Perchè non lo facciamo per la strada? – Blue Bottazzi

Questo non è ne il primo libro dell’anno ma solo il primo di cui valga la pena parlare, tanto sono quello indisciplinato che sta all’ultimo banco a fare casino mentre la classe parla di incunaboli ottocenteschi.
Dopo aver letto questa rece di Lorenza Inquisition

https://cinquantalibri.wordpress.com/category/blue-bottazzi/

sapevo che era questione che sul mio prode kindle arrivasse lo stesso libro.
Leggere di musica, è difficile, ci sono le biografie, ma quali scegliere, quelle al limite dell’agiografia e della santificazione alla Glory Days?, quelle rancorose scritte da ex membri dell’entourage, à la Down Thunder Road?, quelle scandalistiche alla Wired – chi tocca muore? quelle pornopromozionali a la Il sogno di un hippie? , si potrebbe leggere un saggio, ottimo quello sulla musica creata a New York City nel periodo 1973/1977 ma in fondo perchè farmi spiegare da un kritiko i miei gusti musicali, ovviamente non ho nessuna intenzione di leggere un saggio sul krautrock del quale importasega. Esiste una terza categoria di libri musicali, quelli per cui la musica è una scusa per raccontare aneddoti di vita vissuta dello scrittore.
Perché non lo facciamo in piedi? mi ha fatto lo stesso effetto della lettura di Accecati dalla Luce di Morozzi, tante piccole cose che ho fatto in un epoca lontana da leggere con un sorriso nostalgico sulle labbra.
Morozzi raccontava della coda notturna davanti ad uno o più negozi di dischi per comprare i biglietti di un concerto di Springsteen (fatta, più volte) di tipi da concerto (incontrati tutti, e anche qualcuno non compreso nella lista), qui abbiamo, l’amico commesso nel negozio di dischi (ce l’avevo, adesso non esiste piu’ il negozio), compilazie in cassetta (rigorosamente al cromo), esplorazioni di negozi di dischi in Italia e all’estero (fatte, record 12 secondi netti al World of Music di Monaco per uscire con il cd di In the spanish cave dei Thin White Rope ero senza carta di credito e i marchi servivano per l’Oktoberfest) . In fondo è anche bello sapere che non sono il solo ad usare i Ray-Ban Wayfarer rigorosamente neri per colpa di Jake e Elwood Blues. Alla raccolta manca solo la collaborazione con il Mucchio, ai tempi ero solo un abbonato, almeno evitavo l’affannosa ricerca per procacciarmi la bibbia mensile.
Le Chat Blue, Exile on Main Street, It’s too late to stop now e Nighthawks at the diner (3 su quattro sono doppi e 2 sono pure dal vivo, giusto per rimanere nelle classifiche del libro) si stanno contendendo il lettore cd, non sono cosi nostalgico da apprezzare gli scomodi microsolchi, da qualche giorno.
Non so quanti delle generazioni successive, cresciute a itunes, per cui il giradischi è uno strumento musicale potranno capire questo libro, anche solo perché’ non hanno mai dovuto rendersi conto di cosa voleva dire vivere ai confini dell’impero, adesso con 2 click e un tweet sei informato sui fatti ancora prima che accadano.
Non ci sono solo affinità con il compagno Bottazzi ma anche divergenze, e tante, sui gruppi musicali di cui parla, ad esempio farei fare al vinile di Tubular bells o di Meat is murder la fine della chitarrina durante la festa iniziale di Animal house, perché’ in 33 anni di onorata carriera di ascoltatore di musica non li ho mai digeriti, ne al primo ne al centesimo ascolto. Ho una certezza, se un disco non mi colpisce la prima volta che lo ascolto, difficilmente lo considererò un capolavoro.
Ho solo una domanda finale, Blue, come è stato il concerto di Bruce a San Siro, l’11 giugno 1988? Sai io e altri 60000, eravamo al comunale di Torino a sentirlo suonare, tra biglietti dell’inesistente concerto del giorno dopo e interviste nel prato di Gabriele Ansaloni.

Piero Gattone

No non metto la foto del libro…prendetevi 4 minuti e guardatevi questo

https://www.youtube.com/watch?v=N3_mVIG08t4

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