Lettura numero 3 del mio anno, gennaio 2015. Piacevolissima sorpresa, preso “un po’ a casaccio” nella costante ricerca di esordienti americani ben recensiti oltreoceano. Romanzo che può, ad una prima lettura, può sembrare la classica operazione-nostalgia sui “bei vecchi tempi andati”, ma in realtà è un testo profondamente malinconico e sentimentale, allo stesso tempo. E’ un romanzo sull’amicizia e sull’amore, nelle due accezioni fondamenta…li dei termini: bene e male. Mi è piaciuto il modo in cui ha saputo alternare i due opposti con la stessa facilità cui ci capita in vita: in una giornata ci sono cose che vanno bene e che vanno male, così negli affetti e nel cuore. La storia è semplice, e si sviluppa su quattro amici (e relative compagne) nel rapporto con la cittadina d’origine, entroterra agricolo americano. Riesce a non vivere delle banalità o preconcetti tipiche di quel territorio (arretratezza, questione razziale, “ruggine” generale) e non a far essere troppo invasiva la musica, elemento “filo rosso” della storia, che avrebbe rischiato con una penna meno abile di diventare protagonista e, soprattutto, sintesi simbolica degli avvenimenti. Avvenimenti che, invece, restano perfettamente (e magnificamente) umani.
Consigliato dunque, vi troverete bene. E se lo leggete la sera prima di andare a dormire, state pur certi che il cuore sarà più leggero, anche se triste.
Ernesto Valerio
