Saigon e così sia – Oriana Fallaci #OrianaFallaci #recensione

“E’ stata, è, una Hiroshima senza fine; per arrivare a una fine senza fine.”

Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2010

Tutto si può dire di lei, tranne che non sapesse scrivere. Possiamo discutere sugli argomenti, ma non sulla forma. In questo caso, si tratta di un reportage di guerra, raccontata dalla parte opposta rispetto a “Niente e così sia“; in quest’ultimo la scrittrice si trovò faccia a faccia col Sud e le sue tradizioni, con la presenza fissa degli americani, e divenne un libro di denuncia, il racconto delle atrocità perpetrate durante una delle più sanguinose e inutili guerre che siano mai state combattute. In Saigon e così sia invece la scrittrice viaggia verso il Nord e successivamente verso la Cambogia, raccontando aneddoti, esperienze e incontri, andando a completare il quadro della guerra del Vietnam vista attraverso i suoi occhi: è il libro della disillusione, faccia a faccia con i vietcong e col comunismo. Il Vietnam del Nord, che è stato tanto idealizzato, di cui tanto si è parlato, non è il luogo che si aspettava.
Oriana in questo caso è anche abbastanza intellettualmente onesta da non esser sfacciatamente di parte, anche se non giurerei sulla totale obiettività e oggettività di quello che scrive. Ma d’altra parte, quando mai un narratore, per quanto voglia solo descrivere, riesce davvero a non farsi influenzare dalle proprie idee e sentimenti?

Io sono nata nel 1978, quindi non ho vissuto direttamente quel periodo storico. Il libro quindi è stato per me interessante anche per capire come allora venisse vista in Occidente, ed in italia in particolar modo, quella guerra, della quale perlopiù so da film americani. Certamente non oggettivi nemmeno loro!

Molto bella la prima parte del libro, che racconta il soggiorno ad Hanoi. La narrazione è veloce, diretta, ti proietta sul luogo con la scrittrice. Le altre pagine poi sono raccolte di articoli pubblicati, non più quindi sotto forma di diario ma di analisi di vari aspetti della guerra, raccontata quindi in maniera più distaccata. Una lettura che è un ottimo spunto per cercare di approfondire una guerra ed un periodo storico che altrimenti, per la mia generazione, rimane pressochè sconosciuto (non so se nel frattempo sia cambiato qualcosa, ma ai miei tempi a scuola si riusciva a malapena ad arrivare alla seconda guerra mondiale. Tutto ciò che è successo nel secolo successivo, ed a mio parere assolutamente fondamentale per capire il mondo di oggi e le sue guerre, non viene praticamente nemmeno accennato). Questo testo, inoltra, rende evidente che il comunismo totalitario non è stato solo quello russo, come le dinamiche politiche e sociali in quegli anni hanno stravolto non solo l’Europa ma anche l’Est, che con la caduta del muro il comunismo non è finito.

Cecilia Didone

Sostiene Pereira – Antonio Tabucchi #AntonioTabucchi #SostienePereira #riflessioni

 

Pereira nacque a Lisbona, in una giornata d’agosto del 1993, quando Tabucchi lesse la notizia della morte di un giornalista che aveva conosciuto in Francia, rifugiatosi lì dopo aver pubblicato in Portogallo un articolo di denuncia al regime salazariano.
Pereira è il direttore della pagina culturale di un giornale pomeridiano di Lisbona, che lui crede essere indipendente.
Vive solo, ha problemi cardiaci, ama la buona cucina, il Porto e le limonate. Parla con il ritratto di sua moglie defunta e vive tranquillamente tra ricordi e piccoli piaceri quotidiani. L’incontro con Monteiro e Marta, due giovani ribelli e rivoluzionari minerà definitivamente la tranquillità delle sue giornate. Vorrebbe in fondo ignorarli, ma finisce per aiutarli senza esporsi troppo. L’apatia e l’inerzia cedono il passo ad un coinvolgimento sempre più appassionato rivolto al presente. E l’incontro con il dottor Cardoso lo porterà definitivamente ad abbandonare ogni resistenza al passato e a interiorizzare il peso del dovere a cui si stava sottraendo.

Vi sono diversi livelli di lettura in questo romanzo, almeno quante sono le anime della “confederazione”, appartenenti ad ogni singolo uomo, e di cui parla Cardoso.
Vi è sicuramente una testimonianza storica del regime salazarista, una denuncia che ricorda le ingiustizie compiute.
Vi è, soprattutto, la testimonianza di una letteratura che non è incompatibile con la Storia, anzi, ne diventa parte integrante e potenzialmente rivoluzionaria.
Tabucchi pone anche la questione di chi debba essere oggi uno scrittore. Di quanto abbia l’obbligo morale e intellettuale di testimoniare una realtà più complessa di quella individuale.
La “rinascita” di Pereira è la rinascita, chiesta dall’autore, per ogni uomo; e ci convince della possibilità di cambiare sè stessi per cambiare la Storia. Non necessariamente servono eroi, solo uomini onesti con la realtà, capaci di non rinnegare il passato, pur vivendo in un presente che non lo rappresenta più.

Come suggerisce il titolo, il romanzo è narrato in terza persona: il narratore rimane esterno ai fatti ma non estraneo. L’uso reiterato, mai abusato, del sintagma “sostiene Pereira” ci accompagna in un racconto che crea intimità con il “narratore” e ci chiede di diventare osservatori diretti dei fatti e, se possibile, narratori di Storie nuove.

Egle Spanò