Min e Hattie, due sorelle. Min, problemi psichici da sempre, “Virginia Woolf, Sylvia Plath, ‘Anna Karenina’… il ‘Manuale introduttivo’ di Min all’universo del dolore. La sua biblioteca della perdita. Aveva fatto le letture giuste” ha un tracollo, Hattie corre in Canada dalla Francia per andare a soccorrerla, e per andare a soccorrere i figli di lei, i suoi due nipoti. Perché sono soli, il padre è stato cacciato di casa da tempo. Hattie la ama, ne ha avuto paura, sa che la sua nascita ha segnato la sorella “La mia nascita ha scatenato un’onda sismica nella vita di mia sorella. Il giorno in cui sono venuta al mondo si è messa il vestito al contrario ed è corsa via verso un futuro più luminoso, o piuttosto verso un passato più luminoso. I nostri genitori l’hanno trovata su un albero del vicino. Voleva fuggire? Da allora ha continuato a farlo, viaggiare contemporaneamente in due direzioni opposte, verso l’infanzia e verso la morte. Prima della mia esistenza Min era una bambina normale”. Ma la ama. Però è confusa, non sa cosa fare, e trova un solo modo per dare aiuto, inventarsi un viaggio con i nipoti, in un furgone malmesso, in cerca del padre.
E un viaggio significa avventura, incontri di ogni genere, con personaggi di ogni genere, ma, soprattutto, significa conoscersi. Meglio, o del tutto. Le scoperte della vita, del cuore, capire a chi davvero ci sentiamo uniti. Soprattutto per la zia sarà un viaggio sorprendente, avrà a che fare con due ragazzi diversissimi tra di loro, Thebes, la piccola, un’esplosione di idee, di umorismo, di vitalità, ma anche di sensibilità. Logan, taciturno, molto serio, imprescrutabile, ma che quando sorride scoppia la fine del mondo, il suo sorriso è “come un uragano, eroina, partorire un figlio”. Del resto il sorriso di un ragazzino, di un nipote, di un figlio, è questo, puramente questo. Sono loro due, ad essere maestri per la zia, più di quanto lei riesca a fare con loro. Ma sono pur sempre bambini, e soffrono, non sono esenti dal piangere, dal dolore. Hanno bisogno di amore, rassicurazione, sul presente, sul futuro. Tutti e tre insieme usano il viaggio non per scappare, ma per venirsi incontro, per affrontare la vita con nuovi mezzi, dandosi pacche sulle spalle, cinque alti, imparando a volersi bene, a comunicare. Un viaggio sognante, giocoso, malinconia a pacchi, amore. Mentre sembri lontano da tutto e da tutti, riesci meglio a vedere chi ami e chi ti ama.
Un libro che trasuda di dolcezza, e che fotografa le difficoltà di una generazione di ragazzini cresciuti senza un nucleo familiare coeso, ma che fornisce una speranza, data dalla volontà, dal sacrificio e dall’amore, che possono ricostruire legami nuovi laddove c’era distruzione. Questa scrittrice ormai ce l’ho nel cuore, non ci sono dubbi.
Musica: Try and love again, Eagles
carlo mars
DESCRIZIONE
Sono in tre, partono dal Canada, sfrecciano verso il confine messicano. Al volante Hattie, giovanissima zia, tornata al volo da Parigi perché la sorella Min, tanto per cambiare, picchia in testa e lascia i figli da soli. Di fianco a lei Logan, pantaloni troppo larghi, parole poche ma precise, incise sul cruscotto con la punta del coltello: la sua musica Crucifucks, OutKast, Public Enemy, e gli piace sapere che in ogni angolo del mondo troverà uno straccio di campetto di basket dove tirare a canestro. Ha quindici anni, succhiotti sul collo, e il suo sorriso è come un uragano, eroina, partorire un figlio. Sul sedile dietro Thebes, undici anni, un fiume di parole, costruisce aquiloni e buoni regalo giganti che danno diritto a diventare attore, o ad affidarle dieci segreti da custodire. Viaggia con un enorme dizionario che la tiene attaccata alla terra, mentre i suoi pensieri volano sempre più su. Il suo saluto è “Bonjourno!”, la sua sensibilità profetica, il suo umorismo irresistibile. Puntano al margine della California, al luogo sperduto nel deserto dove il padre si è rifugiato da anni, in esilio da un amore troppo difficile con la madre dei suoi figli. È un viaggio di sogni, giochi meravigliosi e parole, telefonate ad amori lontani. Nel vapore della doccia di un motel si vede chiaramente con chi stiamo, a cosa apparteniamo: seduti sul paraurti nel deserto apriamo finalmente le braccia a chi è dentro di noi.
