La Breve Favolosa vita di Oscar Wao – Junot Diaz

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Per la disfida alla voce: “un premio pulitzer recente”
Dopo aver tentato di leggere altri tre libri e essermi accorto che per effetto della vecchiaia proprio non ce la faccio a impegnare il mio tempo con narrativa mediocre, mi sono imbattuto in questo capolavoro (pulitzer meritato).
È una storia che si snoda su più generazioni, tra santo domingo e gli Stati Uniti e che parla di amore, destino e fukù ( la sfiga cosmica, per chi non parla in slang). Avvincente emozionante fino alla fine. Spero vi piaccia! Oscar è un ghetto-nerd dominicano obeso e goffo, ossessionato dalle ragazze – che naturalmente lo ignorano – dai giochi di ruolo e dai romanzi di fantascienza e fantasy. Prima che lui nascesse, sua madre, la formidabile Belicia Cabral, ha lasciato la Repubblica Dominicana di Trujillo per rifugiarsi nel New Jersey, dove Oscar vive sognando di diventare il nuovo Tolkien e, più di ogni altra cosa, di trovare l’amore. Per riuscirci, il nostro eroe deve sfidare il micidiale fukú , l’antica maledizione che perseguita i membri della sua famiglia da generazioni, condannandoli al carcere, alla tortura, a tragici incidenti e soprattutto alla sfortuna in amore. La prosa vivida e giocosa di Junot Díaz, che incarna la molteplicità di luoghi, culture e linguaggi alla base del romanzo, ci trasporta dalle periferie americane contemporanee al sanguinario e insieme mitico regno del dittatore dominicano Rafael Leónidas Trujillo, mentre la storia del mite e sventurato giovane si intreccia a quella della sua gente e della sua terra, che finiranno per plasmarne il destino.

Stefano L.

DESCRIZIONE

“La breve e favolosa vita di Oscar Wao”: già dal titolo si capisce che il romanzo non avrà un lieto fine classico. Ma non importa. Perché la vita di Oscar – ribattezzato Wao da un amico dominicano che storpia il nome di Wilde è davvero favolosa. Da favola. Da favola letteraria, magica e realistica al tempo stesso. Nasce e cresce nel New Jersey, il grasso, poco attraente, intelligente e parecchio eccitato Oscar. Sua madre Belicia è una ex reginetta di bellezza scappata da Santo Domingo perché perseguitata dal clan del dittatore Trujillo, la sorella, Lola, è una ragazza dolce, assennata e insieme spericolata come tutte le dominicane di Diaz. L’intero albero genealogico di Oscar, come quello di altre migliaia di dominicani, è composto da figure torturate, espropriate, martirizzate.

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Toni Morrison – Amatissima #tonimorrison

amatissima

Attenzione: si segnala libro ad altissimi livelli di Ottima Letteratura.

Il devastante mix convalescenza-insonnia- caldo di questi giorni mi porta a leggere come se fossi pagata a cottimo per farlo. Ed è nell’abbuffata del periodo che ho scoperto, con mia somma vergogna, di aver ignorato fino a ieri l’esistenza di questa scrittrice americana. Non riesco a farmi una ragione di quanto abissale sia la mia ignoranza.

Premio Nobel per la letteratura, premio Pulitzer (per Amatissima, appunto) e molte altre cose, la Morrison ha scritto e scrive della condizione degli afro americani in diversi momenti della storia. Definizione esatta ma assurdamente superficiale.

Veniamo a noi. Perché vi consiglio Amatissima?
Perché Amatissima racconta in uno stile che ancora non avevo mai incontrato la realtà degli schiavi negli Stati Uniti di fine ‘800. Perché racconta dell’amore più grande, quello di una madre per la figlia, perché cerca di farci comprendere quanto è grande l’Amore se quella madre uccide la figlia pur di non farle subire ciò che lei stessa ha passato (lo spunto del libro è tratto da una storia vera). Perché è un libro brutale e delicatissimo, che ferisce e brucia, che sconvolge e intenerisce, che fa ammutolire per l’orrore di qualcosa che era quotidianità, abitudine, norma e regola e che fa provare vergogna per il solo fatto di avere la pelle bianca, che porta in una dimensione insieme reale e magica, che ci porta a piccoli passi a comprendere il Perché la figura della schiava Sethe sia così straordinaria, che fa provare compassione e affetto per la vecchia Baby Suggs. Insomma, potrei fare una lista lunghissima di ragioni.
Da lettrice compulsiva tendo a dimostrare un certo buonismo verso i libri che leggo, me ne rendo conto. Però qui siamo davvero di fronte a qualcosa che va oltre, molto oltre, un buon libro. Qui siamo a livelli altissimi.

Se si decide di leggere Amatissima bisogna prepararsi a farsi male, a leggere con attenzione, a prendersi del tempo. Perché a volte si legge un passaggio e qualche riga oltre ci si ferma e si torna indietro per rendersi conto di aver letto bene, di aver davvero capito.

Come in questo passaggio:
-Che cosa ha detto?
-Niente.
-Niente?
-Non una parola.
-Gli hai parlato? Non gli hai detto niente? Gli avrai pur detto qualcosa!
-Non potevo, Sethe…è che….non potevo proprio.
-Perché?
-Avevo il morso in bocca.