Ottanta rose mezz’ora – Cristiano Cavina #CristianoCavina #MarcosYMarcos

Ottanta rose mezz’ora – Cristiano Cavina

Editore: Marcos y Marcos
Collana: Gli alianti
Si incontrano per caso. Due vite sospese per aria. Lui scrive, e tra libri e seminari ricava più o meno di che vivere; Sammi è una ballerina che insegna danza alle bambine. Si mandano messaggi, si cercano. Il desiderio sale dritto dalla pancia, li trascina nei vicoli bui, contro saracinesche arrugginite. Li fa vibrare come una corda sola. Lui con le sue zone oscure, la sua attrazione per i territori estremi. Sammi con il suo broncio, il passo che piega la superficie del mondo. Sammi che attira disastri, e si trova sommersa dai debiti. C’è una strada che sembra molto facile. Basta un annuncio. Aprire la porta a sconosciuti. Può assentarsi dal corpo e vendersi così, senza emozioni?

Lui (Cristiano Cavina) lo definisce un libro che ha scritto non con il cuore, ma proprio con il sangue. E di quel sangue si sente tutto lo scorrere e il raggrumarsi, l’assurda lealtà e la contaminante crudezza. Le pagine le sfogli con i sensi, non c’è altro modo. Bastano poche righe e sei carne che, nuda (nuda fino all’osso), ama. A volte tremi e non sempre di commozione. C’è parecchio schifo, occorre dirlo. Ma ci sono anche una forza, un coraggio, un giocarsi la guerra a morsi, un amare smisuratamente che, miodDio, lasciano senza fiato. Ci sono una donna guerriera (Chantal, o meglio: Sammi) di una bellezza lancinante e un uomo disfatto (Diego) dall’anima candida, laddove il candore non fa rima con pudicizia, ma con caduta dei muri, quelli di gomma contro cui sbattono i però, quelli delle buone maniere, delle cose lecite, del giusto come ce lo insegnano le novelle. C’è tanta di quell’estasi che a un certo punto devi aprire le finestre e dare aria alla stanza. I loro corpi sono poesia e, come sappiamo bene, la poesia non è tutta endecasillabi e assonanze: la poesia è rumore di fondo, schiaffi, chimica, il dire le cose come diavolo sono proprio quando osare sembrerebbe la cosa meno opportuna da fare. I corpi degli altri sono oggetti ed è forse questo che mette soggezione: come si possa entrare tanto profondamente in qualcuno da divenire l’unica pelle che dell’altro non guasta la pelle. Controverso, primitivo, urticante; scritto divinamente; in qualche modo romantico, di un romanticismo fuori da ogni clichè, atavico, destabilizzante. Uno sberlone in pieno volto, come è venuto da dire alla mia amica lettrice Barbara.

Conoscere una persona è come salire su una montagna. Quando si arriva sul crinale ci si mette insieme. Ma non si può stare fermi lì. La vita va avanti. Si deve decidere da che parte scendere. E io in quella più comoda non ci stavo bene.

Rob Pulce Molteni

Descrizione
Storia d’amore in bilico tra purezza e corruzione, perversione e sesso, fallimento e redenzione. Un omaggio al coraggio di una ragazza, alla sua lotta per mantenere l’integrità a ogni costo. Un romanzo dolcissimo e spietato. Un Cavina che non ti aspetti, una storia diversa.

«Cavina, con uno stile denso, a tratti crudo ma sempre accattivante, ben descrive le emozioni dei suoi protagonisti. Li rende tridimensionali, senza mai scadere nel sentimentalismo. Sono prodotti del nostro tempo… ironici e poetici nella bizzaria del loro amore»La Lettura

“Credo che sia la meraviglia, a tenerci attaccati a certi esseri umani, più di qualsiasi altro sentimento. Più della protezione, più della dolcezza, infinitamente più della bellezza. Piccoli sospiri di meraviglia, casuali e improvvise escursioni fuori dalle rotte prestabilite”

