Dora Bruder, Patrick Modiano

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Come voi, all’attribuzione del Nobel per la Letteratura del 2014, mi ero chiesta chi mai fosse Patrick Modiano. Per Natale mia sorella mi ha regalato i suoi Dora Bruder e Viaggio di Nozze (insieme a un cappello utile a nascondere l’effetto Auschwitz indotto dalla chemio, ignorando – credo – l’associazione con il tema dei libri) e così sono arrivata a leggere il primo dei due, di cui il secondo è una sorta di preludio, il che significa che li leggerò nell’ordine sbagliato, ma tant’è.
Ho consultato la “nostra” (posso dire nostra?) pagina e trovato la recensione che
Anna LittleMax Massimino aveva scritto e devo dire che ho da fare gli stessi rilievi: qua e là scarni ma vividi bagliori di poesia, ed estenuanti elenchi di nomi, date e dati a rappresentare il deserto dell’Olocausto percorso in una sorta di pellegrinaggio sulle tracce di una sconosciuta, intersecate da tracce di altri sconosciuti che spesso hanno una stella di David in comune. Il passato che li ha inghiottiti tutti è stato normalizzato in quella che Modiano definisce una neutralità svizzera, è stato spazzato via e sostituito da una modernità che sembra mendicare l’oblio su un capitolo dell’umanità che all’Europa e alle sue supposte radici cristiane non piace dover ammettere (cfr. il commento sull’assenza di misericordia di certe monache).
Sicuramente Dora Bruder è un altro interessante apporto alla conservazione di una memoria scomoda per la civiltà occidentale, uno squarcio importante nel muro del revisionismo e del negazionismo dilaganti.
Mi ha molto infastidito la traduzione, specialmente la concordanza dei tempi che spesso sembra approssimativa – e non riesco a capire se sia voluta o se sia dovuta alla fretta di sfornare l’opera di un autore insignito del Nobel – e il mancato uso del congiuntivo a favore dell’indicativo, che mi dicono essere una tendenza in voga tra i traduttori contemporanei…

Maria Silvia Riccio

Anna: Quello che sottolinei sui tempi dei verbi l’ho ritrovato in un altro suo libro letto di recente, L’orizzonte. Non solo il passaggio un po’ troppo disinvolto da un tempo all’altro, che come dici potrebbe essere una scelta di stile, ma veri e propri strafalcioni imperdonabili in un’edizione Einaudi (come in qualsiasi altra). La fretta di riempire gli scaffali temo abbia provocato danni.A parte questo, L’Orizzone è una piccola chicca che ti consiglio caldamente. Anche in questo libro si parla della ricerca a distanza di decenni, della memoria, delle vite che si intersecano. Tutti temi molto cari a Modiano, a quanto sembra, e molto ben sviluppati. Quei bagliori di poesia intravisti in Dora Bruner si fanno più fulgidi ed intensi.

Ralph Ellison, Invisible Man

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Ci ho messo una vita a leggere questo libro, quasi vent’anni prima di toglierlo dallo scaffale in cui l’avevo collocato dopo l’acquisto, e adesso quasi due mesi da quando ho deciso che era venuto il momento. Non riuscivo a “entrarci”, o forse avevo paura di entrarci, per quello che ogni pagina dice a proposito della ricerca della propria identità. L’istintivo timore che mi ha spinto a evitarlo per tutti questi anni si è rivelato fondato: ogni pagina è densa di pensieri forti, e la lettura deve essere all’altezza della scrittura, il che è più semplice a dirsi che a farsi.
Eppure è un’esperienza di formazione: il vedersi e l’essere visti sono speculari, e lo sguardo che ignora il nostro essere più intimo che cerca di affermarsi ne blocca lo sviluppo, lo devia, lo distorce e ci rende invisibili a noi stessi.
Ecco, faccio fatica anche a scriverne.
Il libro, la scrittura, il racconto, però, sono l’uscita dal cono d’ombra, dal limbo dell’inconoscibilità, o almeno questa è la mia impressione.
Un capolavoro.
(non mi sono fumata niente, eh…)

Maria Silvia Riccio

Invisible Man is a novel by Ralph Ellison, published in 1952. It addresses many of the social and intellectual issues facing African-Americans early in the twentieth century, including black nationalism, the relationship between black identity and Marxism, and the reformist racial policies of Booker T. Washington, as well as issues of individuality and personal identity.

Invisible Man won the U.S. National Book Award for Fiction in 1953. In 1998, the Modern Library ranked Invisible Man nineteenth on its list of the 100 best English-language novels of the 20th century. Time magazine included the novel in its TIME 100 Best English-language Novels from 1923 to 2005.