Jeff Vandermeer, Annientamento

annientamento

Sono tre i motivi che mi hanno spinta a leggere questo libro: 1) King su twitter ne parlò strabene; 2) un lungo articolo su un venerdi di repubblica lo ha osannato; 3) la copertina secondo me è fichissima.
Quattro donne (la psicologa, la biologa, la topografa e l’antropologa) partono in missione per una spedizione all’interno dell’Area X, un’area isolata dove ne succedono di ogni. Dovranno indagare sugli enigmi di quest’area, ma cosa spinge queste quattro donne ad affrontare questa missione quasi suicida???
Credo che il libro meriti, ma credo anche che non sia il mio genere, per cui non ne voglio parlar male perchè so che c’è qualcuno in questo gruppo che lo apprezzerà. Certo King lo considerava “terrificante, inquietante, affascinante” ma io l’ho trovato soporifero… Come dire, il problema non sei tu, caro libro, ma sono io…forse non mi meriti.

Ivana Vignato

http://www.einaudi.it/libri/libro/jeff-vandermeer/annientamento/978880621828

La conoscono semplicemente come «la biologa». È una donna che non sa ancora di essere pronta a tutto. La corazza dietro cui nasconde la sua fragilità è fatta di segreti. Ma tutto ciò basterà a difenderla dal mistero che l’attende nell’Area X? Con la tensione del thriller, la visionarietà del fantastico e la profondità della grande letteratura, Jeff VanderMeer ha saputo raccontare le nuove, imminenti, antichissime, paure del nostro mondo.

Quattro donne senza nome si avventurano per scopi scientifici all’interno dell’Area X. Si tratta della dodicesima spedizione all’interno della zona: un’area disabitata sulla costa americana che la natura ha iniziato a reclamare per sé. Un luogo in cui le leggi fisiche sembrano rispondere ad altri dettami, in cui opera una Forza che altera l’ambiente in modi imprevedibili e innaturali. La Southern Reach, segreta agenzia governativa, è incaricata di indagare sulle anomalie del luogo attraverso cicliche missioni di scienziati, il cui compito principe è l’osservazione. Scrivono i risultati della loro esplorazione su un diario (e sono proprio le pagine del diario della Biologa che leggeremo). Sono vietate le comunicazioni verso l’esterno così come l’uso di strumenti tecnologici.

 Jeff Vandermeer ci introduce in un contesto selvaggio, primordiale, fitto di mistero, al confine con il paranormale. Adesso che siamo così immersi nella cultura tecnologica, in cui si ingigantiscono le ombre degli incubi proiettati dalla fantascienza, Hal 9000 e leggi della robotica sono messi da parte.
La lotta ingaggiata in Annientamento non riguarda l’uomo e le sue creature. Più vicino è forse Alien e il suo predatore dall’intelligenza spietata. Tuttavia il senso incombente di minaccia inevitabile – così ben reso dalll’autore – non proviene dall’esterno, nello Spazio sconfinato. L’attenzione è rivolta al nostro pianeta. Perché cercare altrove se così poco percepiamo e conosciamo del nostro mondo, di cui ci crediamo i padroni?

Jan-Philipp Sendker, L’arte di ascoltare i battiti del cuore

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Dopo aver letto qualche opinione positiva proprio in questa pagina fb, devo dire che le aspettative non sono state tradite: certo tratta di una storia d’amore, ma non è un libro diabetico, tratta del destino, ma non è banale e come scritto in quarta di copertina “(in questa opera)…aleggia lo spirito della Birmania, della sua bellezza, dello stile di vita e della filosofia dei suoi abitanti”. Il padre di Julia sparisce senza lasciare traccia: dopo anni la madre trova in soffitta una sua lettera d’amore indirizzata ad un certa Mi Mi risalente agli anni ’40. Del passato del padre si sa ben poco e così Julia, un po’ per conoscere la storia del padre e un po’ per ritrovarlo prende e parte per Kalaw, n Birmania. Bel libro, si si.

Ivana Vignato
A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall’aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido… un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L’atroce sospetto che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste struggenti parole: “Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l’ultima volta”.