Voli acrobatici e pattini a rotelle – Fannie Flagg #recensione #fannieflagg

Ero stata un po’ titubante nell’acquistare questo romanzo della Flagg, perché per me lei è la scrittrice di POMODORI VERDI FRITTI. Non so se mi spiego, dunque. Io ho adorato quel libro e anche il film che ne è stato tratto, per cui a dirla tutta pensavo che non avrebbe più potuto fare di meglio. In effetti questo non è al livello di Pomodori Verdi Fritti, però è uno di quei libri che definirei… adorabile. Il suo stile scoppiettante è inconfondibile, così come i suoi personaggi femminili: le protagoniste sono donne del Sud forti, caparbie, anticonformiste, ma anche capaci di grandi gesti di amore e tenerezza. La storia si sviluppa su due linee temporali differenti. Nel presente seguiamo le vicende di Sookie, che conduce una vita borghese e serena in Alabama assieme al marito dentista che l’ama con una devozione invidiabile e i quattro figli. Le tre femmine si sono sposate recentemente, una di seguito all’altra, e l’unico figlio maschio pare invece non ne voglia sapere. Ad ogni modo i recenti matrimoni hanno letteralmente spossato Sookie e quindi, ora che tutti hanno lasciato il nido, lei non desidera altro che godersi un’ esistenza il più possibile tranquilla dedicandosi alla sua passione per i volatili e al marito. Ma la vita è sempre imprevedibile e soprattutto mai noiosa. Un paio di cose metteranno a repentaglio tutti i piani di Sookie: una è senz’altro la presenza costante ed ingombrante dell’anziana madre, donna un po’ fuori di testa, esibizionista, invadente ed eccentrica che non perde occasione per rammentare alla figlia che deve essere sempre e comunque all’altezza del cognome che porta: loro sono delle Simmons, ed i Simmons sono una delle più illustri e antiche famiglie dell’ Alabama. Cosa che alla povera Sookie riesce difficile da sempre, con sua grande frustrazione e con un senso di inadeguatezza che la riempie di angoscia fin da quando era una bambina. La seconda è una lettera contenente un documento incredibile che sconvolgerà completamente la sua esistenza e quella di tutta la sua famiglia.
L’altra linea temporale invece ci proietta negli anni 30, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Qui facciamo la conoscenza di Fritzi, una ragazza d esuberante, piena di vita e dotata di un coraggio fuori dal comune. Affascinata dal volo, impara a pilotare gli aerei grazie ad uno strampalato pilota acrobatico di cui s’innamora. Dopo che gli Stati Uniti entrano in guerra Fritzi, insieme alla sue sorelle, si ritrova costretta rilevare la pompa di benzina di famiglia, la Wink’s Philipp 66, che ben presto diventerà la più famosa della zona al punto tale che i camionisti inziano a deviare appositamente i loro itinerari per poter ammirare le quattro belle ragazze che, a ritmo di musica e con i pattini a rotelle ai piedi, riparano i loro mezzi e li riforniscono di carburante veloci come schegge e abili come uomini. Queste tenaci ragazze con l’inasprimento del conflitto finiranno ben presto anche loro per aiutare la Nazione arruolandosi nelle WASP (le Women Airforce Service Pilots), corpo totalmente femminile che aveva il compito di trasportare gli aerei dalle basi militari al servizio dell’esercito americano impegnato sul fronte bellico. Insomma, donne straordinarie i cui fili del tempo si intrecciano via via che si prosegue con la lettura di un racconto che dosa sapientemente ironia e sensibilità, che ci fa capire quanto sia importante rimanere fedeli a se stesse, ma soprattutto ci insegna che cambiare rotta e riprendersi la propria vita è sempre possibile. Un messaggio di speranza e di positività trasmesso attraverso uno stile che non stanca mai, che ti strappa un sorriso più di una volta, e che girata l’ultima pagina ti lascia in dono un bellissimo senso di leggerezza.

Paola Castelli

La figlia del boia – Oliver Potzsch #recensione #NeriPozza

Oliver Pötzsch è un giovane scrittore e sceneggiatore tedesco, con una storia familiare molto ricca e particolare dalla quale ha deciso di partire per il suo primo romanzo, uscito nel 2007, questo affascinante romanzo storico, dalla scrittura potente ed evocativa, che da noi, tradotto, è uscito come La figlia del boia.

La  figlia del boia ha un’ambientazione interessantissima e poco sfruttata nella letteratura di genere. Il lettore si ritrova subito catapultato nella Baviera del 1600, in una cittadina modesta, abitata da persone per lo più povere, dove campeggia una mentalità retrograda e avvezza a fagocitare le dicerie più insensate, dove la pena di morte è la risposta ad ogni problema e dove il mestiere del boia è una professione necessaria, come può essere quella del fornaio o del locandiere.

