Herman Melville – Moby Dick (trad. Cesare Pavese) #MobyDick

moby

Che si tratti di un capolavoro non devo stare a ribadirlo. Semmai dirò che leggendolo per la prima volta a 46 anni, nel 2016, avendone subito fin da bambino la suggestione riflessa nell’immaginario collettivo, ho provato stupore, molto stupore. Perché è un romanzo che per larga parte è meta-romanzo, modernissimo anzi post-moderno, con tutte le sue digressioni storiche, tecniche, anedottiche, non gratuite né accessorie ma consapevoli (consapevoli fino all’ironia) della possibilità di raccontare una vera e propria dimensione culturale sfruttando tutte le armi della letteratura, modulando notazione e narrazione.
Certo, è uno schema che ti chiede molto, prolisso fino al limite della pesantezza, insomma devi volerlo leggere, tuttavia posso dire questo: non mi ha mai annoiato. Forse, credo, perché l’io narrante – Ismael – sa scegliere bene lo scranno, la posizione, un gradino sopra eppure accanto a te, come un vecchio zio che si porta addosso evidenti i segni del tumulto e della soddisfazione, le ferite e la gioia.
I capitoli in cui si consuma l’azione sono magistrali: dalla secchezza implacabile ma elegante, lirici e vertiginosi. Gli scenari marini mettono soggezione, ti schiacciano con la loro alterità ammaliante. I marinai sono spiriti che inseguono se stessi fuori dal mondo che li ha perduti, in cui non si sono mai trovati. E le balene, le balene sono sogni muti, incubi terribili e tesori indifesi. Achab è Achab, ossessione incarnata fino a divenire struggente parossismo d’uomo, che in Moby Dick sembra cercare “quello che non c’è” – direbbero gli Afterhours. Perciò tutto alla fine si compie come deve.

Stefano S.

La scala di ferro – Georges Simenon #GeorgesSimenon

Confesso un’altra mia dipendenza: i roman durs di Simenon, così li chiamava lui stesso: romanzi duri o romanzi-romanzi, per distinguerli dal filone di Maigret. Lo scrittore Thornton Wilder conobbe Simenon e rimase affascinato dai suoi libri. In una corrispondenza con l’autore scriverà “Nei suoi romanzi c’è la vita vera tutta condensata in poche pagine”.

la scala

I romanzi-romanzi pubblicati da Adelphi sono fino ad ora 53. Bene, ne ho letti circa 50 e dopo l’ultimo uscito:”La scala di ferro” non mi sono ancora stancato, perché un po’ ti sembra sempre la stessa storia che Simenon rappresenta, con una vittima designata che va incontro al suo destino feroce, spesso fatto di azioni dalle conseguenze irrimediabili, come l’Etienne di quest’ultimo libro in un rapporto morboso ma immodificabile con la moglie-amante Louise. La scala di ferro è il riassunto di una vita vissuta nella mediocrità da Etienne, un uomo quasi masochista tormentato e ossessionato dai fantasmi del passato dell’ex defunto marito della moglie Louise.
All’inizio il rpotagonista si racconta in un diario segreto nascosto nel libro di Jean-Henri Fabre “Vita degli insetti” . Ecco, Simenon è uno scrittore entomologo, i suoi personaggi li seziona a poco a poco, li comprende, ce li fa vedere fino in fondo con la compassione che meritano le vittime. Grandissimo Simenon!!!

Renato G.

DESCRIZIONE

«Hai ucciso tuo marito perché volevi me, e io l’ho sempre saputo … Non ti ho detto niente. Perché ti amavo … Ho vissuto qui, con te, per quindici anni. Abbiamo fatto di tutto perché i nostri due corpi non fossero che un corpo solo, perché la tua saliva fosse la mia, perché il tuo odore e il mio odore fossero il nostro odore … Adesso stai uccidendo me, è venuto il mio turno»: questo vorrebbe gridare Étienne Lomel alla moglie Louise, che lui sospetta di desiderare un altro uomo e di avvelenarlo lentamente. Chiuso nella sua stanza, collegata da una scala di ferro alla cartoleria che lei ha ereditato dal marito, Étienne comincia a spiarla, ad ascoltare le sue telefonate, a cercare delle prove…