Gli animali che amiamo – Antoine Volodine #Volodine #animali #Bookclub #66thand2nd

Traduttore: A. D’Elia
Editore: 66th and 2nd
Collana: Bookclub
L’umanità è pressoché scomparsa. Solo una donnina è rimasta ad aggirarsi in mezzo a capanne vuote nella speranza di farsi ingravidare da qualcuno di passaggio. Quanto agli altri superstiti, chissà. Al loro posto una vegetazione a tratti lussureggiante e una sequela di animali, fantastici e non, che entrano ed escono da sogni di sogni in una realtà onirica o comunque surreale. Cinque intrarcane e due Shaggàs compongono questo pastiche letterario, bizzarro, giocoso, immerso in un’atmosfera apocalittica, da fine della Storia, dove l’umorismo del disastro si mescola a una malinconica, smagata rassegnazione.

Difficile per me recensire e commentare questo libro, piccolo e complesso, nel quale immergersi e farsi trasportare, in un mondo viscerale e postapocalittico.
Racconti, favole nere, una scrittura colta, particolare, misteriosa e desolante, surreale, senza morale, da leggere facendosi portare dalle parole in una bolla senza spazio e tempo, invischiandosi con la melma di un sub-sogno. La natura rigogliosa, le alghe, il sangue. Sogni e distopia. Sirene, elefanti, granchi, gabbiani, animali fantastici (nati dall’incubo di una blatta) e non.
Un mondo immaginifico, onirico, fatto di animali parlanti, acqua salmastra, pozze oleose, dove “dal mare nascerà un cielo, un quarto d’ora oltre la riva”, inumano ma poetico.

La storia di Wong l’elefante apre e chiude il libro, frammezzata da due serie formate da sette piccole storie intitolate Shaggå delle sette regine sirene e Shaggå del cielo penosamente infinito; storie dove farsi trasportare dalle parole, di una sua folle poesia.
Un’opera letteraria rientrante nel genere del post-esotismo, il cui creatore è proprio Antoine Volodine, reso celebre dal romanzo “Terminus radioso“, premio Médicis 2014, che ancora non ho letto.

Consigliato a chi vuole galleggiare in un bestiario straordinario di sovrani sfortunati.

Elena Fatichi

“L’Italia ha un’altra occasione per accostarsi ad Antoine Volodine, scrittore francese che sta lasciando il segno nella letteratura d’oggi, percorrendo una strada personalissima, cioè unica, al massimo condivisa con qualche altro pseudonimo… dello stesso autore. Tornano distopia e apocalittico mondo post-umano anche nella sua più recente opera tradotta (da Anna D’Elia, che giocoforza sforna neologismi anche in italiano per rendere la prosa di Volodine), ovvero Gli animali che amiamo, opera pubblicata da 66thand2nd, che ha in catalogo altri due suoi titoli e ne annuncia un quarto, Songes de Mevlido.” Giovanni Leti

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Expo 58 – Jonathan Coe #recensioni #JonathanCoe

expo58

Due pareri del nostro gruppo su questo libro, che non ne esce bene, ahimè.

DANIELA:

Muggisco dalla delusione.

Mi aspettavo Hitchcock & Cary Grant e mi ritrovo Scemo & più Scemo.
In pratica, il protagonista di questa blandissima e prevedibile storia di spie è Zeno Cosini, però inglese.

Il mio voto è una pernacchia.

NICOLA:

Coe è sempre geniale quando azzecca la situazione divertente, ed è stato piacevole  leggere delle vecchie Esposizioni Universali con ancora vivo il ricordo dell’Expo Milano. La premessa in realtà è anche interessante: l’ambientazione anni ’50, l’Inghilterra puritana “pre-Beatles”, la Guerra Fredda, belle idee senza sviluppo che rimangono sullo sfondo di una storia che non si brilla come né come spy story alla Graham Greene, né come commedia alla Lodge, rimane lì un po’ sospesa tra i due mondi. Libro davvero minore di un autore che si è decisamente un po’ seduto dopo i grandi esordi. Voto 6,5