La montagna incantata – Thomas Mann

La-montagna-incantata-Riassunto-analisi

io credo proprio che il desiderio di riprendere in mano sta mappazzata mi sia venuto nel lontano mese delle rose, precipuamente durante e dopo la visione di Youth, il film del Sorrentino, svolgentesi in una località montana che immidiatli me lo riportò alla cabeza.
(cheppoi successivamente scoprii che si svolgeva davero nello stesso medesimo esso stesso luogo, tugguardanpo’.)
ma non è che da maggio sò arivata alla fine mò ehhhhhh, tengo a precisare. solo che molti e svariati avvenimenti si sono intercalati in questi mesi e vabbè, com’è come non è, stretta la foglia etc etc giungiamo al dunque.
il dunque è che sto libro lo lessi nel fiore della giovinezza, uhhhhh quanto tempo fa, ma me restò nel cuore il respiro e la portata e volli quindi sperimentare se come quanto queste impressioni permanessero nell’età matura.
intanto breve riassuntillo, per coloro i quali (tapini) non l’avessero letto (ma non ce ne saranno in quest’inclita assemblea, ne son certa, dai dai). gli è che un bel giorno agli inizi del ‘900 il borghesuccio Giovanni Castorp (Hans), giovane ingegnere, si reca a trovare il cugino Joachim, paziente del sanatorio Berghof, in su per i monti svizzeri. (ndr: sanatorio evoca ospedale ma sto luogo qua è assai, assaissimamente diverso da un ospedale, pur nei suoi riti e nel suo essere appieno e ancor di più istituzione totale). comunque il nostro piccolo eroe va là per 3 settimane e ci rimane sette anni. The End. Amen.
in questo tempo (ah se il concetto di tempo è centrale, in questo libro…) avvengono tante cose, si fanno incontri, si pensa, se magna (ma quanto se magna ahò??), si studia, si cammina, si scia, si parla (ah se si parla…), si filosofeggia, si fa la cura sull’eccellente sedia sdraio, si gode della natura, ci si innamora, si soffre. Si vive, insomma.
non dirò di più perchè tanto chi lo sa lo sa, chi non lo sa non ci voglio rovinare gnente.
e torniamo alle impressioni suscitatemi. le prime, quelle della gioventù sono state più appassionate, lo confesso. del resto la prima lettura se è ammore è ammore violento e totalizzante, no? nella maturità il sentimento si fa tranquillo e si gode di altri benefici: le descrizioni, i personaggi, la tenerezza, l’umanità. concludendo: non lo amo come i miei russi, che i miei russi ammore eterno e imprescindibbile e che ad ogni rilettura li amo deppiù fortiter ma purtuttavia lo amo, ecco.

p.s. no, al titolo nuovo non riesco ad abituarmicisi: e la montagna maggica (uff!) Perchè dissero che nell’originale crucco lo aggettivo era perlappunto magica. che potrà pure essere veritiero peccaritàdeddio. epperò tanto io il crucco nun lo mastico e chennesò sarebbe come se mò me dicessero che no, scusate, se semio sbajati, l’originale era omicidio e punizione e se mi perdonate l’eufemismo STIGRANCAZZI di come avrebbe dovuto essere e non è stato per millanta anni, ecco.

Stefania Lazzìa

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