La bellezza rubata – Laurie Lico Albanese #Bellezza #Einaudi #Klimt @barbarafacciott

La bellezza rubata –  Laurie Lico Albanese

Traduzione: Maria Baiocchi

Casa Editrice: Einaudi

Collana: Supercoralli

Un’affascinante giovane donna siede con le mani intrecciate, lo sguardo malinconico e sognante, le labbra dischiuse, un intenso color oro inonda la tela: è la Monna Lisa austriaca, è il Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt, creato nella scintillante cornice viennese della Belle Époque.

Vacanza per me significa mangiare, dormire, leggere e camminare. Leggere tanto. Finalmente! Leggere per tante ore e non, come succede durante l’anno, leggere intanto che bolle l’acqua o che finisce la lavatrice. Leggere, pensare, sognare per ore.
Che bellezza!
E che meraviglia questa storia già narrata tante volte, in film, documentari e libri d’arte!
La storia di Adele Bloch-Bauer e del suo ritratto eseguito da Gustav Klimt, la creazione, il successo e il furto del Ritratto scandiscono i tempi della narrazione, che segue gli eventi del Novecento attraverso gli occhi di Adele Bloch-Bauer, discendente di una facoltosa famiglia ebrea, e della nipote prediletta, Maria Altmann.
Qui si narrano in parallelo le loro storie, quella di Adele nei primi anni del Novecento, e quella di Maria, in piena seconda guerra mondiale, con le persecuzioni antisemite in atto e le disperate fughe verso la salvezza.

La parte più suggestiva spetta ad  Adele, vera regina di Vienna, donna anticonformista e brillante mecenate.
Accattatevi questo romanzone di 350 pagine, se volete emozionarvi nella Vienna imperiale e rivivere un secolo di storia gaudente e dolorosa.
Ogni libro appena letto mi sembra più bello dei precedenti, non sono lucida, tutta presa da mille suggestioni. Questo tuttavia si anima di tutti i miei amori: il
mondo ebraico, l’Austria, l’arte, l’amore e la passione, i caffè dove si incontrano gli artisti, i musei e i vernissage, il senso di famiglia e di appartenenza.

Lei è regina e seduttrice, un’ebrea intrappolata in un mondo perduto”.

“Devo riempire tre pareti per il Fregio di Beethoven – finalmente mi si avvicinò – entro aprile devo avere pronti i bozzetti. Mi sono bloccato sull’ultima raffigurazione. Tutto quello che ho in mente è troppo o troppo poco.-
Mi mostrò la poesia in cui aveva messo il segno: l’Ode alla gioia. La lessi, lentamente.
– Che ne pensi del bacio? – gli chiesi. Girai il libro verso di lui. L’hai cerchiato, proprio qui: “Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero”.
– Esatto, ho letto mille volte questo verso ma non riesco a dare consistenza al crescendo…
Ripensai a quando giacevo tra le sue braccia, una volta consumata la passione.
– Magari un abbraccio, invece di un bacio? Quello che tiene insieme gli amanti quando si placa la passione.
– Va avanti, disse lui.
– Non ho l’immagine chiara in mente, ma non credi che tutti desiderino essere abbracciati proprio nel modo giusto e per il tempo necessario? Se non succede, siamo tristi, ma se ci stringono troppo forte, ci sentiamo costretti.
Prese a disegnare, dapprima lentamente poi sempre più concentrato. (…) Con dei gessetti rossi e blu disegnó l’ampia schiena nuda di un uomo che circondava una donna con le braccia.”
– Un bacio che salvi il mondo , per te, Adele.
Come avevo sempre sospettato, la mia mente, più che il mio corpo, era ciò che mi avrebbe tenuto in vita, e al sicuro dall’abisso della tristezza.
-Sarà magnifico, dissi.

