Perfidia – James Ellroy #JamesEllroy

perfidia

Ellroy torna a narrare il cuore nero degli Stati Uniti con il primo capitolo di una nuova tetralogia (aaarghhhh) che cronologicamente va a precedere la tetralogia di Los Angeles (Dalia Nera, Il Grande Nulla, LA Confidential e White Jazz) e la trilogia Underworld Usa (American Tabloid, Sei pezzi da mille e Il Sangue è randagio).
La miriade di personaggi che Ellroy dipinge li conosciamo dunque già tutti , anche se in questo libro il canovaccio ruota fondamentalmente attorno a quattro individui: Dudley Smith, Bill Parker, Kay Lake e Hideo Ashida.
Il noir si trasforma e si evolve in affresco storico: la scintilla è l’apparente suicidio di un’intera famiglia giapponese di Los Angeles, i Watanabe, il giorno prima di Pear Harbour. Da qui si dipana un’intricata vicenda fatta (come al solito) di corruzione, cospirazioni, cooptazioni, droghe, omicidi, pestaggi e violenza che parte dai bassifondi fino ad arrivare alla Casa Bianca. L’umanità che viene raccontata è vista con il solito sguardo profondamente pessimistico che descrive i rapporti tra i personaggi segnati da violenza (molta violenza) e prevaricazione. Come è consuetudine di Ellroy, le figure storiche si intrecciano con quelle di fantasia allo stesso modo in cui lo scorrere degli eventi conosciuto viene lentamente considerato sotto un punto di vista differente grazie alla contaminazione con ciò che è solo immaginato.
Ci ho messo moltissimo a leggerlo; vuoi per la lunghezza (900 pagine), vuoi perchè io stesso distratto da eventi fumettistici abbastanza importanti (il nuovo universo Marvel, Repubblica che mi pubblica l’opera omnia di Pazienza…) vuoi anche (diciamolo) perchè stavolta Ellroy ha peccato un po’ di tracotanza; un libro che secondo me soffre un po’ di eccessiva lunghezza per la presenza di interi capitoli che oserei definire pleonastici (ma lo dico col capo cosparso di cenere). 3-400 pagine in meno avrebbero reso ancora migliore un libro comunque da leggere.

Alessandro Dalla Cort

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