Questo bacio vada al mondo intero – Colum McCann #recensione #ColumMcCann

Fu il Vietnam a mettermi in ginocchio. La guerra arrivò e mi portò via i miei tre figli da sotto il naso. Li scovò nei loro letti, scosse le lenzuola e disse: Questi sono miei.
Un giorno domandai a Clarence perché volesse andarci e lui mi snocciolò due o tre argomenti sulla libertà, ma la vera ragione era che si annoiava. Brandon e Jason diedero più o meno le stesse risposte quando trovarono la cartolina tra la posta. Le sole lettere che nessuno rubasse mai dalle cassette. Il postino si portava in giro enormi sacchi pieni di dolore.

questo-bacioCiao a voi, amici.
Il primo libro di cui volevo parlare quest’anno è Questo bacio vada al mondo intero di Colum McCann.
Mi è piaciuto tantissimo perché la scrittura è coinvolgente e leggera in modo incredibile, e le storie intrecciate che racconta sono una più bella dell’altra. Sullo sfondo (che poi appare in primo piano) dell’impresa di Petit che danzò su un cavo teso tra le Torri Gemelle nel 1974, alcune vite incontrano il loro destino, srotolato su quella fune fragile e incontrollabile che ben conosciamo tutti.
Molto dolore, molta vita, molta verità.
Quello che mi sono chiesta è se sarebbe possibile oggi una tale esibizione, così pericolosa, così gratuita, così autentica.
Ci sono quelli delle tute alari, quelli del Guinness, pure gli atleti delle Olimpiadi.
Io mi commuovo per ogni conquista sportiva, medica, tecnologica, civile (pure per un gatto che si fa la doccia, a dire il vero), ma non avevo mai immaginato che ci fosse qualcuno così pazzo e innamorato della vita da ricercare come obiettivo esistenziale nient’altro che un momento di estatica bellezza da regalare a tutti noi.
Il romanzo racconta molto di più, ma il fatto che Philippe Petit sia esistito davvero ha preso un po’ il sopravvento.
Super consigliato.
Miao.

Daniela Quartu

Philippe Petit – Toccare le nuvole #PhilippePetit

petit 

Sarà capitato anche a voi, a 17 anni, o comunque in quell’età dove “tutto è ancora intero“, come cantava Guccini, di vedere per caso una qualche immagine e di dire “ecco quello che voglio fare”.
Credo capiti più o meno a tutti.
Poi è passato l’autobus che aspettavate, o vi hanno chiamato per l’interrogazione, o vi è cascato l’occhio nella scollatura di una ragazza, e la mente se ne è ritornata a terra, per rimanere più o meno lì, fino al volo successivo o meglio al salto, “volando come vola il tacchino” (oggi mi gira lui in testa, chissà perché).
Ecco, a tutti più o meno è successo così, immagino, ma ad alcuni invece la mente è rimasta impigliata a quell’immagine, che è diventata la guida di un’intera esistenza, e la sua realizzazione il punto più alto.
Questo film è il racconto di un’idea così.
E’ il 1966 e il 17 enne Philippe Petit è nella sala d’aspetto di un dentista; sfogliando una rivista vede il disegno di due nuovi grattacieli che hanno deciso di costruire a New York.
Due grattacieli uguali e vicini, che, una volta costruiti, saranno i più alti del mondo.
Strappa la pagina del giornale e se ne va, folgorato da quell’immagine.
Philippe è già allora un giocoliere e un funambolo, e in quel preciso istante sente che DOVRA’ camminare su un filo tra le due torri.
Il film, del 2008, inizia il 7 Agosto del 1974, con la “banda” organizzata da Phlippe che entra clandestinamente nel cantiere del World Trade Center, e racconta con salti avanti e indietro nel tempo, l’evoluzione di quel sogno nato 8 anni prima e ora sulla via della sua realizzazione. Si tratta di una sorta di documentario realizzato con interviste, filmati d’epoca e ricostruzioni, dove i protagonisti sono gli stessi che hanno compiuto l’impresa allora, che raccontano i loro ricordi e i ricordi delle loro emozioni. Detta così può sembrare noioso, ma vi assicuro che vedere nelle immagini di repertorio quell’omino vestito di nero che passeggia su un cavo invisibile a centinaia di metri dal suolo, è un’emozione anche per chi lo guarda adesso, quando sono passati 40 anni da quel giorno, e pure le torri gemelle sono un ricordo che inizia a diventare lontano.

Luca Bacchetti