Kurt Vonnegut – Quando siete felici fateci caso #KurtVonnegut

“Quanti di voi hanno avuto un insegnante, in qualunque grado di istruzione, che vi ha resi più entusiasti di essere al mondo, più fieri di essere al mondo, di quanto credevate possibile fino a quel momento?
Alzate le mani, per favore.
Adesso riabbassatele e dite il nome di quell’insegnante a un vostro vicino, e spiegategli che cosa ha fatto per voi.
Ci siamo?”

Quando-siete-felici-Vonnegut
Libro n•10, un libro di un genere che raramente leggi ( in questo caso una raccolta di public speeches)

Difficile da recensire perché effettivamente non avevo mai letto raccolte di discorsi pubblici fino ad ora. Ma dati i 4 matrimoni imminenti (nessun funerale…spero) e a due dei quali devo fare un discorso (ma perché proprio a me!) ho cercato ispirazione. In ogni caso premetto che non mi è piaciuto: questo signor Kurt Vonnegut abbastanza famoso e conclamato sul web, a me sembra il classico avvocato di campagna che Matt Groening sfotte come macchietta ne I Simpsons e in Futurama, se avete presente il riferimento. Detto questo spiego un po’ : sono una decina di discorsi che l’autore ha tenuto in occasione delle cerimonie di laurea di diversi laureandi nei decenni 1990/2000/2010, ma grossomodo troverete ripetuti diversi topic:
1- questo è un rito di passaggio: ora siete adulti
2- fate i bravi e seguite il discorso della montagna di Gesù sia che siete credenti, atei o agnostici umanisti
3- quando siete felici fateci caso!

Esattamente come il titolo il terzo topic viene ripetuto varie volte nei discorsi e di base ci sta, per carità nulla da obiettare. Solo che l’autore non va in profondità, lascia molto il messaggio in superficie e secondo me è un peccato. È vero che i discorsi pubblici non dovrebbero durare oltre i 5 minuti ( se sei bravo bravo al massimo 2 minuti), però è anche vero che non si lancia il sasso per poi nascondere la mano. Resta tutto appena abbozzato: e cosa sarebbe quel qualcosa che rende felici? E quali piccole gioie? Davvero ti è venuto solo in mente l’esempio della limonata d’estate?!?
Detto questo c’è a chi piace Vonnegut: massimo rispetto. Dico solo che per me è un po’ un azzeccagarbugli.
Mi ha insegnato comunque che scrivere e recitare un discorso non è per niente facile, che il problema è che bisogna restare sul generale (andare nello specifico può risultare problematico: esempio se durante i due matrimoni comincio a parlare delle ragioni che hanno spinto le due coppie a sposarsi rischio di suscitare risse infra familiari) e bisogna farlo nel minor tempo possibile: sicché in effetti tanto di cappello a chi sa sempre cosa dire in ogni occasione, a chi non è mai ripetitivo, a chi ha la battuta pronta senza scadere nel banale.

Stefano L.

Do per scontato che le cose veramente importanti vi siano già state insegnate nel corso dei quattro anni qui e che non abbiate bisogno di sentire granché dal sottoscritto. Buon per me. Ho solo una cosa da dire, in pratica: questa è la fine; questa è sicuramente la fine dell’infanzia. «Ci dispiace tanto», come dicevano durante la guerra del Vietnam.

Il giorno dell’Indipendenza – Richard Ford #RichardFord

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Quando si dice il momento giusto per leggere un libro….
Anni fa lessi Sportwriter, il primo libro di Ford dove compare Frank Bascombe, protagonista anche di questo Giorno dell’Indipendenza. Non mi colpì particolarmente tanto è vero che lo dovrei rileggere perché non ricordo proprio nulla.
E’ per questo che oggi per me Ford è una scoperta più che una riscoperta. Mi è piaciuto moltissimo, mi ha catturata. Il che può apparire strano perché quella di Ford è una scrittura “volutamente piatta”, come l’ha definita bene Raffaella Giatti parlando proprio di Sportwriter. In certi momenti non è solo piatta ma rasenta pericolosamente la noia come le lunghe pagine dedicate al mercato immobiliare americano, ricche di dettagli fino all’assurdo. Eppure una volta salita in macchina a fianco di Frank (si viaggia molto in auto, in questo libro) non ho più avuto voglia di scendere.
Bascombe è un quarantenne abbastanza comune, senza particolare guizzi di originalità. Si lascia vivere, è una specie di spettatore della propria vita che si adatta ai cambiamenti che avvengono quasi sempre suo malgrado. Il suo mestiere di agente immobiliare gli fornisce una sorta di maschera sorridente dietro la quale si nasconde anche nella vita privata. Rimpiange l’ex moglie e si permette di ammettere di non sopportare il figlio adolescente. Vorrebbe un rapporto più serio con la nuova amante. Ma anche no.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole.
Però quello Ford racconta davvero attraverso Frank Bascombe è la solitudine e l’incapacità di rapporti umani profondi che si nasconde in una certa America. Questi sono i veri protagonisti del libro. Sono nell’incapacità di Frank di gestire le sue relazioni (Ti amo, le ho detto. Ma avrei anche potuto non dirlo), nella coppia partita alla logorante ricerca di una casa nuova, un palcoscenico nuovo che nasconda le nevrosi, nel ragazzino in crisi che vuole attenzione e la cerca in modi pericolosi, negli inquilini con i quali Frank sperava di fare amicizia e che invece si barricano letteralmente dentro casa, nella ex moglie dalla vita brillante che forse così brillante non è. E’ ovunque ed è resa magistralmente dalla scritture di Ford.

“Per un momento rimango perplesso dalla convinzione di Joe che IO sia uno che crede che la vita porti da qualche parte”

Anna LittleMax

DESCRIZIONE

Avevamo già incontrato Frank Bascombe in Sportswriter. Allora aveva trentotto anni, faceva il giornalista sportivo e chiamava “X” la moglie da cui era separato. Adesso ha quarantaquattro anni, fa l’agente immobiliare e chiama “Ann” la ex moglie. Come sempre, considera la vita inconcludente e i rapporti umani difficili. Lo ritroviamo, in occasione della festa dell’Indipendenza del 4 luglio, con il progetto di incontrare la fidanzata Sally e di trascorrere un po’ di tempo con il figlio Paul, appena accusato di aver rubato tre confezioni di preservativi giganti e di aver insultato e assalito il commesso del negozio che l’ha sorpreso. Poi, fedele al principio che “non vendi una casa a qualcuno, vendi una vita” senza mai perdere la pazienza, ha in mente di mostrare un’ennesima casa a dei clienti a cui ne ha già fatte vedere quarantacinque. Questi i programmi, ma l’imprevisto ha il sopravvento e tra una grana e l’altra niente di quel che era stato immaginato si realizza. All’orizzonte, tuttavia, si delinea un futuro meno cupo e solitario