Le assaggiatrici – Rosella Postorino #RosellaPostorino

Editore:Feltrinelli
Collana: I narratori
Anche mangiare stanca.

Ciò che mi ha spinto, in una domenica di maggio, a partecipare alla presentazione de “Le assaggiatrici”, ultimo libro di Rosella Postorino, è stata la curiosità rispetto all’intreccio narrativo, centrato sulle vicende di una giovane donna tedesca reclutata dalle SS per svolgere la funzione di assaggiatrice del Führer.
Ciò che invece mi ha spinto alla lettura del libro è stata la folgorazione subita nell’ascoltare l’autrice mentre raccontava di sé, delle proprie tecniche narrative e del processo creativo di quest’opera in particolare.
Dopo averla ascoltata, ammetto che avrei acquistato persino un manuale di falegnameria, purché fosse stato scritto da lei!
Lo stile della Postorino è rarefatto, asciutto, sorvegliatissimo. In sintesi, il libro è scritto in modo sublime.
Bella ed appassionante anche la vicenda della protagonista, la berlinese Rosa Sauer, rifugiatasi in campagna presso i suoceri in attesa del ritorno del marito dal fronte.
Colpa, responsabilità individuale e collettiva, desiderio e segregazione sono i temi che scandiscono questa sorta di diario intimo, tenero e rigoroso allo stesso tempo.
Gran bel libro.

Saturnine Puissant

Enzo Striano #EnzoStriano #LetteraturaItaliana

Post del tutto personale, soggettivo, basato sul niente e pure un po’ immaturo. Perché come fai a dire Tizio è il più, Caio è il meno, come Sempronio non ce n’è, senza sentirti un filo ridicolo? Ma oggi è domenica, il tempo è brutto e quindi chi se ne frega.
Perciò lo dico: fino a prova contraria, Enzo Striano è il Più Grande tra i Sottovalutati della Letteratura Italiana Alta.
A voi l’onere della smentita, se proprio questa dichiarazione vi urta.

Enzo Striano (Napoli, 22 febbraio 1927 – Roma, 26 giugno 1987) è stato uno scrittore e giornalista italiano. La sua opera più conosciuta è il romanzo Il resto di niente, Storia di Eleonora de Fonseca Pimentel e della rivoluzione napoletana del 1799.

Lessi “Il resto di niente” una quindicina di anni fa, trovandolo di una perfezione e di una bellezza stordenti. A lungo seguitai a domandarmi come diavolo fosse possibile che un romanzo del genere non occupasse e non occupi capitoli a sé nelle antologie delle scuole superiori. Com’è possibile ignorare uno che scrive così, che racconta così? Come?
Eppure.
Bene. A distanza di tanto tempo, mi tocca rincarare la dose, perché sono finalmente alle prese col suo “Giornale di adolescenza” e ci siamo di nuovo. Volto le pagine e ancora mi chiedo come diavolo sia possibile che la Storia e il Grande Pubblico abbiano così impunemente ignorato questo scrittore. Come hanno potuto? Come hanno osato? E soprattutto, quando si decideranno a chiedere scusa?

Iuri Toffanin