Grotesque – Natsuo Kirino #recensione #natsuokirino

Tokyo, anni 2000. La bravissima autrice ci conduce negli abissi della società giapponese, tremendamente classista, verso la quale muove una critica spietata. Fin dalle prime pagine è chiaro che non si tratterà di un romanzo facile, perché la prima persona che si incontra è una ragazzina ferocemente arrabbiata che non prova la minima empatia verso gli esseri umani, in particolare verso i membri della sua stessa famiglia: la sorella in particolare, creatura dalla bellezza sovrumana e dall’apparente stupidità sarà fonte di ogni suo tormento e su di lei riverserà un odio silente ed estremo. Via via che andiamo avanti con la lettura incontriamo personaggi ancora più meschini, fragili, egoisti, malvagi, dissoluti, che non nutrono nessuna speranza per se stessi e finiscono col vivere esistenze prive di umanità. Le loro famiglie sono il centro del male, un nucleo accentratore di miserie di ogni tipo. Ma anch’esse sono vittime di una società che non lascia scampo. I licei e le Università più prestigiosi sono opportunità per pochi eletti cui appartengono già per diritto di nascita, e sono gli unici istituti che aprono le porte ad una carriera facile e sicura. Chi cerca di entrare studiando e superando gli esami di ammissione viene ghettizzato senza via di scampo, a meno che non si possieda doti straordinarie: come la bellezza mozzafiato di Yuriko. Nonostante tutto, se qualche “esterno” riesce ad ottenere la laurea e di conseguenza un ottimo impiego, dovrà scontrarsi contro un altro classismo ancora peggiore: quello che divide nettamente i ruoli tra l’uomo e la donna. Tutte le protagoniste femminili del romanzo compiono percorsi differenti, ma sono accomunate dalla stessa mostruosità interiore, e per questo motivo arrivano tutte allo stesso traguardo: la prostituzione. Fare la prostituta solitamente non è una scelta di vita, ma qualcosa cui si arriva per disperazione, per sfruttamento, per sopravvivere. Non è così per queste donne. La vita notturna diventa per loro una scelta appetibile, l’unico modo che credono di avere a disposizione per sentirsi apprezzate, vive…Inoltre dona loro l’illusione effimera di esercitare potere sugli uomini. Durante le ore battute sul marciapiede si sentono regine di bellezza, donne affascinanti, donne di successo, donne realizzate. Ma la realtà rimanda l’immagine di una bellezza talmente innaturale e paradossale che strappa un sorriso in chi le guarda, un sorriso che non è dettato dall’allegria ma da una pena profonda.

Da un punto di vista sociologico, c’è da dire che tutte le voci narranti appartengono a soggetti affetti da patologie psichiatriche o di rilevanza psicologica (anoressici, borderline, soggetti con iper sessualità, assassini sociopatici): quindi tutti soggetti che, come può accadere in ogni parte del mondo, da un contesto sociale di povertà o familiare “malato” , escono “guasti”. Quindi manca, in questo senso, una profondità di studio che interessi il solo Giappone. Delle protagoniste, non si sa chi dica la verità, non si sa di quale delle tre donne sia vera la versione: è un libro di odio, di menzogne, di rifiuto, di disincanto, dove la follia personale è provocata e inglobata dalla follia collettiva di una società allucinante come quella giapponese. Detto ciò, è un romanzo molto scorrevole, intenso, nonostante le 910 pagine si arriva alla fine senza mai annoiarsi; amo molto lo stile spietato della Kirino, però l’ho trovato obiettivamente ripetitivo in alcune parti ed eccessivo in certe descrizioni: con duecento pagine in meno e un finale meno sbrigativo e un po’deludente dopo tanta logorrea, sarebbe stato un vero capolavoro. Ma comunque un libro dal quale è impossibile staccarsi, lo consiglio.

Paola Castelli

DESCRIZIONE

Due prostitute di Tokyo, Yuriko e Kazue, sono state uccise, e la loro morte ha lasciato un mistero che va oltre la necessità di scoprire il loro assassino. Chi erano queste due giovani donne, quali eventi hanno condotto la loro vita verso un destino tremendo? La sorella maggiore di Yuriko racconta parte della storia tornando indietro nel tempo, quando le due ragazze uccise erano studentesse di una scuola prestigiosa dominata da una rigida gerarchia sociale. Una è figlia di madre giapponese e di padre svizzero, dotata di bellezza quasi sovrannaturale che le rende tutto facile, l’altra deve invece lottare per ogni risultato, forte di una caparbia determinazione, mai del tutto consapevole della propria costante impopolarità. Nel corso degli anni le loro esistenze si scontrano con le convenzioni sociali, perché entrambe scoprono che per essere davvero libere dovranno trasformarsi in donne “grottesche”, mostri di perversione ed eccessi, di irriducibile volontà di indipendenza. Entrambe sceglieranno di diventare prostitute, fino a ricongiungersi in una morte inaspettata