Ci rivediamo lassù – Pierre Lemaitre #PierreLemaitre

ci rivediamo

Il libro che non t’aspetti da un rinomato autore francese di thriller: “Ci rivediamo lassù” di Pierre Lemaitre, vincitore del Goncourt in Francia, un libro interessante, corposo (ben 452 pagine), uscito proprio un anno prima del 100° anniversario della Prima Guerra Mondiale (probabilmente non a caso). E’ l’amaro ritratto della generazione vittima della Grande Guerra che, tornata a casa malconcia, si inventa con i due simpatici e strambi protagonisti la truffa-beffa dei finti monumenti ai caduti per sbarcare il lunario. Non manca la feroce critica alla ipocrisia borghese e allo stolido cinismo dei militari. Ma nel complesso, pur facendosi leggere gradevolmente, rimane a metà strada fra dramma satirico e pamphlet d’accusa, facendo un po’ rimpiangere l’incisivo autore di “Alex” e “Irene”.

Renato G.

DESCRIZIONE

Sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra, nel 1918 Albert e Édouard si ritrovano emarginati dalla società. Albert, un umile e insicuro impiegato che ha perso tutto, proprio alla fine del conflitto viene salvato sul campo di battaglia da Édouard, un ragazzo ricco, sfacciato ed eccentrico, dalle notevoli doti artistiche. Pierre Lemaitre orchestra la grande tragedia di una generazione perduta con un talento e una maestria impressionanti, inserendosi a pieno titolo nella tradizione di quei romanzieri capaci, da Dumas a Victor Hugo, di fondere la passione che si sprigiona dalle grandi storie con l’eccellenza letteraria.

Protagonisti della narrazione sono un ufficiale, di nobile e decaduto casato, e due soldati francesi, la cui storia inizia a pochi giorni dall’armistizio nel novembre del 1918 e continua, in maniera molto diversa, il ritorno alla vita borghese in una Parigi che non riconosce quasi nulla ai reduci di guerra. Ognuno di loro, quindi, agisce a modo proprio per affrontare l’incerto futuro. L’ufficiale, D’Aulnay-Pradelle, che già ha avuto comportamenti esecrabili sui campi di battaglia, indirizza la sua vita all’arricchimento personale con tattiche illegali e senza crearsi scrupoli. Gli altri due soldati, Albert e Edouard, quest’ultimo gravemente mutilato, organizzano una colossale truffa ai danni di quel governo che li ha trascurati; i destini dei tre si intrecciano più volte e il destino gioca implacabili e alterne situazioni con finali non esenti da colpi di scena.

Il respiro della cenere – Jean Christophe Grangé

kaiken

Se non avete mai letto niente di Jean Christophe Grangé non cominciate da questo libro. Di suo negli anni Novanta/primi Duemila ho letto tutto appassionatamente, La sottile linea nera è nella mia top list dei cinque migliori thriller di sempre, è uno scrittore che nel suo genere reputo un Maestro. Apprezzo e stimo infinitamente di lui anche il fatto che si sia sempre rifiutato di creare delle serie, non ci sono personaggi ricorrenti nè -conseguentemente- macchiette sempre uguali a sè stesse libro dopo libro (siamo anni luce distanti da scrittori italiani di genere giallo Sellerio, per intenderci), e ogni romanzo ha quindi una trama nuova, nuova ambientazione, nuovi protagonisti con nuovi traumi.  Non scrive sempre capolavori, a volte le situazioni sono troppo forzate o inverosimili, ma sono solo momenti in libri di grande impatto avventuroso. Non stiamo neanche parlando di letteratura alta, naturale, ma il suo sporco lavoro nel genere thriller quest’uomo lo fa magistralmente, e questo è quanto.

Complice anche il fatto che non scrivendo romanzi seriali si prende il suo tempo per costruirne uno nuovo e i suoi libri escono a cadenza più o meno biennale, mi mancano un paio di suoi lavori recenti, e ho pensato di cominciare a recuperare con questo Il respiro della cenere, uscito nel 2013, ma ahimè, è purtroppo uno di quelli suoi che mi sono piaciuti meno. Ha come sempre un certo modo di tirarti dentro alla storia, penso sia geneticamente impossibile per Grangé scrivere un romanzo che lasci indifferente il lettore, e come entra nelle ossessioni dei protagonisti è superbo. Però è un libro sconclusionato, con due falsi finali abbastanza telefonati e tutto sommato assurdi, diviso in tre parti che in teoria dovrebbero legarsi tra loro ma che in pratica ti lasciano lì a domandarti cosa stia succedendo e soprattutto MACCOSA. E’ uno di quei romanzi che ti fanno dire Voglio proprio vedere come va a finire, poi finisce e dici MEH.

Porcaccia miseria Grangè!!! ti perdono ma non lo fare mai più. Tre stelle ma puoi fare di meglio e lo sappiamo entrambi. Impegnati o parte la nota sul registro e convoco i genitori.

Menzione speciale ai titolisti traduttori italiani, che da Kaiken (pugnale rituale giapponese) arrivano, come non si sa, a Il respiro della cenere.

Lorenza Inquisition