Giovanni Ricciardi – I gatti lo sapranno #giovanniricciardi @FaziEditore

ponzetti

Un giallo semplice semplice, ma che si lascia apprezzare per la bella ambientazione popolare romana e una scrittura scorrevole e decisamente poco urlata.

il titolo è più un omaggio a cesare pavese che al mondo dei gatti di quartiere, amorevolmente curati dalla vittima della vicenda.

ponzetti più che il classico ispettore rude e col colpo di genio in canna sembra la classica brava persona, grazie alla quale il bene alla fine vince sul male: con un’ardita metafora televisiva, insomma, non sarebbe certo il protagonista di una serie cool dalla trama complicata e con personaggi tratteggiati in profondità, ma al massimo di una rassicurante fiction per famiglie.

sotto l’ombrellone può andar pure bene così.

andrea sartorati

DESCRIZIONE

“Chiamatemi pure sbirro. Sono vecchio del mestiere, per queste cose non mi offendo più”. Con la sua voce disincantata, eppure lucido e attento a cogliere ogni dettaglio, il commissario Ottavio Ponzetti si aggira per le strade del centro storico di Roma, tra quartiere Esquilino e rione Monti, alle prese con la sua nuova indagine. Un caso apparentemente semplice, ma che s’ingarbuglia presto nel più classico dei ” pasticciacci “. Hanno investito la sora Giovanna, la gattara, lasciandola mezza morta in via Turati. Nessuno ha visto né sentito niente. Ma c’è qualcosa di strano, dettagli fuori posto che il commissario Ponzetti cerca di riordinare con la sua logica lenta e testarda. Mentre l’anziana donna è ricoverata in coma al San Giovanni, nel mirino dell’indagine via via finiscono Arturo, il barbone della zona, e Alex, il giornalaio di via Principe Amedeo. E ancora i condomini del palazzo della vittima, Martina e Matteo, e Olga Portinari, di professione maga. Intanto, una confidenza dopo l’altra, emerge il passato tragico delta sora Giovanna: un marito violento, un figlio morto e forse un altro figlio, scomparso. Giovanni Ricciardi presenta la figura di un commissario come non ce ne sono più, passo stanco e pensiero veloce, che al cinismo e agli spari sostituisce l’eroismo di uno sguardo sempre umano e partecipe al dolore delle vicende altrui

 

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