Herman Melville – Moby Dick (trad. Cesare Pavese) #MobyDick

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Che si tratti di un capolavoro non devo stare a ribadirlo. Semmai dirò che leggendolo per la prima volta a 46 anni, nel 2016, avendone subito fin da bambino la suggestione riflessa nell’immaginario collettivo, ho provato stupore, molto stupore. Perché è un romanzo che per larga parte è meta-romanzo, modernissimo anzi post-moderno, con tutte le sue digressioni storiche, tecniche, anedottiche, non gratuite né accessorie ma consapevoli (consapevoli fino all’ironia) della possibilità di raccontare una vera e propria dimensione culturale sfruttando tutte le armi della letteratura, modulando notazione e narrazione.
Certo, è uno schema che ti chiede molto, prolisso fino al limite della pesantezza, insomma devi volerlo leggere, tuttavia posso dire questo: non mi ha mai annoiato. Forse, credo, perché l’io narrante – Ismael – sa scegliere bene lo scranno, la posizione, un gradino sopra eppure accanto a te, come un vecchio zio che si porta addosso evidenti i segni del tumulto e della soddisfazione, le ferite e la gioia.
I capitoli in cui si consuma l’azione sono magistrali: dalla secchezza implacabile ma elegante, lirici e vertiginosi. Gli scenari marini mettono soggezione, ti schiacciano con la loro alterità ammaliante. I marinai sono spiriti che inseguono se stessi fuori dal mondo che li ha perduti, in cui non si sono mai trovati. E le balene, le balene sono sogni muti, incubi terribili e tesori indifesi. Achab è Achab, ossessione incarnata fino a divenire struggente parossismo d’uomo, che in Moby Dick sembra cercare “quello che non c’è” – direbbero gli Afterhours. Perciò tutto alla fine si compie come deve.

Stefano S.

Infinite Jest – David Foster Wallace #DFW #InfiniteJest

«Infinite Jest è un’opera colossale sull’America e sui suoi bisogni, sulla dipendenza, sulla perdita, sul desiderio. In Infinite Jest DFW reimmagina ex novo il romanzo e lo ricrea, scoprendone ancora una volta tutta la grandiosità e la mostruosa potenza». Rick Moody

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Manco tantissimo da questo gruppo (uno dei miei preferiti eh!!) ma con mia figlia di 10mesi e mezzo è davvero difficile trovare il tempo per leggere…mentre l’anno scorso ai 50 ci sono arrivata facile facile, quest’anno è tanto se arrivo ai 10. Al momento sono a quota tre…e il terzo l’ho concluso or ora. Non riesco a scrivere una recensione decente perché i criceti nel mio cervello sono andati in pappa. Un libro che più ho odiato che amato, e che forse non ho capito fino in fondo. Però almeno dopo una decina di tentativi sono riuscita a finire. Amen.

Ivana V.

Daniele: E’ quel genere di libro che quando lo finisci pensi: che cosa è successo? 

È quel genere di libro in cui niente ha importanza, nè lo stile nè la storia, puoi leggere una pagina al giorno e dimenticarla subito, a me ha attivato il cervello come nessun altro, e questa è l’unica cosa che mi ricordo, se dovessi fare un riassunto direi che è la storia di uno che gioca a tennis che si fa un sacco di seghe mentali.
DESCRIZIONE
Infinite Jest (1996) è un romanzo di David Foster Wallace. L’opera, che si compone di oltre mille pagine, è principalmente ambientata a Boston (nel Massachusetts), e prende luogo in un futuro imprecisato ma non troppo lontano dal periodo in cui essa fu pubblicata. Il romanzo tocca argomenti diversi, quali il tennis, come metafora dell’agonismo nella società americana e delle “infinite soluzioni in uno spazio finito”; la dipendenza dalle sostanze stupefacenti e i programmi di recupero, vero fulcro su cui ruota la maggior parte delle vicende del libro; gli abusi sui minori; la pubblicità e l’intrattenimento popolare, nelle loro forme parossistiche e alienanti; le teorie cinematografiche e il separatismo quebecchese.
Il romanzo prende il nome, almeno in parte, da un verso dell’Amleto, in cui il principe danese fa riferimento a Yorick, il buffone di corte: “Ahimè, povero Yorick! L’ho conosciuto, Orazio: un compagno di scherzi infiniti (infinite jest, in lingua originale)”. A tale citazione si fa allusione molte volte, dato che la compagnia cinematografica di James Incandenza si chiama “Poor Yorick Productions”.

Trama

La trama del libro s’incentra sulla cartuccia smarrita di un film, a cui spesso nel libro si fa riferimento denominandola “l’Intrattenimento”, ma intitolata Infinite Jest dal suo autore, James Incandenza. La visione del film produce un vero e proprio piacere fisico talmente intenso che i suoi ignari spettatori dopo pochi istanti diventano catatonici e perdono qualsiasi interesse per tutto ciò che non sia l’infinita visione del film. La cartuccia rappresenta l’incarnazione estrema della dipendenza, uno dei temi centrali del romanzo, che si svolge in gran parte nell’accademia di tennis fondata da Incandenza (l’ETA) situata nei sobborghi di Boston, e nell’attigua casa di recupero e reinserimento per tossicodipendenti (l’Ennet House) in cui presta servizio Don Gately, un ex ladro d’appartamenti e tossicodipendente in via di reinserimento. Nel mondo futuristico del romanzo, il Nord America è uno stato unico composto dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Messico, denominato Organization of North American Nations (O.N.A.N., un acronimo che richiama con chiarezza la pratica della masturbazione o onanismo). Le grandi imprese acquistano il diritto di dare il nome a ciascun anno del calendario e da ciò, ad esempio: “Anno del Pannolone per Adulti Depend”. Inoltre, quelli che una volta erano gli Stati Uniti del nord est sono diventati un’enorme e insalubre discarica annessa al Quebec, in cui confluiscono le scorie del processo di anulazione, conosciuta come “La Grande Concavità”. Di converso, il Canada tende a non voler riconoscere il territorio come proprio (per ovvii motivi): si tratta, insomma, di una terra di nessuno.