Francesco Guccini – Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto #FrancescoGuccini

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Quando torno a casa di mamma faccio scorta di tutto ciò che non compro io. Così ieri sera avevo il piumone sparso di Camilleri, Guccini, Christie, e ho letto questo prima di dormire.

Amo Guccini, proprio in senso carnale: oltre alle sue canzoni, dai tempi delle Croniche epafaniche venero la sua scrittura come quella di un maestro.
Questa è la sua ultima raccolta di pensieri autobiografici.
Mi ha messo addosso una grande tristezza, perché si sente che non ha più la straordinaria pigra energia di un tempo, e tutto è impregnato di un aroma di morte.
La nostalgia per lui è sempre stato un tema importante, però arrivati a questo punto assume altri significati.

Ve lo consiglio con ardore.

Daniela

DESCRIZIONE

Questi racconti, come le foto di un tempo, vogliono parlare di persone che sono passate, che ci sono state, che hanno il diritto di essere ricordate. Questo è uno dei pregi della narrativa come delle canzoni: dire di personaggi che attraverso le parole rimangono in vita, che si vestono in qualche modo di eternità. Perché, si licet parva, Cervantes ci ha lasciati da un pezzo ma la sua creatura, il “cavaliere dalla trista figura”, Don Quijote, cavalca ancora per le plaghe della Mancha.

Da dietro il crinale della collina si vede arrivare il piccolo corteo, preceduto dal suonatore di fisarmonica e dal mescitore di vino. Lo sposo e la sposa sono in cammino dall’alba, raggiungeranno la chiesa non proprio freschissimi e poi, dopo la cerimonia, riprenderanno la strada insieme agli altri, di nuovo per mulattiere, pronti a godersi un pranzo e una cena con l’appetito rinvigorito dalla scarpinata. Un matrimonio oggi inimmaginabile, che era perfettamente normale quando il piccolo Francesco Guccini vi prendeva parte, portando in dono agli sposi un dono veramente prezioso… E ancora: il funerale del mitico Gigi dell’Orbo, il sarto sempre ubriaco, il tenore lirico appassionato di ciclismo, la contadina poetessa, l’uomo che era convinto di dover reggere il cielo e tante altre “istantanee”, colme di ironia e appena velate di malinconia, di un tempo andato che non ritornerà. Qualche volta, tra queste pagine, la pellicola della memoria dell’autore resta impressionata da figure sfuggenti, sornione come gatti, dolci come il ricordo di chi se n’è andato, o forse un po’ beffarde come fantasmi… Questi racconti sono un viaggio attraverso il tempo e i registri narrativi, e riportano in vita per noi esistenze minime, destinate a essere dimenticate se non giungessero le parole a rievocarle.

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