Ricordati di Bach – Alice Cappagli #Einaudi #AliceCappagli

Ho scoperto questa autrice grazie alla recensione di Pia Drovandi del libro di questa autrice Niente caffè per Spinoza. Inoltre stavo cercando un libro di argomento musicale per la disfida, nella speranza di non capitare nell’ennesimo romanzo sulla mistica della Musica come Redenzione. Mi sono quindi approcciato alla lettura togliendomi le scarpe, senza far rumore, pronto alla fuga alle prime note stonate.

La protagonista del libro è la stessa Alice Cappagli, come spiega a fine libro, la quale è stata per decenni primo violoncello alla Scala di Milano. Il libro racconta dieci anni di studio dello strumento sotto la guida di un maestro geniale ed improbabile che l’ha condotta a sviluppare un talento musicale straordinario. La protagonista, subita una lesione ad un nervo della mano, decide di studiare musica nonostante le possibilità di recupero della mobilità dell’arto fossero minime. Iniziano quindi anni di impegno e di esercizio talvolta parossistico per sopperire al deficit fisico.Per fortuna non siamo in un film americano dove lacrime, sudore e sangue portano appunto alla redenzione ed alla vittoria. Siamo a Livorno dove la luce (forse la vedo io, sono un lettore un po’ immaginifico) invade e condisce drammi piccoli e grandi, riportando la vicenda umana alle sue reali dimensioni.

Ricordati di Bach è un libro sulla musica senza infingimenti, dove le onde sonore sono fisica, il violoncello è un esoscheletro che le trasmette, uno strumento appunto in sintonia con la musicista. In alcune pagine ho percepito il propagarsi del suono e la fisicità della musica, complice qualche ricordo, e l’ho vista ‘acquisire senso e significato dal punto di vista umano’. Lo so, si tratta del vecchio trucco indiano dell’agnizione, niente di che, però io ci casco sempre perché sono un lettore ingenuo.

Ho trovato inoltre notevoli in alcuni passaggi la precisione quasi chirurgica delle descrizioni sul metodo musicale e le interpretazioni ‘visive’ di alcuni compositori. Roba da farti venire la voglia di entrare in auditorium ad ascoltare musica sinfonica anche col caldo di luglio (non mi parlate di arene ed anfiteatri che lì ci andiamo per la scenografia).

Insomma questo libro è stato molto di più di una bella sorpresa e lo consiglio anche se fa molto caldo, la birra ormai è calda e l’amaca non dondola (cit.). Stavo dimenticando perché bisogna ricordarsi di Bach: dimentica Vivaldi e Boccherini, dimentica tutto, tutto è inghiottito e annullato, non c’è nemmeno più un codice per comunicare, quello che resta per esternare il pensiero è Bach, la lisca del tempo.

Luigi Troina

Editore: Einaudi Collana: I coralli

Esistono passioni cosí potenti da cambiarti la vita. Da rovesciarti la testa, i pensieri, lo sguardo. Per Cecilia la musica è esattamente questo: un modo di vivere, il solo che conosce. «Fai finta di dover parlare di tutto quello che è finito in un abisso, – le dice il suo maestro. – Della gioia e del pianto, della vita e della morte. Fai finta di dovermi raccontare qualcosa che non ha mai avuto parole per essere descritto. Rimane Bach. Tolto tutto rimane solo lui: la lisca del tempo». Ma il tempo che cos’è? Cecilia ha otto anni quando un incidente d’auto le lede per sempre il nervo della mano sinistra e si mette in testa d’imparare a suonare il violoncello. E ne ha diciannove quando tenta i primi concorsi. In mezzo, dieci anni di duro lavoro con Smotlak, un maestro diverso da tutti gli altri, carismatico, burbero, spregiudicato. Per arrivare a scoprire qual è il senso di ogni sfida e della sua stessa vita. Cecilia è ancora una bambina, quando a dispetto di tutto e di tutti – in particolare dei suoi genitori –, entra all’Istituto Mascagni di Livorno, un conservatorio, e di quelli seri. Scoprirà a poco a poco cosa significa segarsi i polpastrelli con le corde, imparare solfeggio e armonia, progredire o regredire, scoraggiarsi o meravigliarsi. Educare la sua mano, sfidarla. E trovare una forza inaspettata, un’energia che sembra sprigionare direttamente dalla fatica. Il suo insegnante, Smotlak, spirito spericolato e grande scommettitore, capace di perdere a un tavolo da gioco un Goffriller del 1703, punta su di lei come si può puntare su un cavallo, e mira a farla diventare come gli altri, «quelli senza cuciture». Intorno a loro, una schiera di personaggi che impareremo a conoscere pagina dopo pagina: Odila, compagna di corso e unica amica, la terribile prof. Maltinti, il «sovietico» Maestro Cini… Ma «le vere lezioni non sono quasi mai a lezione», e Cecilia non tarderà a capirlo, scoprendo che una scommessa ben piazzata può portarti lontano e che un vero maestro insegna veramente tutto: perfino a vivere.

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