Il genere del romanzo storico è di per sè molto ostico, perché prima di tutto è difficile per uno scrittore rendere attraverso le pagine una visione realistica dell’epoca in cui la vicenda è ambientata. Serve una scrittura praticamente perfetta e una dovizia di particolari non da poco, il che presuppone una conoscenza profonda ed accurata del periodo storico, in cui ogni dettaglio ha la massima importanza. Oliver Potzsch, scrittore esordiente, centra l’obiettivo e ci regala un affresco della Baviera del XVII secolo che difficilmente potremmo dimenticare. Il protagonista, a dispetto del titolo, è il boia della città di Schongau. La figlia del boia infatti (lo dico per quelli che come me pensavano di incappare in una figura femminile) resta marginale alla storia, al punto che sono ancora qui a chiedermi il motivo di questa scelta di titolo.

Il boia del paese, si diceva, è l’uomo attorno al quale ruota tutto il romanzo. Chi di noi ha mai pensato che il boia potesse essere una figura così importante per una comunità? Chi di noi se l’è mai immaginato come un essere umano normale, sotto quel cappuccio nero e quelle braccia nerborute fatte per tagliare teste? Un uomo con sentimenti, opinioni politiche, con una moglie e dei figli che ama? Direi nessuno. L’originalità del romanzo sta proprio in questo, nell’aver messo in luce le caratteristiche di un mestiere completamente ignorato dalla storia. Prima di tutto, il boia all’epoca era un mestiere esclusivo: era ereditario, veniva portato in dono da una sorte malevola a cui nessuno si poteva sottrarre: il figlio di un boia avrebbe fatto il boia a sua volta, come suo padre prima di lui e come i figli a venire. Non c’era modo di ribellarsi: essere nati in una famiglia di boia significava avere il petto macchiato da un’onta terribile che nessun altro avrebbe mai portato per propria scelta. Era un uomo temuto ma al tempo stesso non rispettato: il popolo aveva paura di lui perché era la personificazione della morte, al suo passaggio c’era chi si faceva il segno della croce e chi abbassava lo sguardo. Ma era comunque un lavoro, e andava fatto. Così era la vita anche per Jakob Kuisl, il boia di Schongau, fino a quando la levatrice del paese viene arrestata con l’accusa di aver commesso l’omicidio di due bambini. Il periodo della caccia alle streghe è finito da poco ma in tutta la Baviera, così come nel resto dell’Europa. è ancora profondamente radicata la convinzione che alcune donne siano emissari del diavolo, sue amanti e complici. Le levatrici, con il loro mestiere, erano profonde conoscitrici delle erbe e del loro potere curativo che usavano in grande quantità per alleviare i dolori del parto o per curare semplici problemi femminili, e tanto bastava per destare il sospetto. Martha a causa del suo lavoro viene immediatamente additata come strega e in quanto tale considerata colpevole delle barbare uccisioni. Viene affidata al boia il quale deve estorcerle regolare confessione affinché possa essere messa al rogo. Ma il nostro boia è un uomo molto diverso da quello che sembra e soprattutto non crede alla sua colpevolezza. E’ un uomo giusto e buono, che lotta contro i pregiudizi e che aiuterà Martha con tutti i mezzi a sua disposizione per lasciarla in vita fino a quando il vero colpevole non verrà trovato. In paese il boia non è il solo a credere all’innocenza della levatrice: sua figlia, una bella ragazza testarda e anticonformista e un giovane medico affascinato dalle conoscenze del boia e dalla sensualità della giovane, inizieranno ad indagare per proprio conto per arrivare alla verità. La loro sarà una lotta contro il tempo per ribaltare una sentenza di morte già scritta solo per coprire persone per bene, per motivazioni politiche, per nascondere verità inconfessabili.

L’accuratezza della ricostruzione storica e la stupefacente figura del boia, uomo erudito, esperto erborista e senza dubbio più lungimirante dei personaggi che governano il paese, rende questo romanzo storico un piccolo capolavoro da leggere senza indugi se come me siete affascinati da ciò che non conoscete. E’ un romanzo davvero ben strutturato, con uno stile di scrittura scorrevole ma non banale, e un ritmo avvincente, che nonostante l’ambientazione storica esaustiva si lascia leggere con piacere.

Paola Castelli

DESCRIZIONE

Baviera, 1659. Sulla riva di un fiume nei pressi della cittadina di Schongau viene trovato agonizzante il figlio undicenne del barconiere Grimmer. Qualche tempo dopo i bottegai Kratz si imbattono, nel loro piccolo Anton, il figlio adottivo, immerso in un lago di sangue, la gola recisa con un taglio netto. Sotto una scapola del bambino viene trovato il medesimo segno del figlio del barconiere: il cerchio di Venere, il simbolo delle streghe.