Natura morta con custodia di sax – Geoff Dyer

butbeautiful

Sul Jazz si sono scritte e dette milioni di parole. Ci sono quelli che lo amano alla follia e ci sono quelli che lo detestano, quelli che lo trovano complicato, quelli che lo trovano senza disciplina, quelli che non possono stare senza e quelli che appena in una canzone sentono due accordi che “puzzano” di jazz iniziano a storcere il naso.
Ecco a tutti questi (e quindi, di fatto, a tutti) consiglio vivamente questo libro, perché dopo averlo letto, anche se (incredibilmente) non vi venisse proprio per niente la voglia di ascoltare qualcosa di Charles Mingus, Thelonius Monk o Art Pepper, non potrete fare a meno dal trovarvi affascinati dalle loro vite e dalle storie raccontate, e anche se, come me, non avete che un minimo di dimestichezza con la loro musica, sicuramente capiterà anche a voi di sentirla uscire dalle pagine, come se quello che state sfogliando non fosse altro che un condensato di note materializzate in forma cartacea (o elettronica, nel mio caso). Le storie sono raccontate benissimo e rendono a meraviglia le situazioni, i personaggi e la loro musica, che, forse nel jazz più che in altre forma musicali, rispecchia in pieno la vita di chi lo suona.
Forse tra l’altro è per questo che tanti dicono di “non capire il jazz”, perché in fondo non si può capire una vita, l’unica cosa
che si può fare e viverla, provando a tenere il ritmo.

luca bacchetti

DESCRIZIONE

«Per un po’ mi sono domandato se non fosse doveroso segnalare i passi in cui prestavo ai personaggi frasi da loro effettivamente pronunciate nella realtà. Alla fine, attenendomi al principio che ha guidato tutte le altre mie scelte in questo lavoro, ho preferito evitarlo. È normale che i jazzisti si citino a vicenda nei loro assolo: avvertirlo o meno dipende dalla nostra competenza musicale. Qui capiterà la stessa cosa. In linea di massima considerate che quanto leggerete è stato inventato o modificato, non riportato. Per tutto il libro mi sono proposto di presentare i musicisti non com’erano ma come me li immagino e, ovviamente, fra le due versioni può esserci un abisso: piú che descrivere i musicisti in azione, ho cercato di proiettare a ritroso di trent’anni – fino al momento in cui la loro musica fu concepita – la mia esperienza di ascoltatore contemporaneo».

Nove leggende del jazz magistralmente ritratte insieme al loro mondo perduto.

Thelonious Monk che, incurante della baraonda intorno a lui, suona il Baby Steinway mezzo incastrato in cucina, con la schiena cosí vicina ai fornelli da rischiare di prendere fuoco. Lester Young perso, la notte, in una stanza d’albergo inondata dalla luce di un neon verde proveniente dalla strada. Charles Mingus che come una furia pedala al Greenwich Village attaccando briga con passanti e automobilisti e attraversando giornali, lattine vuote e cartacce sollevate dal vento. E poi Bud Powell, Duke Ellington, Chet Baker… Musicisti che hanno fatto la storia della musica jazz raccontati a partire da immagini, aneddoti e soprattutto dalla musica, in ritratti che sono veri e propri pezzi di virtuosismo narrativo.

natura

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