Nicola Lagioia – La ferocia #NicolaLagioia

lagioia

Sono confusa. Confusa e annientata. Il premio Strega 2015. Dunque, mettendo un pó di ordine. La storia si nasconde, si intuisce a poco a poco dietro a frasi a volte incomprensibili (ma non vorrà mica dire questo?!) e si dipana poi, piano piano.
Storia trista, davvero. Durante la lettura pensi spesso che no, non doveva finire così. Nasce un moto di ribellione. Natura, mondo animale, uomini: tutto dentro in questo disfacimento, in questa bruttura. Non c’è un minuto di conforto. Se non nel rapporto tra Clara e Michele, la figlia morta e il figlio illegittimo che pure si ammala. Ecco in questo affetto c’è una sete di infinito che lascia un breve respiro, fa intuire la possibilità di una bellezza. Fa male al cuore questo romanzo, fa male ad un genitore, fa male ad un cittadino perché tra le vicende familiari, si intersecano le vicende di corruzione e di potere che, purtroppo conosciamo bene. Scavando il marcio, non ha mai fine. Siamo sicuri di voler scavare? O piuttosto preferiamo metter su una patina di lucido?

Ah il Lagioia sa scrivere, è pugliese, barocco, ben accessoriato. Come un buon panzerotto o, meglio, un rustico.
“Un esercito di ventilatori, rimescolava il caldo da una stanza all’altra, sconfitto dalla maestà del giugno adriatico. Trentacinque gradi all’ombra. Palme nel vento afoso. Era successo all’improvviso anche quest’anno. Ieri si facevano i gradini due per volta e ora dava stanchezza uscire di casa. La striscia di un aereo incideva il turchese assoluto del cielo. E del resto persino chi, giovandosi di un condizionatore, passava dalla notte alla mattina senza subire lo scarto di temperatura, sentiva nel risveglio il ronzio dei motorini su cui i ragazzi disertavano la scuola per i primi bagni al mare. Sfrecciavano giù per la statale, oltre il pupazzo gonfiabile del benzinaio, diretti alle spiagge di Mola e a San Vito. Così, se si era adulti, il pensiero dell’estate nasceva già gonfio di rimpianti, dissolvendo la memoria nell’invidia”

Barbara F.

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