Maylis de Kerangal – Riparare i viventi #MaylisDeKerangal

Riparare-i-viventi
Finalmente, al sesto tentativo nel 2016, un libro veramente bello.
L’argomento non è dei più leggeri: si tratta di un trapianto di cuore, dal momento in cui muore un ragazzo fino al momento in cui il suo cuore ricomincia a battere nel petto di una donna. Cosa scatta nella mente di due genitori o di un marito, una moglie, quando si trovano a dover decidere se autorizzare la donazione di organi del proprio congiunto in stato di morte cerebrale? Certamente il primo impulso è quello di rifiutare, per non violare la sacralità di quel corpo così caro. Poi, come nel libro di Kerangal, subentra la razionalità, la consapevolezza che il corpo è un guscio ormai vuoto e a nulla servirà preservarlo nella sua interezza, destinato com’è a sgretolarsi comunque per riconsegnarsi alla terra. E allora perché non donare quegli organi, ormai inutili per chi ci ha lasciato, ridando nuova speranza o addirittura l’unica chance di sopravvivere a qualcun altro?
Soprattutto questo percorso mentale è raccontato in “Riparare i viventi”, con lo stile appunto del flusso di coscienza, dove la punteggiatura non rispetta i canoni convenzionali specialmente nella prima parte del libro.

Sono 24 ore di suspance, intervallate dai ricordi delle varie persone coinvolte: i parenti, la fidanzata, i dottori, gli infermieri. Ad aiutare i genitori in questa impossibile decisione,  Thomas Rémige, personaggio chiave del libro, l’infermiere del reparto “che conosce a memoria quella hall di dimensioni oceaniche”. Diviso tra la sua professionalità sul lavoro e quello che prova come essere umano, si dice spesso che “bisogna pensare ai vivi”, che “bisogna pensare a quelli che restano”, che è necessario “seppellire i morti e riparare i viventi”.

Le ultime 10 pagine valgono tutto il libro.
Paolo M.

DESCRIZIONE

Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome. 
Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo.
Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.

Riparare i viventi, vero e proprio caso editoriale in Francia, da noi pubblicato da Feltrinelli nella traduzione a quattro mani di Maria Baiocchi e Alessia Piovanello.

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