Irene Nemirovsky – Jezabel

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La settimana scorsa Sonia Patania accennava alla modernità dei romanzi della Nemirovsky. Tra quelli che ho letto finora penso che questo sia senz’altro il più moderno, quello che affronta un argomento più che attuale, platealmente presente nella nostra quotidianità.
La protagonista di Jezabel è Gladys, una donna molto ricca, affascinante, bellissima. La sua bellezza, o meglio il timore di perderla, è il fulcro del romanzo. Gladys vive per piacere, per essere amata e ammirata. Il suo maggior godimento deriva dall’ammirazione altrui, il suo terrore più grande è la vecchiaia alla quale non sa rassegnarsi. Il desiderio di essere al centro dell’attenzione, di essere guardata e di veder cadere ai propri piedi qualsiasi uomo, che le interessi o meno, la porta a sottoporsi a lunghe sedute di massaggi, di cure del corpo, di trucco. Ma più di tutto la porta a sotterfugi, a mentire sulla sua età, su quella della figlia, a nascondere nel modo più crudele la gravidanza della figlia, a seppellirne il ricordo sotto pesantissimi strati di egoismo e vacuità. Ogni giorno la vede vacillare tra l’apice della gioia nell’osservare il suo splendido viso riflesso nello specchio e l’abisso della disperazione all’apparire di ogni minimo segnale del tempo che passa. Le parole di sofferenza e di condanna pronunciate dalla figlia vengono presto dimenticate, mentre il sentirsi appellare con il termine “nonna” la ferisce duramente, lasciandola prostrata per giorni.
E così, mentre non si fatica ad immaginare una moderna Gladys alle prese con lifting, botox e giovanotti che si usa tristemente definire toy boys, ci si trova ancora una volta catturati dalla perfezione della scrittura della cara Nemirovsky. Perché se a tratti vien voglia di prendere a schiaffi il bellissimo viso di Gladys e gridarle in faccia “Smettila maledetta strega, non lo vedi che tua figlia muore?”, dall’altra si è in qualche modo avvolti dalla sua sofferenza che è disperatamente autentica. Il timore di non essere più come si era, l’angoscia di non avere abbastanza tempo….di non avere più tempo…..
Consegno un metaforico mazzo di rose alla Nemirovsky e la fascetta di Mia scrittrice preferita. Se ancora vi erano dubbi, con questa ennesima lettura ha sbaragliato la concorrenza.
“Oh mio Dio, concedimi ancora questo!…Una volta, una sola volta piacere, piacere come un tempo, pazzamente, completamente, e poi basta, fine, sarò una vecchia, con l’animo in pace..”.

Anna LittleMax Massimino

Fred Vargas – L’uomo dei cerchi azzurri/Un luogo incerto

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In questi giorni sono in modalità Fred Vargas! Ho sempre letto i suoi libri in un ordine che definirei “a casaccio spinto”, senza seguire la cronologia. Per cui mi ritrovo ora ad affrontare L’uomo dei cerchi azzurri, libro nel quale compare per la prima volta il commissario Adamsberg e la sua variopinta squadra dell’Anticrimine di Parigi, tutta gente che conoscevo per averla incontrata in altri volumi della serie. Confermo la sensazione già avuta con il ciclo degli Evangelisti: personaggi molto ben delineati, affascinanti nella loro forza e soprattutto nei loro infiniti punti deboli. Ho un debole per il dotto e alcolizzato Danglard più che per lo sfuggente Adamsberg che “spala le nuvole”. La regina Mathilde, che compare in questo volume, è irresistibile. Il giallo in sé non è particolarmente avvincente, verso la metà del libro si capisce più o meno dove si andrà a parare. Però il libro è godibilissimo, i personaggi ti catturano e ti portano con leggerezza fino all’ultima pagina .
Invece ho trovato piuttosto deludente Un luogo incerto. Rimane vero quanto detto sui personaggi, però ho trovato la trama di questo libro ingarbugliata, forzata, in linea di massima pesantuccia e troppo aggrovigliata. Dei vari Vargas letti finora, è quello che mi ha convinta di meno.

Anna LittleMax Massimino