Stephen King – La torre nera – La chiamata dei tre

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eqquindi ecchice qua con il secondo. ahhhh, il secondo!! la porta!! coloro che hanno già letto sanno ma quelli che invece no potrebbero sversarsi e dire: si vabbè ma la porta dechè. la trama? un riassuntino? una specie di recensio?
e si fa presto a dire la trama…il riassuntino…eccolo: la torre è un viaggio. avete presente quando si prepara la valigia e si controlla di aver chiuso il gas e si ce sta il passaporto e poi titubanti (du paia de scarpe basteranno?? e se piove e un paio se bagna e l’altro paio è troppo leggero??…si lo so che queste sono domande da fanciulle, ma shhh zitti là) si va. e per quanto si possa essere Furio non sappiamo mai bene cosa troveremo, chi incontreremo, come andrà. potremmo ammalarci, ad esempio, ed aver bisogno di antibiotici e della di loro ricetta. potremmo camminare su una spiaggia e improvvisamente avere la necessità di tornare indietro. potremmo aver bisogno di amici nuovi. e chissà se possiamo fidarci davvero di loro. ma del resto vogliamo o non vogliamo trovare Londra, Parigi, New York, Jakarta, Karachi o salafava? certo che lo vogliamo, è lo scopo del viaggio no?
e allora eccoci tutti a viaggiare verso la torre. nera, naturalmente…

Lazzia

Markus Zusak – Storia di una ladra di libri

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Cosa mi ha colpito di più in questo libro, a parte il modo in cui è costruito, la scrittura, la storia? Mi hanno colpito i gesti, e nella mia memoria ne ho ritrovato altri, reali o immaginari, in alcuni libri che ho amato.
I gesti di Giorgio Perlasca, un banale commerciante, che un bel giorno si finge console spagnolo.
I gesti della madre di Viktor, oculista, che nel ghetto cura i vecchietti con la cataratta e dice loro che massimo 6 mesi e saranno guariti.
Il gesto della signora greca che nutre Enaiat.
Il gesto di un funambolo che trasmette la bellezza.
E i tanti gesti di questo libro. Uno su tutti: Hans Hubermann, l’imbianchino che suona la fisarmonica, dona il pane.
In questa vita qui, in cui si ritiene di dover coniare una nuova parola, dispregiativa (buonismo, che sostantivo orribile), per sostituire un vocabolo che già esiste ma pare non si possa più nominare senza essere derisi, in questa vita qui io vado cercando, in me e negli altri, questi gesti e ciò che li ha ispirati, un’altra parola al bando, compassione.

Lazzia