Massimo Carlotto – Il mondo non mi deve nulla

aoh non vi sto dietro, aggiorno quando riesco, tra l’altro chiedendomi: ma chi cazzo se ne fotte di quello che leggo? mboh, almeno me lo tengo come promemoria, perchè tendo a dimenticare i fatti recenti.. comunque, sem chi aposta, no?
Ormai comprare Carlotto è un po’ come comprare Bruce. Lo si fa e stop. Il mondo non mi deve nulla sembra il fratello più giovane di “niente più niente al mondo”, ossia un romanzo che con un pretesto narrativo descrive un momento della nostra società a livello molto intimo: pochi personaggi, pochi ambienti, pochi giorni, poche pagine, poco tempo necessario per leggere il libro. Bisogna sintonizzarsi su questo genere di Carlotto e non su quello dell’alligatore (più affine alla, personalmente molto deludente, quadrilogia delle vendicatrici). Risultato per me eccellente, quello che non c’è scritto viene trasmesso bene, la storia, per quanto per qualcuno possa sembrare paradossale, scorre, rende l’idea, rende l’atmosfera, rende il messaggio. 40 minuti ben investiti. Non mi stupirei se come per il suo predecessore, ne venisse tratta una rappresentazione teatrale, le analogie stilistiche sono parecchie e in quel caso il risultato fu quello (taricordi Stefania?).

Fabio Sari

Giuseppe Catozzella, Alveare

2 nuovi ingressi: uno perchè effettivamente l’ho appena finito, l’altro perchè non mi pare di averne parlato. vado in ordine crescente di gradimento (mio).

1) morituri – yasmina khadira
2) alveare – giuseppe catozzella

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morituri è scritto da un’algerina sotto pseudonimo, la terza di copertina recita “per evidenti motivi di sicurezza”. la situazione in Algeria non mi pare sia granchè nota qui alle nostre latitudini, quantomeno non è nota a me, quindi, forse, manca qualche elemento culturale per apprezzare appieno questo lavoro che io personalmente ho trovato tranquillamente rinunciabile. La trama, un giallo poliziesco che ha per protagonista il solito commissario spocchioso e di rigidi princìpi, non è certo di quelle che appassionano, così come nessuno dei personaggi ti entra nel cuore. La storia l’ho trovata contemporaneamente piuttosto banale e incasinata: spesso i personaggi vengono chiamati prima per nome e poi per soprannome, ma un soprannome arabeggiante non è così evidente, quindi lì per lì ti chiedi “e questo chi cazzè adesso'”. Comunque, tre quarti di libro per un finalino che introduce di botto la retrostoria che, peraltro, non è manco troppo entusiasmante. Beh, se un giorno la siora Yasmina decidesse di cercare qualcuno che le faccia promozione in Italia, forse è il caso che non si rivolga a me.

Alveare tutt’altra pasta. Forse ne ho già parlato anche se mi pare di no, in questo caso mi scuso e mi punisco rileggendo il libro sopra. Qui si tratta di una sorta di fratello minore di Gomorra, ove l’aggettivo indica solo la fama acquisita post pubblicazione, non certo la qualità dello scritto o l’importanza dell’argomento trattato: l’infiltrazione malavitosa a Milano ed il potere che, qui e al nord in generale, esercita la ndragheta, descritta come l’organizzazione criminale più potente al mondo. Purtroppo non si tratta di un romanzo (nel senso che i fatti sono verissimi), anche se lo stile è quello, e la realtà messa in luce, quasi totalmente sconosciuta, è molto preoccupante, sia per le azioni criminali in sè che, e soprattutto, per le collusioni politiche a tutti i livelli che le rendono possibili.

tirando le somme, consigliati entrambi i libri: il primo per accendere il camino o fermare un tavolo che balla, il secondo per aprire un po’ di più gli occhi su un fenomeno che i più ritengono di esclusiva competenza del meridione

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Fabio Sari