Romain Puértolas – La bambina che aveva mangiato una nuvola… #recensione

Una risata è la cosa peggiore che possa capitare alla malattia.

Romain Puértolas – La bambina che aveva mangiato una nuvola grande come la Tour Eiffel.

Einaudi Supercoralli
Traduzione di Margherita Botto

«L’amore mette le ali», è proprio il caso di dirlo. Niente e nessuno possono infatti fermare una mamma (anche se improvvisata) che vuole raggiungere la figlia quando ha bisogno di lei. Se necessario le sue braccia possono diventare ali e la forza del cuore può farla liberare leggera nello spazio. È vero? Non importa.

Primo caso in cui la citazione che riporto in alto è più corta del titolo del libro da cui è tratta!
Il secondo romanzo di Puértolas è, come già era il primo “L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea”, una agrodolce storia surreale in cui può succedere di tutto e il suo contrario e con un occhio sempre puntato su argomenti sociali.
In questo libro abbiamo la storia della postina parigina Providence che, ricevuto finalmente il benestare ufficiale a prendere in adozione una bambina marocchina che ha vissuto sempre in un ospedale di Marrakech, si ritrova bloccata in aeroporto il giorno in cui deve andare a prenderla. E il vero problema non è il viaggio interrotto, ma il fatto che debba portare con sè la bambina a Parigi per farla vedere dai migliori medici francesi e salvarle la vita. E’ bloccata a causa di un famigerato vulcano islandese che ha deciso di coprire la Francia di cenere proprio in quei giorni, e allora la signora decide di imparare a volare… da sè.

E’ un libro molto bello, per nulla pensato per i bambini, anche se è scritto come fosse una favola; la storia è troppo complessa per essere compresa dai più piccoli.
Divertente, commovente, divertente ma soprattutto commovente. Scritto molto bene, magari con qualche ingenuità e calo qua e là, ma la storia è talmente intrigante che si perdonano e dimenticano facilmente questi piccoli difetti. Romanzo consigliato caldamente.

Massimo Arena

Romain Puertolas, L’Incredibile Viaggio del Fachiro che Restò Chiuso in un Armadio Ikea

fachiro

Un giorno il medico di Mankumbhar gli aveva detto che un essere umano, fachiro o meno, poteva sopravvivere in media non più di cinquanta giorni senza cibo e settantadue ore senza acqua. Settantadue ore, cioè tre giorni.
Certo, ne erano passate solo cinque dall’ultima volta che aveva bevuto e mangiato, ma l’indiano non lo sapeva. Nell’oscurità dell’armadio aveva completamente perso la nozione del tempo. E poichè si dava il caso che avesse sete, la sua tendenza all’ipocondria, non molto compatibile con il mestiere di fachiro, lo indusse a credere che forse aveva già superato il limite delle fatidiche settantadue ore e che la sua speranza di vita stava per esaurirsi come una candela rimasta accesa troppo a lungo.

Romain Puertolas – L’Incredibile Viaggio del Fachiro che Restò Chiuso in un Armadio Ikea

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Le avventure del simpatico Ajatashatru Lavash Patel, sedicente fachiro indiano, che per un’incredibile serie di sfortunati eventi si ritrova a girovagare per l’Europa (e non solo) trasformando quello che doveva essere una visita lampo di ventiquattro ore a Parigi in un viaggio rivelatore che lo porterà a conoscere diversi personaggi, tutti molto particolari.
Attraverso queste peripezie l’autore francese, che in passato ha lavorato a stretto contatto con gli immigrati e le frontiere, cerca di farci conoscere in modo leggero, per quanto possibile, le diverse sfaccettature di chi arriva in Europa non invitato, dal Terzo Mondo.

Massimo Arena