Sette maghi – Halldor Laxness #Iperborea

settemaghi

Vi consiglio otto novelle di rara ironia, scritte davvero bene, intelligenti e portatrici sane di ammiccante poesia. Il volumetto si intitola Sette maghi (ed. Iperborea) e l’autore (amatissimo da molti grandi della letteratura) è Halldor Laxness. Quando le avrete lette, se vi capiterà, poi mi direte chi è secondo voi l’ottavo mago. Io credo sia la fede (nello stupore proprio della magia, ecco; nella profondità del sentire; nell’incoerenza delle immagini restituite dagli specchi in cui ci ostiniamo a volerci riconoscere), ma non oso insistere. C’è gente che perde il senno, qui; gente che ammazza dando alla morte un significato altro che invece non ha; gente che abbatte le barricate arroganti del potere con l’umiltà della sola onestà, intellettuale ed umana (prima umana, sì); gente che ama con il garbo e la prepotenza dell’amore che viene dalle viscere a cui però ci piace raccontare la favola che in realtà è venuto dal cielo. Si legge in un soffio, se qualche ora può definirsi soffio. Ed è respiro che apre i polmoni.
Buona domenica!

Rob Pulce Molteni

DESCRIZIONE

Epico, ironico, poetico, provocatore, è l’inclassificabile mondo di Laxness a rivivere in questa raccolta di novelle, che brillano del fascino e della potenza narrativa dei suoi grandi romanzi. Il lungo viaggio di Zhāng Qiān per scoprire le terre incantate dell’India; il garzone d’albergo di Reykjavík che in una nazione senza esercito sconfigge i fascisti e l’aviazione italiana; il sogno di gloria di un giovane contadino che diventa il nuovo Napoleone chiudendosi in un ovile; il dottor Anakananda, profeta di Bruxelles, guida spirituale per corrispondenza e procuratore di Nobel su commissione, che campa sulla superstizione innata nell’uomo diffondendo felicità. Otto storie che danno voce all’Islanda – con i suoi miti e le sue solitudini foriere di sogni, misteri e ingenue saggezze – ma spaziano in terre lontane, dalla Cina imperiale alla Sicilia degli anni Venti, alla Mongolia di Gengis Khan, intessendo la Storia con il quotidiano, la leggenda con esperienze autobiografiche, uno sguardo acuto sulla società e una comprensione profonda dell’animo umano. E che hanno come sotterraneo filo conduttore la «magia» di cui è capace ogni protagonista, intesa come quelle piccole straordinarie imprese che l’uomo sa compiere, nel mondo o dentro se stesso, quando ha la vocazione di andare oltre i confini ammessi, le regole imposte, i facili conformismi, o la sensibilità di accettare i propri limiti. Con lo stesso genio Laxness crea questi otto prodigi letterari. Sette maghi: l’ottavo, viene da dire, non può che essere lui.

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