Patrick Modiano – Dora Bruder

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Dopo aver trascorso mezza giornata a deridere questo pover’uomo senza nemmeno sapere chi fosse (e la sostanza della presa in giro stava proprio in questo), ho pensato che il minimo che potessi fare per chiedergli scusa era leggere un suo libro. Non ho nemmeno dovuto faticare per decidere quale leggere perché al momento del mio ordine c’era un solo titolo disponibile tradotto in italiano, mentre a breve arriverà in libreria un discreto numero di altri libri (ma dai?! Ma davvero??).
Per cui eccoci qui, caro il mio premio Nobel.
La storia è molto semplice. Negli anni 90 Modiano legge per caso un vecchio annuncio apparso su un giornale di Parigi nel 1941. I coniugi Bruder cercano notizie della propria figlia quindicenne, Dora. Scomparsa.
Con quelle poche righe, con molta curiosità e infinita pazienza e a distanza di 50 anni, Modiano tenta di ritrovare le tracce di quella ragazzina di origine ebrea della quale sa solo il nome, il colore dei vestiti e un indirizzo di mezzo secolo prima. Parte della storia è documentata perché Modiano ritrova documenti che permettono di individuare Dora in alcuni momenti precisi di quell’anno. Ma molto è fatto di supposizioni, di immaginarie ricostruzioni, di penso, forse, chissà… tranne la fine della storia, che si chiude senza ombra di dubbi e di speranze ad Auschwitz.
È una piccola storia vera, una storia uguale a centinaia, migliaia di altre, che hanno riguardano tanti sconosciuti dei quali non si sa nulla se non che sono stati accumunati dalla stessa fine, in quei maledetti forni.
La lettura delle cento pagine di questo libretto non mi ha certo dato la risposta alla domanda “Si merita il Nobel o no?”. Non lo so, non ne ho idea. Però questo breve libretto, malgrado i lunghi elenchi di nomi impronunciabili e di date, mi ha emozionata in più momenti e mi ha fatto sentire brividi di pietà, di tristezza e di rabbia lungo la schiena.

Anna LittleMax Massimino

Danny Wallace – La ragazza di Charlotte Street

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Si può parlare di un libro e dire che è carino? Mah, forse no… Però non mi viene un termine più efficace per descrivere questo, per cui vada per carino. Se avessero coperto il nome dell’autore e mi avessero detto che era un libro di Nick Hornby ci avrei creduto senza problemi. Il vecchio Nick fa capolino spesso e volentieri in queste pagine. C’è il protagonista sognatore-riflessivo-ma-in difficoltà-di fronte- a –legame-serio e duraturo, c’è l’amico nerd-leale-con negozietto di videogiochi, ci sono amici che ondeggiano tra lo stordito e il brillante ma che sono tanto tanto amici e non gli vuoi dare una mano quando sono in difficoltà? Ci sono i pub e mille buone occasioni per farsi una pinta. Le pinte non si contano.

Ovvio, c’è pure l’amore. Vedi alla voce “ricerca del”. Lei sta salendo su un taxi, le cadono le borse, lui aiuta lei a recuperare il tutto salvo poi accorgersi che gli è rimasta in mano una piccola macchina fotografica usa e getta. E ora? Che si fa? Sviluppiamo il rullino? Cosa potrà mai venirne fuori? Da qui parte la storia, una storia…carina.

Un libro abbastanza prevedibile, che però si legge bene e in fretta (anche perché è scritto a caratteri grossi), non devi stare lì a pensare troppo, ti godi la storia e ti rilassi, alcune situazioni sono anche abbastanza comiche.  Come guardare un film che è a metà tra Alta fedeltà e una qualsiasi commedia con Hugh Grant.  Consigliato a chi ama Londra. Un libro che definirei…..carino.

Anna LttleMax Massimino