Erri De Luca – Tu, mio #ErriDeLuca

Il ragazzo e il mare: l’avventura estiva di un adolescente del dopoguerra, l’incontro con la pesca, e con una ragazza più grande, col suo segreto, con il suo dolore per la perdita del padre in guerra, prima della fine delle vacanze. C’è un’estate brusca nell’età giovane in cui s’impara il mondo di corsa. In un’isola del Tirreno, in mezzo agli anni cinquanta del secolo, un pescatore che ha conosciuto la guerra e una giovane donna dal nome difficile, senza intenzione trasmettono a un ragazzo la febbre del rispondere. Qui si racconta una risposta, un eccomi, decisivo come un luogo di nascita.

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Libro n•6 un libro per ragazzi

È la storia del passaggio all’età adulta del giovane protagonista che passa l’estate a pescare con lo zio sull’isola di Ischia. La narrazione comincia come in un classico romanzo di formazione ma dopo poche pagine la svolta è inaspettata e irrevocabile, perché a differenza dei romanzi picareschi, l’estate, il mare, la pesca, gli anni 50 e la stessa Ischia non sono che una cornice che fa da sfondo all’evento richiamato più volte della grande guerra appena finita, incarnato dalla presenza della giovanissima ebrea Caia, appena arrivata dalla Svizzera, sopravvissuta all’olocausto. Ma non è nemmeno la solita storia sull’olocausto: Erri De Luca trova un nuovo genere di narrazione, un incrocio fra il mistico e il poetico per raccontare il coming of age di un giovane uomo chiamato in un’estate a pronunciarsi sul bene e sul male, in una terra di mezzo in cui sembra ancora possibile, anche se improbabile, agire sul passato per modificarlo. Bel finale.

Stefano Lillium

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Erri De Luca – Il peso della farfalla

 ‟La montagna nasconde, ha vicoli, soffitte, sotterranei, come la città dei suoi anni più violenti, ma più segreti.”

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Terminato ora. Sì, una scrittura sempre interessante, una paratassi un po’onirica. Pensieri e azioni di un camoscio e di un vecchio montanaro si incrociano e si intrecciano fino a identificarsi nel finale. Che dire? Bello, ma non fa per me. Però chi me lo ha passato lo aveva apprezzato moltissimo; anzi ne era entusiasta. Magari a voi piace.

Barbara

Sara: Strano ma boh, a me ha lasciato anche un senso di embé? Ho decisamente preferito Il nome della madre. E’ comunque così breve che se siete curiosi poco vi costa togliervi il dubbio e leggerlo. Secondo me è gradevole e comunque velocissimo. Male non vi farà!

DESCRIZIONE

Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. È novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre.
Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di ‟re dei camosci” per quanti ne ha uccisi. Possiede una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non ha mai lasciato la bestia ferita, l’ha sempre abbattuta con un solo colpo. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. ‟In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.