Romain Puertolas, L’Incredibile Viaggio del Fachiro che Restò Chiuso in un Armadio Ikea

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Un giorno il medico di Mankumbhar gli aveva detto che un essere umano, fachiro o meno, poteva sopravvivere in media non più di cinquanta giorni senza cibo e settantadue ore senza acqua. Settantadue ore, cioè tre giorni.
Certo, ne erano passate solo cinque dall’ultima volta che aveva bevuto e mangiato, ma l’indiano non lo sapeva. Nell’oscurità dell’armadio aveva completamente perso la nozione del tempo. E poichè si dava il caso che avesse sete, la sua tendenza all’ipocondria, non molto compatibile con il mestiere di fachiro, lo indusse a credere che forse aveva già superato il limite delle fatidiche settantadue ore e che la sua speranza di vita stava per esaurirsi come una candela rimasta accesa troppo a lungo.

Romain Puertolas – L’Incredibile Viaggio del Fachiro che Restò Chiuso in un Armadio Ikea

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Le avventure del simpatico Ajatashatru Lavash Patel, sedicente fachiro indiano, che per un’incredibile serie di sfortunati eventi si ritrova a girovagare per l’Europa (e non solo) trasformando quello che doveva essere una visita lampo di ventiquattro ore a Parigi in un viaggio rivelatore che lo porterà a conoscere diversi personaggi, tutti molto particolari.
Attraverso queste peripezie l’autore francese, che in passato ha lavorato a stretto contatto con gli immigrati e le frontiere, cerca di farci conoscere in modo leggero, per quanto possibile, le diverse sfaccettature di chi arriva in Europa non invitato, dal Terzo Mondo.

Massimo Arena

Jim Peterik with Lisa Torem, Through the Eye of the Tiger

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I would get withering and angry glances from Frank if I moved around too much or stood too close to the front of the stage. I didn’t dare come near him on the few songs that I still played guitar on. There could only be one star guitarist, and it sure wasn’t me.

Jim Peterik with Lisa Torem – Through the Eye of the Tiger

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Jim Peterik è un musicista pressoché sconosciuto al grande pubblico, non parliamo di quello italiano, poi. Eppure è il co-autore di una delle più famose canzoni degli anni ’80 e non solo: quella Eye of the Tiger di Rockyana memoria, a lui commissionata da Stallone in persona dopo aver sentito una canzone dei Survivor, suo gruppo dell’epoca e sua creatura di maggior successo.
Non si tratta comunque di una meteora o di un one hit wonder: in cinquanta anni di carriera musicale ha raccolto successi sia come musicista con le proprie band che come autore per altri (38 Special, Beach Boys, Sammy Hagar…).
In questa autobiografia, Peterik, vero e proprio eroe del genere (non) noto come AOR, ci accompagna un passo alla volta nei percorsi intrapresi sia a livello personale che artistico: dall’infanzia in famiglia agli inizi come fondatore, cantante e chitarrista degli Ides of March a soli quindici anni, autore della storica Vehicle, unico loro successo, ma che successo! Ovviamente, la parte a cui viene dedicato più spazio è quella incentrata sul suo periodo con i Survivor: le gioie ma soprattutto i dolori causati dall’essere passato, in breve tempo, da leader e fondatore a persona oggetto di forte mobbing da parte del chitarrista Frankie Sullivan e dei suoi deliri di onnipotenza.
Certo, questa è la sua versione dei fatti, ma stento a credere che sia andata molto diversamente.
A quasi 65 anni è ancora uno dei personaggi più amati e rispettati nel mondo del rock e non vedo l’ora di rivederlo dal vivo il prossimo 12 aprile a Trezzo sull’Adda nei panni di chitarrista e cantante dei suoi Pride of Lions, tra le band più amate negli ultimi 15 anni in questo genere ormai di nicchia.

Massimo Arena