Marco Presta – Un calcio in bocca fa miracoli #MarcoPresta

Il silenzio è la cosa più straordinaria che esista in natura, lo si può interpretare in chiave filosofica e artistica ma alla fine è costituito semplicemente dall’assenza di rompicoglioni nelle vicinanze.

presta

Uscito nel 2011, impressionante la somiglianza con La Tentazione di Essere Felici di Lorenzo Marone, uscito lo scorso anno.
Anche qui un “vecchiaccio” brontolone e cinico che odia tutto e tutti (o quasi) racconta in prima persona le sue giornate a zonzo per il quartiere, da solo o con il suo migliore (e unico) amico Armando, ottimista incorruttibile, i suoi ultimi sussulti di passione. Il suo tran tran verrà all’improvviso interrotto dal ritorno in casa della figlia (avvocato, come la figlia del Cesare Annunziata di Maroniana memoria), in lite con il marito.
Cinico e sarcastico, divertente e leggero, mi ha strappato più di una risata. A differenza de La Tentazione… (mi è impossibile non fare un parallelo) ho trovato che quello sia un romanzo più completo e articolato, e che ci sia un po’ di “romanticismo” in più, mentre questo Un Calcio in Bocca Fa Miracoli sono più una serie di pensieri del protagonista che si concatenano e a cui fanno da sfondo 3-4 storie, meno romantico e più battutaro.
Da leggere per passare qualche ora in allegria. Consigliato.

Massimo Arena

DESCRIZIONE

«Non mi rimane che utilizzare la vecchia strategia del bacherozzo: quando si avvicina un pericolo, si distende sul dorso, immobile, e si finge morto. Nel caso mio, non devo neanche fingere troppo». «Io non ho piú interesse per niente e nessuno, rubo penne, passeggio per strade degradate, sbavo per una portinaia e basta, basta cosí», dice di sé il narratore di questa storia, un vecchiaccio sgradevole e scorretto, burbero, perfido. Irresistibile. E se la portinaia di cui si è invaghito – una donna sulla sessantina, attraente, sciabile, che mentre pulisce i vetri del portone muove quell’architettura meravigliosa che si ritrova sul petto – accetta la corte di un barista con i denti rifatti; se la sua ex moglie, che era «un vortice di generosità, di capricci, di ovulazioni, di piccole iniziative stupefacenti», lo guarda come se fosse il suo gommista; se con la figlia parla per lo più del tempo, tanto che il loro «sembra un dialogo tra meteorologi, piú che tra consanguinei», a lui non resta che raccontare, divagando, di tutto questo. E raccontare di Armando, il suo migliore amico. La parte buona del carciofo che è lui. Una persona rara, gentile, positiva. Con un progetto folle in testa. Sì, perché se tutti vogliono lasciare qualcosa dopo la loro morte, «chi una tabaccheria avviata, chi un grande romanzo, qualcun altro una una collezione di lattine di birra», Armando vuole lasciare un amore. Si è messo in testa che due ragazzi del quartiere che ancora non si conoscono, Chiara e Giacomo, sarebbero una coppia perfetta, e intende dare una mano al destino. Pretesa, questa, che l’intrattabile vecchiaccio reputa ridicola e tenta di osteggiare in tutti i modi. Ma dopo aver impiegato oltre settant’anni per convincere gli altri a non contare su di lui, si ritroverà coinvolto dalla fastidiosa, insistente, implacabile fiducia nella vita di Armando. E tra uno scherzo feroce e una battuta acida, contagiato dall’amicizia come da un virus, potrà scappargli anche un gesto spiazzante e diverso. *** Che Presta fosse bravo lo sapevamo già. Ma qui è stato super. Quasi quasi gli chiedo il bis. Luciana Littizzetto *** Non capita spesso agli scrittori di avere il dono della grazia. Quel dono che consiste nel far toccare l’infinitamente grande con l’infinitamente piccolo, nel ridimensionare la vita e la morte alla trascurabilità del quotidiano. Ci vuole ironia, ci vuole cinismo, ma il premio alla fine è molto alto: renderci chiare, affrontabili, lampanti le cose che contano. […] Con un’amarezza dolcissima, Presta riesce a tessere nientemeno che un apologo intorno al senso della vita, un piccolo Canto di Natale intorno agli «uomini di buona volontà». Enrico Bonanno – il Riformista

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