talent show. Significa che se vinci a Laborde sai che ballerai il tuo ultimo malambo, perché un codice d’onore non scritto ti impegna a non gareggiare in altri Festival perché nessuna gloria sarà mai così alta come quella di Laborde.

I video che trovate su youtube del Festival di Laborde sono tutti amatoriali (se li guardate, resistete dopo il 3° minuto. E dal 3 al 5 minuto che il ritmo accelera e il malambo diventa una cosa pazzesca!!

Anche il video di Rodolfo Alcantara, che è il tizio sulla copertina del libro oltre che campione 2012. Amatoriali….. Per dire come il Festival sia una piccola cosa nell’universo mondo. Mi sono immaginata curiosi e turisti attratti dalla storia. Un bene per l’economia del paese. Però, non so perché, l’idea di questa piccola cosa preziosa svelata al mondo….mi ha dato un po’ di malinconia.

Anna LittleMax Massimino