Kramp – Maria José Ferrada #Kramp #EdicolaEdiciones

Traduttore: M. Rota Núñez
Collana: Al tiro

Scritto dalla giornalista, poetessa e scrittrice cilena María José Ferrada, Kramp (Edicola, traduzione di M. Rota. Núñez) è un romanzo di formazione, sui cambiamenti e sulla perdita dell’innocenza, dove la protagonista  – scarpe lustre, sigaretta in bocca e un talento precoce nell’intercettare le debolezze altrui – scopre i fragili meccanismi della vita in un viaggio senza ritorno tra fantasmi e commessi viaggiatori.

M è una bambina di sette anni che salta la scuola per accompagnare suo padre D., commesso viaggiatore della ditta Kramp.
La prima lezione morale che impara:”…con le scarpe ben lustre e il completo giusto, tutto è possibile. E, forse per mettermi in guardia sulla natura della vita, D aggiunse che era necessario anche un pizzico di fortuna.”

In giro per le strade polverose del Cile, inventandosi un ruolo di aiutante, grazie alle sue espressioni toccanti e commoventi, impara a conoscere suo padre e gli altri commessi viaggiatori. I due si costruiscono un mondo in cui:
“Quel che voglio dire è che ognuno cerca di spiegarsi il meccanismo delle cose con ciò che ha sottomano. Io, a sette anni, avevo allungato la mia e avevo trovato il catalogo dei prodotti Kramp.”
La mamma distratta non lo deve sapere.
Fino all’incontro con E, il fotografo a caccia di fantasmi, e la lunga mano di Pinochet.

Il breve romanzo di formazione di una ragazzina cilena, che cresce a ogni pagina, e  in modo confuso e anticonvenzionale impara qualcosa di strano in più sul mondo che attraversa e su di sé. Un racconto di illusioni e disillusioni, scritto come un racconto per bambini, toccante e serio come possono essere i bambini stessi. Un mondo incantato tra viti, spioncini e bulloni, nel quale il Grande Falegname ha il potere assoluto.

“Io e D, invece, rimanevamo fermi e cominciavamo a perdere, prima i colori, poi i contorni. Eravamo diventati anelli di fumo. E mentre attraversavamo il cielo della città, ci disintegravamo.”

Un romanzo che è un piccolo gioiello.

A M ogni anno viene insegnato qualcosa dai suoi genitori: a un anno scopre che esiste il giorno e la notte e che «tutto ciò che accade in una vita rientra in una di queste due categorie»

Elena Fatichi

Le ansie carnivore del niente – Alejandro Jodorowsky #jodorowsky

LE ANSIE CARNIVORE DEL NIENTE – Alejandro Jodorowsky
GIUNTI EDITORE, 2010

Tre misteriosi personaggi dal cappello nero attraversano una lunga e stretta striscia di terra affacciata sul mare e pressata dalla cordigliera chiedendosi chi sono, perseguitati dalla mistica e politica figura di un capo supremo – il Generale – che parla solo in poesia tramite oscuri e onnipresenti televisori disseminati ovunque. Sono Angeli forse, arrivati su quella terra devastata dalla dittatura solo per salvarla? Sono forse invece degli Assassini con l’incarico di uccidere le ultime frange insurrezionali contro il Generale, o semplicemente delle Ombre, dei Morti, dei Sogni?

“Prima che una lotta nella realtà, la Cospirazione è una dimensione dello spirito.”

Il testo si muove su un linguaggio fortemente surrealista, carico di immagini e di espressioni ora poetiche, ora forti, così come i contenuti sono spesso molto espliciti e ancor più spesso oscuri da decifrare. Sebbene, infatti, riferimenti culturali e storici siano noti (la dittatura militare di Pinochet, la prima edizione risale agli anni ’70), mi sono sfuggiti tanti contenuti e alcuni nessi per me sono risultati del tutto incomprensibili. Per questo motivo avrei gradito delle note esplicative e mi dispiace essere consapevole di non aver colto pienamente il senso di un “romanzo culto in tutto il Sudamerica (negli anni 70)”.

Ciononostante è una lettura affascinante, ipnotica, che procede con un ritmo ieratico e inquietante; si respira un profondo senso di dolore del popolo cileno oppresso dalla dittatura e a tratti affiora anche un certo senso ironico e beffardo nei confronti di un personaggio così vuoto come Pinochet (con le sue manie e fisse) che dalla TV proclama e delira al suo popolo come un dio paranoico.
Bellissimo l’episodio che fa riferimento alle mogli dei minatori di salnitro e la figura mitologica del condor che si staglia tra un capitolo e l’altro come un filo rosso su cui si dipana la trama.

(gli intellettuali) “Vivono in ciò che si dice e non in ciò che è. 
Le parole sono solo una barca che serve ad attraversare il fiume e a permettere di sbarcare sull’altra sponda. 
Si dimenticano della meta e restano a vivere per sempre sulla barca”.

Silvia Loi