Dissipatio H.G. – Guido Morselli #guidomorselli #recensione

 
Guido Morselli – Dissipatio H.G.
Gli Adelphi, Fabula
1985, 12ª ediz., pp. 154
isbn: 9788845906336
Temi: Letteratura italiana

“Eppure, l’Inspiegabile si è inaugurato per opera mia. Per lo meno, gli eventi hanno coinciso con un evento strettamente privato e mio; coincidenza, oso pensarlo, non casuale. La notte favolosa fra il I e il II giugno. Quella notte, ero deciso, io mi sarei ammazzato. Perché. Per il prevalere del negativo sul positivo. Nel mio bilancio. Una prevalenza del 70 percento. Motivazione banale, comune? Non ne sono certo.”

Ultimo romanzo di Morselli, di pochi mesi precedente la sua tragica scomparsa, Dissipatio H.G. (dove H.G. sta per Humani Generis) è anche il suo libro più personale e segreto.

La razza umana improvvisamente scompare, e rimane il protagonista, colui che pensava proprio in quel momento di suicidarsi .
Non pensate a milioni di cadaveri per le strade, nelle case, no.
Scompaiono proprio, alcuni lasciando quel rigonfiamento nelle coperte sotto le quali stavano dormendo .
E così, paradossalmente colui che era pronto ad abbandonare la vita è condannato ad essa.
Dapprima prova stupore e gioia.
Vive in un mondo privo di persone dalle quale voleva allontanarsi.
Vive in un mondo in cui il tempo, inteso come strumento di regolazione delle attività umane, scompare.
Vive in un mondo in cui i pensieri sono rivolti solo a lui stesso.
Respira, mangia, dorme.
Ma non riesce a smettere di pensare a persone del passato, rimane a osservare gli animali, la natura, le macchine rimaste, rievoca eventi che furono, osserva con nostalgia cose ormai obsolete come quotidiani, una foto, una macchina da scrivere, in un lungo monologo declinante verso una disperazione dovuta all’incomprensione per ciò che è accaduto. Riflette sul senso della vita e della morte quando non ci sono persone che ci guardano o ci ascoltano, e rievocandoli alla memoria comincia a parlare con loro, in un dialogo infinito, filosofico e profondo. L‘essenza fondamentale del romanzo si trova nei cambiamenti interiori del protagonista, nelle sue profonde riflessioni su tutto ciò che è legato alla dimensione umana e alla sua trasformazione, idee poi confrontate con il pensiero di importanti filosofi e pensatori.

Un lungo panico, in principio. E poi, ma tramontata subito, incredulità, e poi di nuovo paura. Adesso l’adattamento. Rassegnazione? Direi proprio accettazione. Con intervalli di proterva ilarità, e di feroce sollievo.

Il protagonista è vivo e si trova davanti il Nulla.
Arriverà a domandarsi infine, se la solitudine tanto bramata sia un mezzo e non il fine. Ma il mezzo per cosa?
Per vivere meglio?
Forse.
Ma è necessario che ci sia l’Altro per opporsi e dare un nome alle cose: il silenzio ora si accumula, non scorre più, tutto è fermo.

Il silenzio da assenza umana è un silenzio che non scorre. Si accumula.

E lui è un eletto o un reietto?

“L’ignoto mi è addosso, e io sono solo, senza scampo. Non ho aiuto, non ho consiglio. A chi chiederò un esorcismo? Scienza e filosofia forse rimangono. In me, e sia pure al grado millesimale, in barlume. Ma non hanno previsto niente di quello che succede, e non ne sanno niente . Sono io a sapere che, a ogni modo, ciò che succede non è pensabile, va oltre.”

Il tema della libertà dell’uomo è analizzato fin nel dettaglio.
Che alternative ci sono all’inferno degli altri e al bisogno di essi per identificarsi?
Tertium non datur.
L’abisso di solitudine in cui sprofonda il protagonista è tangibile.
L’attesa di un uomo che non arriverà mai, forse, è la risposta di Morselli.
La scrittura è pungente e raffinata, le frasi sono brevi, spesso nominali e ci forniscono una visione icastica, di questo mondo distopico che accompagna il lettore anche quando posa il suo sguardo verso l’attigua realtà.
A mio avviso è un grande romanzo.
La sua genialità e arditezza, la sua passione, mi hanno fatto innamorare di lui.
Consigliato a chi ama arrivare al confine del possibile, dissipato o meno che sia.

Egle Spanò

La distrazione di Dio – Alessio Cuffaro #AlessioCuffaro #recensione

La distrazione di Dio – Alessio Cuffaro  

Editore: Autori Riuniti (19 maggio 2016)

Collana: I nasi lunghi

Chi di noi non ha detto, almeno una volta, la frase “sarà per la mia prossima vita”…?
Nella mia vita precedente devo essere stato….
Nella mia prossima vita vorrei rinascere…uomo, donna, ricco, bello e via dicendo.
E chi di noi non ha fatto anche il pensiero che, se mai ci fosse un’altra vita, sarebbe bello avere la consapevolezza e i ricordi della vita precedente?
Vivere più vite con l’esperienza di quelle passate.
Il massimo.
Ecco, dopo aver letto questo libro…io non ne sono più così sicura.
Quanto può essere ingombrante il carico dei ricordi che ci porteremmo dietro, vita dopo vita?
Quanti affetti perduti, quanto dolore lasciato in sospeso, quanti luoghi, lingue, abitudini…ma, soprattutto, quanto può essere faticoso e frustrante sapere che dentro un corpo giovane ed inesperto alberghi l’anima di un centenario, di un millenario, di chi ha già provato tutto e, quindi, ha perso lo stupore e la meraviglia delle prime volte?
Il dolce sapore iniziale di aver “ingannato” la morte, finisce per trasformarsi in una dannazione eterna…un doversi continuamente reinventare in una nuova dimensione vitale, mantenendo tutte le proprie caratteristiche, ma non potendole manifestare liberamente.
Perché non puoi essere un quindicenne che ragiona come un cinquantenne.
Perché fingere di essere chi non sei, alla lunga, stanca, sfibra, lacera.Ogni vita è solo un passaggio per un’altra… e poi un’altra ancora… e ancora.
Fino a scoppiare.
E invece no, non puoi neanche scoppiare… non ti è concesso questo sollievo.
Il desiderio della fine, così lontano dal nostro comune pensare, diventa bisogno, necessità.Un libro insolito, affascinante, molto ben scritto, che va a ribaltare il nostro concetto di desiderio di immortalità, di vita, destino… ma anche di appartenenza ad un corpo.
Si dice che noi non siamo il corpo che possediamo, che l’anima va oltre… ma fino a che punto?
“Io” sarò sempre “io” anche nel corpo di un altro?
Mi ritroverò ad essere una donna anche abitando il corpo di un uomo?
Con quali conseguenze? Con quali lotte interiori?

Un romanzo che è un generatore automatico di domande.
Senza risposte.
Senza un finale.
Perché è giusto così…

L’autore non si sofferma troppo sul lato introspettivo del personaggio, credo volutamente, per lasciare a noi lettori questo compito, per lasciarci il tempo e lo spazio di assorbire il messaggio, di elaborarlo.
Per fare questo ci lascia anche delle pagine bianche a fine libro, pagine a nostra disposizione, che ci chiede di riempire.
E io l’ho appena fatto.

Antonella Russi