Il fucile che ha ucciso mio nipote a Sandy Hook – Marie-Claude Duytschaever

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ct-sandy-hook-mass-shootings-guns-20151214-001Noah Pozner, 6, was killed in the mass shooting at Sandy Hook Elementary school in Newtown, Conn., in 2012. (HANDOUT)

I motivi non importano ai morti. E non importano molto neanche a chi sopravvive, in realtà. Quando Noah, il mio nipotino di 6 anni, fu ucciso a fucilate 3 anni fa nella scuola elementare di Sandy Hook in Newtown, Connecticut, insieme ad altri 19 primini e sei insegnanti, fummo inghiottiti da un abisso di dolore così brutale e profondo che una spiegazione era l’ultima cosa che potessimo cercare. Volevamo solo indietro la nostra vita come era stata prima. Volevamo solo Noah indietro. Ancora lo vogliamo, di un desiderio violento e prepotente.

Appena un mese prima, mentre eravamo in visita dalla West Coast dove viviamo, ero andata alla Fiera del Libro alla sua scuola con tutti i miei nipotini. Ci siamo seduti a quella stessa grande finestra che il killer in seguito avrebbe fatto esplodere a colpi di fucile per aprirsi una via all’interno. Noah e sua sorella gemella, la loro sorellina maggiore e io ci siamo messi a leggere a voce alta dai libri che avevamo comprato mentre aspettavamo che la loro mamma finisse le riunioni parenti-genitori. I bambini scherzavano, ridevano, si prendevano in giro tra loro. Conservo come un tesoro la fotografia che ho fatto loro quel giorno su quella piccola panca di legno. C’era così tanto amore tra loro tre, così tanta vicinanza e complicità, uno dei legami più forti che ci siano.

Noah era un piccolo adorabile malandrino, pieno di passione e amore. Era divertente, spiritoso, raggiante di vita, era tutto quello che un bambino dovrebbe essere. Mi manca terribilmente. Mi manca il bambino che conoscevo, e mi manca l’uomo che sarebbe diventato. Un’intera vita rubata, a lui, e a noi.

Un paio di mesi fa, il candidato alla presidenza repubblicano Ben Carson, un neurochirurgo, ha scritto che non ha mai visto un corpo umano con buchi di proiettile così devastanti quanto lo sarebbero se “il diritto di armarci per difenderci ci venisse strappato via”. Presumo che il signor Carson non abbia mai dovuto guardare il corpo di uno dei propri figli o nipotini straziato da colpi di fucile, immobile per sempre.

 Le armi non uccidono; è la gente, che uccide. Sì, è vero. Una società aperta e democratica non potrà mai proteggersi completamente dal male, o dalla pazzia. Però può cominciare prevenendo la distribuzione di armi potenti come quelle che sono state usate per uccidere il nostro nipotino e così tante altre vittime innocenti.

I bambini hanno diritto di crescere. Genitori e nonni hanno il diritto di vederli crescere. Non abbiamo bisogno di altre ragioni.

Washington Post

Marie-Claude Duytschaever is a member of the Everytown for Gun Safety Survivor Network.

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