Mia città di rovine, L’America di Bruce Springsteen – Antonella D’Amore #BruceSpringsteen

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Fomentata nell’animo in seguito ai recenti concerti del “The river” tour, mi sono tuffata nel libro della D’Amore (che ho avuto negli scaffali per anni) convinta di trovarci un’analisi dei testi del cantautore americano, album per album, canzone per canzone. Ma, come giustamente osservato da Alessandro Portelli nell’introduzione “[…] mi pare giusto che si scrivano su Bruce Springsteen libri diversi dalle solite biografie delle star o dalle compilazioni ad uso dei fan. Fin dall’inizio infatti è stato chiaro che Bruce Springsteen andava preso sul serio non solo perché era «il futuro del rock and roll» ma anche perché era una voce seria, sensibile, riflessiva e critica, sul presente dell’America e sul suo passato.”
Il libro nasce e trae spunto dalla tesi di laurea dell’autrice e ne mantiene la tipica impostazione di analisi letteraria, il che non lo rende una lettura facile e rilassata. E’ pieno di continui rimandi e citazioni nonché ripetizioni, a volte necessarie altre volte meno, per spiegare un concetto o una tesi.
Sebbene proceda in ordine cronologico partendo dai primi tre album nel capitolo I (5 capitoli in tutto fino a “The ghost of Tom Joad” con l’aggiunta del prologo interamente dedicato a “The rising”), analizza l’intera opera springsteeniana per tematiche, di conseguenza sono frequenti balzi temporali che inevitabilmente anticipano versi di canzoni che seguiranno o riprendono quelle già trattate.
Maggiore rilevanza viene data a temi come il viaggio e la strada, sviscerati fino ai loro mezzi di locomozione come il treno e l’automobile nonché agli elementi naturali come il fiume e la vegetazione spesso abbinati a condizioni meteorologiche o al semplice alternarsi del giorno e della notte, nella sua particolare accezione dell’oscurità. Ma non mancano ovviamente le tematiche sociali del lavoro, la disoccupazione, l’emarginazione e l’integrazione razziale affiancate alle immagini religiose o non della terra promessa e dell’esodo. C’è tanto, a volte fin troppo e sembra che la letterata non riesca a trarre le conclusioni del ricco piatto che le sta di fronte o per assurdo, altre volte mancano dei riferimenti basilari.
L’intera trattazione è corredata da una forte componente biografica, funzionale all’autrice per spiegare il processo compositivo e le influenze a cui ha attinto il rocker nel corso degli anni. Particolarmente accurati i riferimenti bibliografici nonché cinematografici e musicali.
Interessantissimo il prologo – che potrebbe costituire un capitolo a sé, anzi l’ultimo, ma che immagino abbia cavalcato il post 11 settembre e la conseguente pubblicazione dell’album “The rising” fungendo da presentazione al libro stesso.
Indubbiamente un libro non per tutti, ma solo ed esclusivamente per chi ha già una conoscenza della materia e vuole approfondirla ulteriormente o perché no, lasciarsi suggestionare da ipotesi di significato nuove e originali o ancora, scavare nel profondo fino alle fonti che hanno ispirato una tale produzione.

Seppure appaia datato e non completo al giorno d’oggi (la pubblicazione risale al 2002), è un apprezzabilissimo lavoro permeato dalla forte convinzione della D’Amore che “tutta l’opera di Springsteen è caratterizzata da una continuità fondamentale, che riflette il fatto che essa è essenzialmente l’espressione di un processo di sviluppo della definizione della sua identità umana ed artistica, attraverso la presa di coscienza della realtà e dell’identità storica degli Stati Uniti.”
“[..] Springsteen non si pone tanto come intellettuale o artista, ma come un membro di quella categoria necessaria, diffusa e tanto spesso trascurata che va sotto il nome di common readers, lettori comuni: gente comune, cittadini, che leggono libri per piacere o per conoscenza, ma senza farlo per mestiere, senza appartenere alla sfera dei letterati di professione, degli scrittori, dei critici.
Le persone, in fin dei conti, per le quali i libri vengono scritti, o dovrebbero esserlo.” (dall’Introduzione, A. Portelli)

Owlina Fullstop

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