Barbara Facciotto

La vicenda del ritratto conteso tra Maria Altman e la Galleria nazionale del Belvedere di Vienna è storia degli ultimi anni. È una vicenda che ha visto riconoscere all’ultima erede dei Bloch-Bauer – la nipote Maria – la proprietà del dipinto di Klimt che era stato trafugato quando i nazisti occuparono l’Austria e che il Museo rivendicava come proprio. Questa vicenda giudiziaria è stata anche portata sul grande schermo nel film diretto da Simon Curtis e interpretato da Helen Mirren, dal titolo Woman in Gold, uscito nelle sale un paio di anni fa, ispirato però al precedente libro di Anne-Marie O’Connor The Lady in Gold (2012). Qui prevale il punto di vista di una donna, ormai cittadina americana da quando fu costretta ad abbandonare la natia Austria, che torna nella città dei suoi ricordi più dolorosi e che lotta di fronte alle ingiustizie del passato. Ad accompagnarla in questo cammino in salita è l’avvocato Randy Schöenberg – nipote del grande compositore che pure in quanto ebreo fu costretto a lasciare la sua Vienna – il quale si occupa ancora oggi di restituzioni di opere trafugate durante l’Olocausto.

Il buon soldato – Ford Madox Ford #recensione

” Questa è la storia più triste che abbia mai sentito”.

Incipit

Pubblicato nel 1915, Il buon soldato, pare dotato di giovinezza perenne.
Romanzo popolato da personaggi che nonostante sembrino seguire la buona educazione edoardiana, escono dal loro aplomb per inseguire con frenesia lo stile Belle Époque.
Di questo libro ne scrissero in tanti, da Graham Greene che disse essere il solo libro che affronti in modo adulto la sessualità, a Ezra Pound che disse che la vera rivelazione della parola è cominciata col gemito sussurrato di Ford.

“Mia moglie ed io conoscevamo il Capitano e la signora Ashburnham così bene com’è possibile conoscere chiunque eppure, in un certo senso, non sapevamo proprio niente di loro.”

Due coppie si incontrano, nasce un’amicizia che dura per ben nove anni e che sembra basata sull’affetto e sul rispetto reciproci. La morte della moglie del protagonista, John Dowell, pone fine a questo sodalizio. E sarà proprio John, ricostruendo con l’aiuto della memoria quegli anni trascorsi, a scoprire che quelli che sembravano esseri puri e innocenti altro non erano che demoni corrotti e portatori di corruzione. Edward Ashburnham, il buon soldato, è un uomo che ama la trasgressione, è virile, taciturno, un incallito donnaiolo, intorno a lui gravitano altri personaggi mossi da sentimenti, risentimenti, adulterio.
Le due coppie si muovono da una stazione termale all’altra in giro per l’Europa cercando felicità, cultura, salute, ma alla fine di tanto peregrinare si ritroveranno al punto di partenza, in quell’Inghilterra dove tutto era iniziato, in quei luoghi dove tutto pare essersi fermato e pare essere sereno, ma in verità, in un intrigo di denaro sesso odio, c’è una caduta tragica di morte e follia.

La domanda che pone questo libro è semplice e fondamentale: Quanto bene è possibile conoscere una persona? È possibile conoscerla al di sotto della più bieca scorza superficiale? Si può andare oltre le chiacchiere di cortesia, le partite di cricket e il tè delle cinque e conoscere quell’individuo nella sua vera essenza? Ford risponde, con chiarezza, negativamente. Non si può conoscere niente di ciò che ci accade mentre ci accade, non si può conoscere nessuno quando lo abbiamo di fronte: si può solo indagare a posteriori, nel ricordo, quando sappiamo incastrare i pezzetti con la giusta concentrazione e il giusto spazio di tempo in mezzo.
Il buon soldato è il racconto di casi umani avvincenti e disperati nella loro tragica imprevedibilità, un grande meccanismo narrativo in una narrazione forse ancora un poco ottocentesca, e un’idea di base magnifica.
Un capolavoro.

Raffaella Giatti