Il cardellino (The Goldfinch) – Donna Tartt #IlCardellino #DonnaTartt

“As much as I’d like to believe there’ s a truth beyond illusion, I’ve come to believe that there’s no truth beyond illusion. Because, between “reality” on the one end, and the point where the mind strikes reality, there’s a middle zone, a rainbow edge where beauty comes into being, where two different surfaces mingle and blur to provide what life does not: and this is the space where all art exists, and all magic.”

ap

Theo, tredicenne, attraversa New York in compagnia della mamma; lei è arrabbiata, è stata convocata dalla scuola per parlare del comportamento del ragazzo. Ma Theo è tenero, premuroso, pieno di adorazione; il loro rapporto è speciale, complice, la mamma non sa tenergli il muso a lungo. Una pioggia improvvisa li costringe a ripararsi in un museo; c’è una mostra di quadri fiamminghi così la madre approfitta per mostrare a Theo un quadro che ha amato sin dall’infanzia: è un quadro piccolissimo, che rappresenta un cardellino incatenato a una zampetta, uno dei pochissimi capolavori rimasti dell’artista Fabritius, gli altri distrutti nell’incendio di Delft in cui lo stesso pittore morì. Theo è subito molto colpito dal cardellino che gli ricorda delle foto della madre bambina. Improvvisamente, un’esplosione; a rimanere miracolosamente illeso è solo Theo e, ancora una volta, “Il cardellino”.
Theo prende con sé il quadro, impudentemente lo terrà nascosto e tenterà di tenerlo al sicuro, nonostante tutte le peripezie che lo aspettano. Durante la sua permanenza col padre a Las Vegas, incontra Boris, un ragazzo di origine russa, con il quale instaura una pazza amicizia, fatta di sbronze, “trip”, piccoli furti, ma anche di un’intimità fraterna tra due ragazzini che non hanno niente su cui contare se non l’un l’altro. Tornato a New York, per anni Theo non avrà notizie di Boris, finché non comparirà di nuovo nella sua vita per un’ultima, losca avventura, per mettere in salvo, una volta per tutte, il “Cardellino”. Quest’ultima parte, il “giallo” della storia, è la meno convincente.

Invece sono le descrizioni che mi hanno tenuta incollata al libro, persone, luoghi, relazioni, con ricorrenti allusioni alla fiaba e oscillazioni tra realtà e sogno. Nelle nevrosi, nella perdita, nell’allontanamento da persone e luoghi, l’unico punto fermo per Theo è la consapevolezza, o almeno la convinzione, di avere con sé il quadro che, da una parte, nella sua concretezza, è qualcosa che esiste al di là del tempo, ma come forma d’arte, è anche un’illusione in cui rifugiarsi, come una fiaba o un sogno, appunto. Il piccolo uccellino del quadro, seppur incatenato, mantiene uno sguardo fiero, dignitoso, che Theo interpreta come volontà di resistere, di non cedere alle avversità. Come il cardellino, Theo resiste ma solo grazie alla sua fede nell’arte.

Arianna Pacini

DESCRIZIONE

l protagonista è un adolescente di nome Theo Decker. Newyorkese doc, vive con la madre dopo che il padre alcolista se n’è andato di casa. Resta coinvolto in un attentato al Metropolitan Museum e le schegge di quella violenza insensata a uomini e cose resteranno nella sua anima fino all’età adulta. Finisce a Las Vegas, dove frequenta una scuola che è lo specchio di una città senza radici, poi torna a New York e si inventa antiquario di successo. Ha un amore infelice. Un amico di origine russa che lo tradisce. Un dolore che non lo lascia tranquillo e una lunga, ininterrotta propensione per alcool, droghe e psicofarmaci.

La sua vita si intreccia con quella di un quadro famosissimo, The Goldfinch (Il cardellino) di Carel Fabritius, un capolavoro dell’arte olandese del Secolo d’oro. Nel seguire la vita di Theo, Tartt ci racconta New York e Las Vegas, i due poli dell’America. Sulla costa est, la città delle prime immigrazioni e dei ricchi d’origine olandese e britannica che ammassarono al Metropolitan i capolavori che avevano comperato in Europa, massimo emblema del loro lignaggio nel Nuovo Mondo. A ovest, frontiera di tutte le frontiere, la capitale del gioco d’azzardo, dell’estetica del falso e delle ballerine di lap dance. Costruita sulla sabbia, minacciata dalla sabbia e fatta della stessa inconsistente e letale materia del deserto. Due poli opposti solo apparentemente.

Perché da un luogo all’altro Theo si porta addosso la stessa condanna, quel rumore sordo della solitudine che si può solo attutire, per un po’, con la sostanza giusta. Inno all’America e inno a New York, città mondo bellissima e crudele, piena di segreti come in Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, Il cardellino è un catalogo delle paure e dei traumi dell’Occidente post 11 settembre. E una preghiera sul potere che ha l’arte. Non certo di salvarci, ma di rendere più lieve il nostro passaggio su questa Terra.

 

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