La vita felice – Elena Varvello #ElenaVarvello

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«Non ne sapevo niente, allora, dei modi in cui l’amore può manifestarsi, né della forza con cui può spingerci in un angolo e toglierci il respiro».

La vita felice è un paradosso in fondo, lo capirà il giovane Elia Furenti, un sedicenne che impiegherà tempo e dolore per arrivare a questa consapevolezza, dopo la perdita dell’innocenza e qualche piccola speranza che persevera. Il libro della torinese Elena Varvello racconta di un’adolescenza difficile, alle prese con un padre che pare impazzire dopo aver perso il lavoro sequestrando una ragazza, e un’amicizia con un coetaneo la cui madre, seducendolo, lo inizierà alla vita sessuale e, forse, sentimentale. Il male oscuro della provincia che si manifesta perchè la crisi dilaga ben oltre il versante economico, la chiusura dello storico cotonificio ha spopolato i dintorni, lasciando i superstiti come fantasmi senza identità. Scritto con prosa asciutta e persino fredda, in realtà il breve romanzo non ci coinvolge nelle sorti dei personaggi e probabilmente questa è l’intenzione della scrittrice. La lettura ci suggerisce che anche dai traumi che la vita famigliare ci riserva si può uscire con una prospettiva “ragionevolmente” felice, senza esagerare …o come diciamo noi torinesi “esagerouma nen!”
Dopo la bella e originale raccolta di racconti del 2007 “L’economia delle cose” mi aspettavo qualcosa di più dalla Varvello, ma in ogni caso la sua capacità di elaborare in prima persona il racconto di un sedicenne maschio con le sue pulsioni e i suoi complessi turbamenti è davvero notevole per una autrice donna.

Renato G.

DESCRIZIONE

La vita felice è un meccanismo a orologeria: il ticchettio inarrestabile che avvertiamo, pagina dopo pagina, è quello di una famiglia che sta per essere travolta. Accade tutto in una notte, e quella che era una minaccia diventa una ferita che non si può piú cancellare.

Elia ha sedici anni ed è un ragazzo solitario. Suo padre è stato licenziato e ha cominciato a comportarsi in modo strano, sparendo per ore a bordo di un furgone, chiudendosi in garage, scrivendo lettere che denunciano un complotto di cui si sente vittima. Elia prova a decifrare ciò che accade, mentre sua madre sembra non voler vedere. Fino alla notte d’agosto dopo la quale nulla sarà piú come prima: la piccola comunità di Ponte – già segnata dall’omicidio insoluto di un bambino – si sveglia sconvolta per il rapimento di una ragazza, salita la sera precedente su un furgone e poi svanita in mezzo ai boschi. Ma quell’estate per Elia è anche segnata dall’attrazione per Anna Trabuio, dall’amicizia per suo figlio Stefano, dalla scoperta lacerante dei propri desideri e dell’istinto di sopravvivenza. A raccontare tutto questo è Elia trent’anni dopo: un uomo che tenta di ricucire lo strappo del passato e illuminare il buio nella mente di suo padre, immaginando cosa sia accaduto davvero quella notte, e cosa significhi perdere se stessi. Ma soprattutto tenta di rispondere a una domanda: com’è possibile, dopo una ferita cosí profonda, sperare di essere felici? Tra La settimana bianca e Io non ho paura, Elena Varvello ha scritto una storia di formazione diversa da tutte le altre, che cattura il lettore con una lingua cesellata, dura e trasparente.

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