Middlesex – Jeffrey Eugenides #recensione #middlesex

Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.

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Ho faticato ad entrare nel ritmo di questo libro ma ora, a lettura finita e lasciate decantare le emozioni, credo di poter dire che difficilmente scorderò la storia di Calliope-Cal.
Middlesex è un libro particolare sotto diversi punti di vista. Innanzitutto perché tratta un tema, quello dell’ermafroditismo, piuttosto raro in letteratura. Inoltre è una storia dentro la Storia perché per raccontarci di come quei geni responsabili dell’incertezza del suo essere siano arrivati nel suo corpo, Calliope ci accompagna in un viaggio lungo un secolo nelle vicende della famiglia. Seguiamo tre generazioni dalla Grecia attaccata dai Turchi fino alla Detroit in piena esplosione industriale dell’era Ford alla California dell’amore libero degli anni 70. E durante questo viaggio incontriamo alcuni personaggi indimenticabili. Su tutti Desdemona, la nonna di Calliope, con i suoi bachi da seta, le sue tradizioni, le superstizioni e la sua inesauribile ipocondria.

Ma c’è molto di più di questo. In queste pagine si parla di incesto, di sesso tra adolescenti, di esperienze attraverso le quali i bambini scoprono il loro corpo e le sensazioni che da esso possono arrivare.
L’autore ha il grande pregio di raccontarci tutto questo con un linguaggio rispettoso, a volte ironico, mai giudicante.
Ci racconta fatti e li ricopre pudicamente di poesia.

La storia si snoda tra continui salti temporali tenuti insieme dal filo della vicenda di Calliope, che si svilupperà in modo preponderante nella seconda metà del libro. Le parti che la riguardano sono quelle che ho amato di più. Credo che il modo in cui Eugenides ha raccontato la scoperta di sé e del proprio corpo di questa “creatura” (come la definisce cinicamente un medico) sia magistrale. Le pagine dove l’intelligente e spaventatissima quattordicenne si nasconde in biblioteca per cercare il significato delle parole che il medico ha usato per definirla e il dizionario la rimanda alla parola “mostro” sono di commovente intensità. Come lo sono quelle che raccontano la sua storia con l’Oggetto, la ragazzina dai capelli rossi della quale si innamora e della quale non dirà mai il nome. Ed è anche adulta e cinica, Calliope. Quando lo è dobbiamo ricordarci che a scrivere la sua storia non è lei ma è Cal, l’uomo di quarant’anni che è diventata/ha scelto di essere nel momento in cui comincia a scrivere.

Una storia particolare, un libro particolare. Stavo quasi per arrendermi dopo le prime 50 pagine. Per fortuna non l’ho fatto!

Anna Massimino

Jeffrey Eugenides, Middlesex

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Di questo libro ho amato tanto la nonna Desdemona, i suoi bachi da seta che non sopravvivono alla traversata dalla Grecia agli USA, le sue tradizioni e credenze, il suo inglese imperfetto come se non si fosse mai del tutto lasciata alle spalle il paesino d’origine

Ho apprezzato la descrizione precisa e ipnotica della Detroit della Ford e della catena di montaggio, dalle atmosfere dickensiane.

Mi ha intrigato l’innamoramento di Callie ragazzina per la sua migliore amica e mi ha intenerito il pudore di Cal adulto prima di lasciarsi andare ad una nuova storia.

Mi ha convinto meno l’improbabile percorso di Callie quattordicenne per scoprire e accettare che la sua ambiguità fisica, dovuta ad una imperfezione genetica, sia effettivamente maschile mentre lei si è sempre ritenuta una femmina.

Un bel libro, con più di 500 pagine, una sola parola nel titolo e vincitore del premio Pulitzer

Arianna Pacini