Alabama Song – Gilles Leroy #GillesLeroy #Goncourt #Alabamasong #FSFitzgerald

Alabama song -Gilles Leroy

Traduttore: M. Botto
Editore: Dalai Editore
Montgomery, Alabama, 1918. Quando Zelda, la “Bella del Sud”, incontra il sottotenente Scott Fitzgerald, la sua vita subisce una svolta decisiva. Lui ha giurato a se stesso di diventare scrittore, e il successo strepitoso del suo primo romanzo, Di qua da! Paradiso, da ragione alle sue ambizioni. La coppia diventa un’icona dell’alta società newyorkese e dei ruggenti anni Venti. Ma Scott e Zelda sono poco più che dei bambini e, gettati nel falò della vita mondana, non tardano a bruciarsi le ali. Costruito come un diario in cui si miscelano elementi biografici e fantastici, e inframmezzato da immaginar! colloqui della protagonista con gli psichiatri che l’ebbero in cura, “Alabama Song” è la cronaca di una corsa a perdifiato incontro alla follia

*La biografia di un’autrice, Premio Goncourt in Francia.

Come afferma l’autore nel suo commento finale, non è una biografia storica, ma un romanzo liberamente ispirato alla vita dello scrittore Francis Scott Fitzgerald e di sua moglie Zelda Sayre.

“E se avessi sbagliato vita?” si chiede Zelda per mano di Gilles Leroy, che in questo pretesto di un romanzo sulla vita di Zelda a partire dal primo incontro col futuro marito Francis Scott fino alla tragica dipartita nell’incendio del 1948 all’ospedale psichiatrico di Highland Hospital dove era ricoverata, muove la narrazione avanti e indietro e ancora avanti tra il 1920 e il 1940 andando a cercare le ragioni dell’affiatamento e della disfatta, proponendo ipotesi e confrontando avvenimenti reali con i personaggi femminili principali dell’opera di F.S., cercando una Zelda verosimile in mezzo a tutte le caricature fornite dal marito. Sembra che l’originale si perda in mezzo a tutte queste copie senza somiglianza e nessuna alla fine è davvero la Zelda originale.

Scritto sotto forma di diario della protagonista, il libro mescola elementi veri ad altri inventati con il risultato di enfatizzare e ridurre di fatto la figura di Scott a scrittore di successo onnivoro e totalizzante, e quella di Zelda al ruolo di musa ispiratrice; allora ho provato a cercare un altro filo conduttore in questo libro labirinto e l’ho trovato nel rapporto tra Zelda e Scott:
“…ma quella follia a due non era amore. Scott e io avevamo bisogno l’uno dell’altra e ognuno ha usato l’altro per raggiungere i suoi scopi. Stimo mio marito, ma questo sodalizio non è amore. L’amore l’ho conosciuto sulla spiaggia di Fréjius. L’amore per me è durato solo un mese e quel mese mi riempie di vita”.

Ma anche questo indizio non risolve la matassa e resta il dubbio: amici, amanti, carceriere e carcerato, coodipendenti: non é chiaro. Sembra che nelle relazioni a lungo termine la chiave d’interpretazione non esista, ma esistano solo sfumature che cambiano a seconda di chi osserva. Forse entrambi sono stati felici una volta e forse, dopo la fase ascendente, non potevano che sperimentare i limiti della relazione: due persone molto sole che passano la vita insieme senza conoscersi in verità affatto.
Ma allora perché il matrimonio, che senso ha la trama di una vita da artisti insieme senza il coronamento della fama o la gioia del vivere insieme?

“Quanto a me non posso certo dispiacermi della solitudine: mai nella suite o nelle ville o negli appartamenti si è pensato di riservarmi una stanza. Non è contemplato nel programma Coppia Ideale, non starebbe bene nel catalogo della Generazione Perduta che è una faccenda per bianchi narcisisti”.

È un libro che riflette su quello che resta a una persona dopo che il talento, l’amore, la famiglia e l’amicizia vengono demitizzati e si resta incapaci di trovare la forza di inventarsi un destino alternativo. Per alcuni questi alternativa veniva chiamata follia, per Zelda è stata la ribellione alla gerarchia maschile, al ruolo di moglie e madre, al destino di sottomessa che l’ha portata ironicamente a essere emarginata come folle. Il filo conduttore è qualcosa di sfuggente, che non si può misurare: è la nostalgia, è un demone interiore che non si riesce mai a vincere, che respingiamo e cerchiamo con la stessa ostinata disperazione. È un libro che sento di non aver colto fino in fondo, per certi versi molto interessante, che non mi ha convinto del tutto. Però sicuramente stimola a voler sapere di più, a capire come siano davvero andate le cose in questa coppia così glamour e disperata. Ci si immedesima molto, si vorrebbe sottrarre Zelda all’elettroshock e ai bagni ghiacciati, all’ossessione per la danza, al culto della magrezza, Zelda, eroina perennemente in lotta con la vita e con se stessa.

Stefano Lilliu

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