Maria di Ísili – Cristian Mannu

“Volevo che i nomi parlassero, ricordassero, volevo che le mie figlie avessero un albero con le radici, anche se storte, ma volevo che lo avessero, loro, questo benedetto albero, queste benedette radici, e che lo sapessero disegnare, senza doverlo inventare come avevo fatto io, e che potessero mostrarlo alle loro di figlie e alle figlie delle loro figlie.”

Zia Borìca, che di neonati ne ha visti nascere tanti, capisce subito che quegli occhi così azzurri possono solo essere opera di un angelo o di un demonio. Sin da bambina Maria si distingue dal resto della famiglia, è ardente e sognatrice, e ha una dote speciale: sotto le sue mani il telaio è come un pianoforte, con cui dà vita ad arazzi meravigliosi, intrecciando lana e rame. Un dono grazie al quale sembra destinata a un futuro felice, nel piccolo villaggio di Isili, dove il vento profuma di avena e rosmarino. Ma un giorno in paese arriva Antonio Lorrài, il ramaio, il gitano, bello come un principe delle favole sul suo cavallo nero…

Romanzo corale, le persone che l’hanno amata, ammirata, sognata, invidiata, maledetta, umiliata, odiata, abbandonata, dimenticata. Al centro lei, la donna che tesseva danzando ma finì a lavare le scale nelle case dei ricchi cagliaritani, che guardava le cose sognando ma si ritrovò nuda nell’anima come una quercia privata della corteccia

Ultimamente ho letto diversi libri di miei conterranei, ma tra tutti questo è il mio preferito. Ho ritrovato in questo romanzo uno stile che ricorda tanto i racconti della mia gente “is contus” su famiglie o persone che per la particolare vicenda familiare o personale hanno lasciato il segno del loro passaggio in un paese o in un quartiere o nel cuore della gente. Qui il racconto è affidato ai personaggi, un capitolo per ciascuno, ognuno parla di sé, dei suoi sentimenti e del coinvolgimento nella storia costruendo infine il romanzo. Bella questa opera prima di Mannu (vincitore premio Calvino 2015).

Gabriella Simbula

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