Via dalla pazza folla – Thomas Hardy

hardy

Ispirata dalla recente visione del film, mi sono buttata d’impeto sul testo godendone ogni singola parola. E per la prima volta non mi è dispiaciuto vedere prima la trasposizione cinematografica, tra l’altro estremamente fedele.
Ho assaporato ogni singolo capitolo (lungo il giusto e con titoletti che ne riassumono il contenuto) immaginando i personaggi e le incantevoli descrizioni della campagna inglese senza alcun filtro. Si è trasportati senza alcuno sforzo in un mondo andato, scandito dalle stagioni e dal lavoro ad esso connesso (tra le altre cose si imparano tutte le specie di pecore dell’Inghilterra :D), con l’aggiunta di un complesso tessuto psicologico che fa emergere con impeto i personaggi dalla pagina. Su tutti Bathsheba, la protagonista, che è un mirabile esempio di donna moderna, fortemente indipendente e che non esita a condurre la fattoria ereditata dalla zio in un mondo ancora interamente dominato dagli uomini. Ma è intorno alla sua caparbietà, alle sue debolezze e contraddizioni che ruoterà l’intero racconto e le persone che vi si avvicenderanno.
Un incanto di romanzo del 1874!
E mi sono resa conto che questo è quel che voglio da un libro: fuggire dalla realtà per tuffarmi in un altrove fatto di altri tempi e altri gesti, dove i valori umani hanno ancora un forte peso, ma fa capolino la modernità. E perchè no, dove si può sognare in maniera ingenua e genuina, ammaliati da una scrittura estremamente elegante e ricercata.

“Bathsheba’s was an impulsive nature under a deliberative aspect. An Elizabeth in brain and a Mary Stuart in spirit, she often performed actions of the greatest temerity with a manner of extreme discretion. Many of her thoughts were perfect syllogisms; unluckily they always remained thoughts. Only a few were irrational assumptions; but, unfortunately, they were the ones which most frequently grew into deeds.”

“He is a sort of steady man in a wild way, you know. That’s better than to be as some are, wild in a steady way.” 

E la mia preferita in assoluto:

“Theirs was that substantial affection which arises (if any arises at all) when the two who are thrown together begin first by knowing the rougher sides of each other’s character, and not the best till further on, the romance growing up in the interstices of a mass of hard prosaic reality. This good-fellowship – camaraderie – usually occurring through similarity of pursuits, is unfortunately seldom superadded to love between the sexes, because men and women associate, not in their labours, but in their pleasures merely. Where, however, happy circumstance permits its development, the compounded feeling proves itself to be the only love which is strong as death – that love which many waters cannot quench, nor the floods drown, beside which the passion usually called by the name is evanascent as steam.”

owlina

DESCRIZIONE

“A scarnirlo dalla meravigliosa tessitura in cui è intrecciato – scrive Attilio Bertolucci – il romanzo presenta la struttura semplice, quasi elementare, delle ballate popolari… O del melodramma, verrebbe voglia di aggiungere: non manca neppure il basso continuo del coro villereccio, con voci soliste che di tanto in tanto se ne escono fuori in effetti, per lo più comici, irresistibili. Ma come si fa a scarnirlo, se si è continuamente presi nell’incantagione della sua musica e dei suoi colori, nel suo tempo lento, bradicardico, con appena qualche accelerata convulsa nei momenti tragici?”

l’opera di Hardy è ambientata proprio negli anni ’70 dell’Ottocento, nella campagna inglese. La trama è tipica tanto quanto l’ambientazione: Bathsheba Everdene rimane orfana e viene allevata dagli zii finché anche loro muoiono lasciandole in eredità una grossa somma di denaro insieme ad un’importante tenuta da mandare avanti. Lettori e spettatori diventano testimoni dei tentativi della protagonista di mantenere e affermare la propria indipendenza contro i pregiudizi di una società ancora piuttosto patriarcale. È questo un tema frequentemente affrontato dagli scrittori inglesi di fine Ottocento (altro grande esempio, Ritratto di Signora di Henry James) che tenevano a mostrare quel periodo transitorio in cui le donne combattevano per affermare i propri diritti e la propria indipendenza andandosi, però, immancabilmente a scontrare con le convenzioni di una società ancora strutturata in modo troppo rigido, scoprendo, a proprie spese, come il matrimonio fosse ancora una prerogativa assoluta, difficile da evitare. Così, Bathsheba si trova a doversi districare tra tre pretendenti e a scoprire il significato di “compromesso” e “amore”.

Bathsheba Everdene è una donna appassionata, libera, affascinante, e attraverso le sue contrastate vicende Hardy indaga i desideri, le fragilità, i conflitti nascosti dietro l’apparente immutabilità di un paesaggio millenario.
Perché, come osserva Sara Antonelli nella preziosa introduzione, “cosa c’è di sobrio e placido nella vita dei personaggi che abitano questo romanzo? Quasi nulla, giacché si accendono di passioni e si infiammano come gli esseri frenetici che si urtano tra le strade di una metropoli”.
Una storia d’amore e di riscatto, il primo grande successo letterario di Thomas Hardy in una nuova traduzione dell’edizione definitiva voluta dall’autore.

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