Il condominio – James G. Ballard #JGBallard #recensione #highrise

Già poco tempo dopo il suo arrivo nel condominio, aveva comunque dovuto notare attorno a lui una straordinaria quantità di antagonismi appena velati. Il grattacielo aveva una seconda vita tutta sua. […] poco sotto la schiuma del pettegolezzo professionale si stendeva una dura cappa di rivalità personali. A volte aveva la sensazione che tutti stessero aspettando che qualcuno facesse un grosso errore.

Il condominio James Graham Ballard

Collana: Universale economica

Devastante. Spietato. Lucido.
Oppure no. Lucido nella sua follia.
La descrizione lucida e precisa della regressione umana verso la preistoria, l‘abbandono totale della razionalità, del controllo, e l’abbraccio pieno all’istinto primordiale.
Come se l’uomo in realtà fosse questo, bestiale, barbaro, inumano, come se la vita che conduce in realtà sia una costrizione, una finzione, una messa in scena ipocrita, in verità quello che vogliamo è solo essere crudeli, sadici o masochisti, fare del male agli altri e a noi stessi, senza motivo apparente ma solo per il gusto immenso di farlo.
Come se fossimo immensi contenitori di odio represso, pronti ad esplodere se capita l’occasione, e l’occasione può essere vivere insieme in spazi ristretti
e senza alcun controllo esterno.
Ballard è come lo scienziato pazzo che ci mostra questo
esperimento, freddo, asettico, senza alcun coinvolgimento morale, osserva questi esseri umani alla stregua di formiche in un formicaio, spingendoli alla lotta per la sopravvivenza, distruggendo ogni infrastruttura sociale e mostrando solo nervi ed ossa.
Il grattacielo mostra crepe nel funzionamento tecnologico e i suoi abitanti non reagiscono, anzi sembrano soddisfatti, come aspettassero questo segnale per togliersi la maschera rassicurante e mostrare finalmente i denti aguzzi.
Il cibo, il sesso, la caccia, la difesa del territorio, solo questo conta, in un’ipnosi collettiva devastante.
Esci dalla lettura disturbato, angosciato, sconvolto.
Quello che più disturba è l’apparente mancanza di motivazioni
per diventare così crudeli.
È così che siamo? Il mondo è quello di Cecità di Saramago? Siamo in un’immensa Arancia Meccanica pronta all’esplosione?
Il finale non fornisce risposta.
Anzi, ci conduce verso un’angoscia più cupa.

Musica: Dogs, Pink Floyd
https://youtu.be/ZX114wb1AjE

Carlo Mars

Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali – Ransom Riggs #MissPeregrine #RansomRiggs

peregrine

La casa di miss Peregrine è un luogo incantato, su un’isola dove splende sempre il sole e dove i bambini speciali possono vivere sicuri e sereni. Sembra l’inizio di una fiaba, alla scoperta dei poteri straordinari che i bambini trasformano in infinite possibilità di gioco. Ma ben presto si scopre che la loro vita è un incubo, sospesa nel tempo e minacciata da terribili mostri. Così il fantastico cede il passo al grottesco e tutto cambia luce.
Quando conosci il grottesco come genere letterario lui non ti lascia più, lo riconosci e lo sottolinei in qualsiasi cosa tu legga. E in questo libro il grottesco si manifesta in tutte le sue forme più caratteristiche: in primo luogo la peculiarità dei protagonisti che li rende essi stessi “mostri”, nel senso etimologico del termine, cioè di manifestazioni straordinarie della vita che devono “essere mostrate”, sia pure come fenomeni da baraccone. Poi il tema ricorrente della “soglia”, dell’indefinito, della vita che sta in bilico, al confine tra due forme: l’umano e l’animale, l’animato e l’inanimato, lo scorrere del tempo e l’eterna fanciullezza, la vita e la morte. Ma c’è una soglia anche fisica, tra due mondi, all’interno di una grotta che si trova al di là di una palude, che è essa stessa in bilico tra due essenze (“It’s not quite water and it’s not quite land – it’s an in-between place”, la quintessenza del non luogo grottesco!).
E sempre, quando il tema è grottesco, anche la lingua si presta al gioco, con continui riferimenti alla magia e alle fiabe classiche. Inoltre, edifici e paesaggi acquistano nelle descrizioni connotazioni antropomorfe ma con caratteri esagerati, mostruosi:

“What stood before me now was no refuge from monsters, but a monster itself, staring down from its perch with vacant hunger. Trees burst forth from broken windows and skins of scabrous vine gnawed at the walls like antibodies attacking a virus–as if nature itself had waged war against it—but the house seemed unkillable, resolutely upright despite the wrongness of its angles and the jagged teeth of sky visible through sections of collapsed roof.”

La vicenda prende le mosse da Jacob che è alla ricerca della verità nascosta nelle storie fantastiche che gli raccontava il nonno, ma diventa presto un’avventura inquietante, ancor più quando essa sfiora la vera Storia.
Le “strane” immagini d’epoca a corredo della narrazione non fanno che ingigantirne l’aspetto perturbante e creano grande aspettativa verso ciò che un visionario come Tim Burton può averne fatto nella sua versione cinematografica.

Arianna Pacini