Di pietra e d’osso – Bérengère Cournut #NeriPozza #Bérengère Cournut

Siamo nelle terre dell’Artico tra gli inuit, cacciatori nomadi, le cui uniche risorse sono gli animali da cacciare, le pietre che Il sole è scomparso dietro la linea dell’orizzonte da tre lune quando una giovane inuit, Uqsuralik, infila calzoni, stivali, giacca e scivola fuori dalla casa di neve dove dorme la sua famiglia. L’aria è gelida, la notte è chiara come un’aurora e tutto intorno corre un vasto gregge di stelle. Mentre cammina sul ghiaccio Uqsuralik avverte un boato in lontananza. Potrebbe gridare, ma non servirebbe a niente: la banchisa si sta spaccando a pochi passi da lei, il suo iglú è al di là della fenditura, e cosí anche la slitta e i cani. L’enorme scricchiolio ha svegliato suo padre, che fa appena in tempo a gettarle un involto pesante, una pelle d’orso strettamente arrotolata, prima che la fenditura si trasformi in canale e la sua famiglia scompaia nella foschia. Lasciata a sé stessa nell’oscurità e nel freddo polare, Uqsuralik sa che la sua unica possibilità di sopravvivere è raggiungere un lembo di terra, una delle montagne in lontananza. Sperando che la luna resti in cielo abbastanza a lungo per illuminarle la via, la giovane donna si mette in cammino senza voltarsi indietro. Ha inizio cosí un viaggio che la porterà a confrontarsi non solo con le condizioni estreme dell’ambiente che la circonda, ma anche con sé stessa. Discendente di un popolo di cacciatori nomadi le cui uniche risorse per sopravvivere sono gli animali, le pietre lasciate libere dalla terra congelata, le piante e le bacche che crescono al sole di mezzanotte, Uqsuralik perfezionerà le sue tecniche di caccia, si muoverà con le stagioni e vivrà con le tribú nomadi che abitano l’estremo nord, ma anche con gli spiriti e gli antichi elementi della sua terra.

L’estate tra la prima e la seconda media lessi volontariamente il libro Il paese delle ombre lunghe e quel primo incontro con la cultura inuit fu un’illuminazione che mi ha sempre accompagnata e a cui oggi si unisce questa sorta di diario non scritto di Uqsuraliq, ragazza inuit che si ritrova sola con la sua cagna a vagare per la banchisa, dopo che una frattura del ghiaccio l’ha allontanata dalla sua famiglia. Seguiamo Uqsuraliq nella sua vita sin dopo la morte, attraverso vicende felici, come i ricongiungimenti con parenti o le nascite dei figli, e vicende tristi, come la fame, le aggressioni, e tanti saluti a Rousseau e al suo mito del buon selvaggio, e le morti. Conosciamo le tradizioni, i tabù, i riti sciamanici. Una scrittura asciutta che descrive semplicemente tutti gli aspetti di questa vita essenziale ma non per questo umanamente meno ricca.

Completa il libro un fantastico album fotografico con immagini dei primi anni del ‘900.

Un libro che apre la mente e ci aiuta a guardare oltre il nostro ombelico.

Rosangela Usai

di Bérengère Cournut (Autore) Margherita Botto (Traduttore) Neri Pozza, 2021

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