Io sono il messaggero – Markus Zusak

messaggero

Eqquindi tocca stà in campana a recensire libri qua, che mentre tu pensi che stai facendo come una riflessione ad alta voce, a casa tua, tipo quando partono l’antifurti e te nella protezione della tua cameretta biascichi un inoffensivo “AHO’ AVETE FINITO DE ROMPE LI COJONI?” e invece te sale su casa il proprietario della machina rompizebedei e te corca. Qua come gnente sortiscono l’Autori che magara se offendono e io poi mi dispiaccio, ecco. E comunque com’è come non è, io il predecessore della bambina che salvava i libri non so se l’ho apprezzato o no. Ed Kennedy ha 19 anni, fa il tassinaro abusivo in una non meglio precisata città, ha un’esistenza che scorre abbastanza squallida tra bevute e partite a carte con l’amici ed è innamorato senza speranza di Audrey. Finchè un giorno, dopo aver sventato una rapina in banca, riceve per posta una carta, l’asso di quadri. Da qui si dipana tutta una vicenda sul tipo di Amelie, pe capisse, quel genere di cose che ammè piaciono assai assai, pur essendo desuete e improbabili. Tipo aiutare qualcuno in difficoltà, ecco. Ma non un amico o un familiare, no, un illustre sconosciuto. Me mi piacerebbe abitare in un mondo così, dove qualcuno ti aiuta in un momento critico, ti tira su dal mare in cui stai affogando e ti cucina un piatto di minestra e ti tiene la mano. Solo che è come una favola, come Cinderella e la fata Smemorina bibbidi bobbidi bu, e invece qua l’aria che tira è magnasse la zucca e addobbare i topini che se sa, portano le malattie e sò zozzi. Perciò bè, sto messaggero non so valutarlo, scrittura semplice, storia inattendibile. Epperò quanto me piacerìa se ci fossero più Ed Kennedy ed Amelie e meno Randall Flagg in giro…
p.s. Markus, nel caso dovessi capitare qui, sappi che io ti stimo, comunquemente.

Io sono il messaggero – Markus Zusak

Stefania Lazzìa

Tutte le mie preghiere guardano verso ovest, Paolo Cognetti

original_paolo-cognetti-libro-tutte-le-mie-preghiere-guardano-ad-ovest

Tutte le mie preghiere guardano verso ovest – Paolo Cognetti
(che è poi colui di Sofia si veste sempre di nero)

forse non si è capito, ma ho trovato deliziosi questi librini qua.
mi mancherebbe solo Berlino, ma con tale città ho un rapporto complesso di amore/odio e al momento non me la sento di avventurarmi per districare questi gomitoli di lane intrecciate e mi fermo.
vi lascio con New York e mi pare un bel lasciare.

“…Il punto non è il paesaggio che hai intorno, ma il modo in cui ci vivi dentro. Le parti di mondo che osservi più spesso sono quelle in cui riesci a rifletterti, le cose che ti colpiscono sono scoperte di te. Probabilmente amo New York per questo: perchè tra le infinite città che contiene, ce n’è anche una che mi assomiglia come se l’avessi inventata io. Io preferisco la mattina presto alla sera tardi. Preferisco i margini di Brooklyn a tutti i possibili centri di Manhattan. Preferisco i marciapiedi deserti alle strade gremite, le vecchie fabbriche in mattoni rossi ai grattacieli. Non è New York a essere così sono io. Il marciapiede deserto sono io. La fabbrica in mattoni rossi sono io.”

(Signore, come hai potuto
allontanarti tanto da me?
non è buffo incontrarci dopo
una vita intera?
Ora strappami via queste carni
alla terra rendile
sbriciola le mie ossa
e nel mare spargile

E fa che dal mio corpo germogli
una fede nuovissima e stupefacente
e nell’ora del giudizio
il mio io ritrovi il suo dio).

Lazzìa