Stephen King – Mr. Mercedes

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Senz’altro non uno dei migliori episodi della sterminata produzione di King.

Atipico thriller che apre una trilogia (il seguito è veramente tirato per i capelli), che di buono regala un paio di guizzi in una storia un po’ sonnacchiosa scritta sempre da … Re. Di buono c’è anche un team di “investigatori” che sembra promettente.
E forse è questa la chiave… King fa il setup della trilogia e sceglie un profilo basso, un episodio preparatorio al seguito più scoppiettante?
Attendiamo i seguiti e Revival.

Francesco M. Landolfi

Stephen King – 22/11/’63

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Due parole su quest’opera monumentale dell’unico vero Re, dato che scopro solo ora un bellissimo e utilissimo blog con tutte le nostre recensioni (grazie Inquy, immagino!). Due perché non sono bravo a fare recensioni, due perché il rischio di spoiling è troppo alto, due perché sono in ferie e quindi zero pc, solo smartphone, per l’aggiunta in auto.

Premetto che non leggevo Stephen King da anni e anni, da quando ho adorato L’ombra dello scorpione, It, Le stagioni diverse, e compagnia bella. Perché? Boh.
Mai ritorno di fiamma è stato più dolce, mai la lontananza ha buttato tanta benzina sul fuoco.

La scrittura, almeno nella traduzione italiana (nel caso in specie di Wu Ming), è veloce ma ricca, seppur mai prolissa, nonostante le quasi 800 pagine. Zeppa delle citazioni musicali, letterarie e artistiche in genere tipiche dell’autore, che qui ha a disposizione per sbizzarrirsi un’infinità di materiale, dato che vive a cavallo di 3 generazioni. Sono un po’ ruffiane dai, ma spocchio-snob come noi abboccano inevitabilmente all’amo!
Secondo me questo Re maturo scrive persino meglio!

Diciamolo, al Nostro (non Bruce eh!) piace vincere facile, perché i viaggi nel tempo stuzzicano il nostro intelletto come nient’altro. Dopo la vincita al Superenalotto (ora, un tempo era il 13 al Totocalcio, RIP), niente accompagna le nostre fantasie pre-sonno come ciò che faremmo se avessimo a disposizione una macchina del tempo.
Poi aggiungici JFK, e le basi diventano un assist alla Magic Johnson per qualsiasi scrittore. Quindi si parte in discesa.

Ma un libro così bisogna scriverlo. Ho voluto fare l’avvocato del diavolo. Tutte cazzate. Questo libro è un capolavoro, un capolavoro assoluto, e dopo averlo iniziato, quando non lo avrete in mano, sarete stranamente irrequieti, anelando il momento del ricongiungimento!

Enjoy!

Emanuele Orrù