Viaggio di nozze, Patrick Modiano

Come scritto qualche giorno fa, questo è il romanzo che per primo è scaturito dalla lettura dell’avviso di scomparsa di Dora Bruder. La trama è presto detta: il protagonista e io narrante si trova a Milano due giorni dopo il suicidio in albergo di una turista francese. La suicida è una donna che ha conosciuto tanti anni prima, e che ha lasciato una profonda impressione in lui. La narrazione si sdipana, da qui, raccontandoci l’incontro con quella donna e il suo compagno, la storia della coppia che si incontra a Parigi nel 1942, lui un borghese bien né, lei figlia di un medico ebreo, e lo scollamento progressivo del protagonista dalla sua vita in una banlieu parigina nebbiosa e grigia. L’intreccio risulta naturale, le atmosfere nostalgiche anche quando sono drammatiche, i frammenti di vita dei personaggi (fantasmi?) che abitano gli appunti del protagonista emanano tristezza, e il complesso “se tient” in una lettura che scivolerebbe via se, anche qui come in Dora Bruder, la resa dei tempi verbali non sembrasse poco curata o addirittura poco corretta. Manca qualcosa, ma non saprei dire cosa sia.

Maria Silvia Riccio

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Dora Bruder, Patrick Modiano

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Come voi, all’attribuzione del Nobel per la Letteratura del 2014, mi ero chiesta chi mai fosse Patrick Modiano. Per Natale mia sorella mi ha regalato i suoi Dora Bruder e Viaggio di Nozze (insieme a un cappello utile a nascondere l’effetto Auschwitz indotto dalla chemio, ignorando – credo – l’associazione con il tema dei libri) e così sono arrivata a leggere il primo dei due, di cui il secondo è una sorta di preludio, il che significa che li leggerò nell’ordine sbagliato, ma tant’è.
Ho consultato la “nostra” (posso dire nostra?) pagina e trovato la recensione che
Anna LittleMax Massimino aveva scritto e devo dire che ho da fare gli stessi rilievi: qua e là scarni ma vividi bagliori di poesia, ed estenuanti elenchi di nomi, date e dati a rappresentare il deserto dell’Olocausto percorso in una sorta di pellegrinaggio sulle tracce di una sconosciuta, intersecate da tracce di altri sconosciuti che spesso hanno una stella di David in comune. Il passato che li ha inghiottiti tutti è stato normalizzato in quella che Modiano definisce una neutralità svizzera, è stato spazzato via e sostituito da una modernità che sembra mendicare l’oblio su un capitolo dell’umanità che all’Europa e alle sue supposte radici cristiane non piace dover ammettere (cfr. il commento sull’assenza di misericordia di certe monache).
Sicuramente Dora Bruder è un altro interessante apporto alla conservazione di una memoria scomoda per la civiltà occidentale, uno squarcio importante nel muro del revisionismo e del negazionismo dilaganti.
Mi ha molto infastidito la traduzione, specialmente la concordanza dei tempi che spesso sembra approssimativa – e non riesco a capire se sia voluta o se sia dovuta alla fretta di sfornare l’opera di un autore insignito del Nobel – e il mancato uso del congiuntivo a favore dell’indicativo, che mi dicono essere una tendenza in voga tra i traduttori contemporanei…

Maria Silvia Riccio

Anna: Quello che sottolinei sui tempi dei verbi l’ho ritrovato in un altro suo libro letto di recente, L’orizzonte. Non solo il passaggio un po’ troppo disinvolto da un tempo all’altro, che come dici potrebbe essere una scelta di stile, ma veri e propri strafalcioni imperdonabili in un’edizione Einaudi (come in qualsiasi altra). La fretta di riempire gli scaffali temo abbia provocato danni.A parte questo, L’Orizzone è una piccola chicca che ti consiglio caldamente. Anche in questo libro si parla della ricerca a distanza di decenni, della memoria, delle vite che si intersecano. Tutti temi molto cari a Modiano, a quanto sembra, e molto ben sviluppati. Quei bagliori di poesia intravisti in Dora Bruner si fanno più fulgidi ed intensi.